Una vita a foglietti

Le Regole del Gioco, serata tra parole e immagini

In famiglia ho la fortuna di avere persone con talenti che riescono a trovare espressioni che si sposano anche con i miei campi di interesse. E cosa c’è di meglio che andare alla presentazione di un libro le cui illustrazioni sono state realizzate da mia nipote, Mariateresa D’Alessio?

Siamo a Nocera Superiore, presso la Casa del Custode gestita dalla Pro Loco Urbis Nuceria che, nella persona di Federico Raimondo porta i saluti dell’Associazione quando viene presentato da Maurizio Schettino, speaker radiofonico, che animerà la serata insieme alla giornalista Pina Pisacane. Il libro in questione è “Le regole del gioco” (Printart Edizioni), del giovane Luigi Milione.

Al lato della scrivania che li ospita, la chitarra di Aurelio Pio Russo accompagna in sottofondo la lettura di brani estrapolati dal libro. E crea una bellissima atmosfera.

Le prime domande di Maurizio a Luigi sono di curiosità. Come nasce un libro con questa trama? Io ho avuto la possibilità di sbirciare qualche pagina del testo prima dell’inizio e so di cosa parla: Seth è il suo protagonista, ovvero la Morte.

Luigi quando prende la parola è molto emozionato. Guarda le facce dei numerosi presenti e si ha l’impressione che voglia salutarli uno ad uno. Ha intorno familiari e amici di lunga data, anche quello che ha raccolto per primo la confidenza del desiderio di scrivere un libro così. I primi dubbi, le prime riflessioni, ma in fondo un testo già vivo nella sua mente, che ha impiegato solo due settimane per renderlo “vivo”.

Nella conversazione che comincia a definirsi, sembra quasi che i suoi interlocutori abbiano voglia di soddisfare delle proprie curiosità, che poi saranno probabilmente anche quelle che nasceranno nei futuri lettori e infatti Pina chiede se il titolo è stato un punto di partenza o il ricavato del lavoro finale. Per Luigi è stato una specie di azzardo, perché, come io vi ho anticipato, si parla di un protagonista con sembianze da uomo, ma che è in realtà una lei, perché è appunto la Morte.

A questo punto sembra doverosa la spiegazione del disegno di copertina e quindi invitano Mariateresa. La vediamo emozionata e apparentemente timida vicino alla scrivania, di fronte alla platea curiosa, ma le parole che vengono fuori dimostrano un carattere deciso e un pensiero con grandi convinzioni. Tra lei e Luigi c’è stata una forte discussione sull’immagine da realizzare. L’autore aveva un’idea, ma Mariateresa non la condivideva. Per lei, dopo la lettura, le sensazioni parlavano d’altro, come è giusto per una vincitrice dei concorsi dei Madonnari e brillante studentessa dell’Accademia di Belle Arti a Napoli. Ed ecco venir fuori quella che all’apparenza potrebbe sembrare la carta della famosa Regina di cuori di Alice, ma in realtà ha ben altri significati. Le foglie d’autunno, l’asso di cuori, il cerchio quasi come un vortice che racchiude il tutto, hanno un preciso legame. Il cuore è il simbolo dell’amore, l’asso è il ruolo fondamentale di chi ha “l’asso nella manica” e ti può tenere in pugno, l’autunno come la stagione che preannuncia l’inverno e quindi quella finale e il cerchio è l’unione, la giustizia addirittura la definirei, nell’avvicendarsi della vita e della morte appunto. Ed è chiaro a tutti noi in sala, che quello che sembrava solo un disegno, è frutto di uno studio, di un lavoro, di profonde riflessioni.

Luigi ancora invitato a prendere la parola, sottolinea quanto noi siamo troppo spesso poco attenti alle continue tragedie che leggiamo o che ascoltiamo; per noi sono la parentesi di pochi minuti, ma chi le vive in prima persona subisce dei cambiamenti e dei traumi che ne sconvolgeranno l’intero mondo.

Cominciamo a capire quanto questo libro, apparentemente piccolo e leggero, possa avere un peso ben diverso e apprezziamo ancora di più la dolcezza delle note che si insinuano tra le parole che Pina tira fuori dalle pagine.

“Chi può pensare che la Morte potrà mai innamorarsi?” è la domanda che nasce spontanea e Luigi risponde aggrappandosi ai suoi studi classici, il legame tra Eros e Thanatos, le pulsioni di vita e di morte. E la convinzione che la Morte ha una sorte di equilibrio, non definibile giusto o sbagliato, ma semplicemente equo. Con il riferimento a Totò, la sua “A livella”, il concetto di giustizia della Morte nella visione della vita. E allora la domanda di prima si può trasformare in altro: “E se l’equilibrio si perdesse?”

Maurizio si inserisce con un pensiero che sembra essergli nato proprio in quel momento: “La morte si può evitare?”. Pensiero che coinvolge i giovani, il loro modo oggi quasi di sfidare la Morte, con scelte spesso estreme, come a volerla chiamare prima del suo reale appuntamento. Luigi inserisce, in questo pensieroche già di per sé meriterebbe ampi spazi, il concetto “degli altri”. Noi parliamo troppo spesso di quello che fanno o che sono “gli altri”, come se fosse un’entità sempre fuori di noi, dimenticando che, per chi ci guarda, piuttosto che essere guardato, i famosi “altri” siamo noi.

In mezzo a tante sagge considerazioni, l’invito al saluto della Professoressa Attanasio, sembra una normale conseguenza. È lei che sottolinea le grandi capacità che Luigi ha sempre dimostrato di possedere, come quella di dare il giusto “senso” alle parole. “La comunicazione ha un’importanza fondamentale nella comunità. Non necessità di avere ideologie politiche, ma necessità di rendere la dovuta importanza alla capacità linguistica. E latino e greco, le famose “lingue morte”, sono basilari per un percorso del genere.”

Luigi la ringrazia pubblicamente. Lo fa con sincera ammirazione e riconoscimento. Augura a tutti di poter trovare nel proprio percorso didattico una professoressa “Attanasio”, una di quelle che, oltre a donare nozioni, quelle che sono dovute, ha deciso di donare lezioni di vita.

Nella risposta dell’insegnante: “È la storia, la lingua, la conoscenza che ci permette di cogliere la bellezza in ognuno di noi”, capisco quanto sia stato profondo e utile il tempo che hanno trascorso insieme e quanto carica possa essere la valigia dei ricordi che ognuno di loro ha riempito durante la lunga frequentazione. Aggiungo personalmente: “siamo già così ricchi e spesso non riusciamo a scoprirlo”.

Ancora una volta la chitarra getta un po’ d’acqua sul fuoco che si appicca ad ogni argomento che pretenderebbe, a ragione, serate private.

La domanda successiva è sul personaggio preferito. Per Luigi è il portiere di notte, un faro, l’uomo che vive solo in quelle ore e non si lamenta mai: un amico, un padre.

Poi racconta di un suo ricordo. “Ero in vacanza da bambino e avevo di fronte un uomo fermo, che mi dava le spalle e che fissava il mare. Non sapevo cosa pensasse, ma ho desiderato con tutto il cuore di diventare come lui. Era mio padre”

Dice queste parole rivolgendosi a due persone sedute in prima fila di fronte a lui. Sono i suoi genitori. Prende la parola la mamma, commossa, dicendo che da un figlio che ha sempre dimostrato tanto amore per lo studio si aspettava che potesse realizzare un lavoro del genere, mentre il papà annuisce in silenzio. Forse quella confessione è stata davvero troppo sorprendente, anche per un uomo “forte” come lui.

Maurizio coglie al volo l’opportunità per quella parola “legame”, che noi abbiamo toccato con mano e la riporta al nostro mondo, a queste vite “on-line” che ci siamo trovati a vivere e che di fatto limitano di molto il contatto umano.

Luigi è molto giovane, come detto, ma già rimpiange le “ginocchia sbucciate”, quelle che testimoniano infanzie vissute per strada, quando la vita reale te la sentivi addosso per davvero e non dovevi immaginarla attraverso uno schermo.

Tra brani letti, note della chitarra, spiegazioni di Mariateresa che racconta come le altre sue illustrazioni hanno una funzione maggiormente descrittiva rispetto alla copertina, nascono nuove domande e immediate risposte, che arrivano proprio come curiosità istintiva rispetto a una lettura che stimola tantissimo.

  • Immaginare la morte come essere romantico non è un azzardo?
  • Azzardo o forma di coraggio da parte della stessa morte!
  • Hai paura della morte?
  • Non tanta, forse proprio questo mi ha permesso di essere un po’ sfrontato nei suoi confronti!

E così, in uno scorrere di pensieri, parole che quasi si accavallavano, Luigi continua a mandare messaggi ai “giovani” come se lui stesso non fosse un giovanissimo:

  • I giovani hanno paura di osare. Spesso si teme il proprio pensiero perché una volta espresso si deve subire il giudizio degli altri. Tutto è immagine, apparenza, ma bisogna osare perché le cose che facciamo sono quelle che restano. Il mio racconto forse darà qualcosa a qualcuno e dunque non sarà stato inutile.

E in un discorso sulla morte possiamo dimenticare i fantasmi?

Anche qui Luigi ha un concetto chiaro che parte dalla sua passione per l’esoterismo

  • Per me sono coloro che hanno lasciato qualcosa in sospeso e rappresentano la prova di altro che esiste oltre la morte, ma noi non possiamo ancora capire “cosa”! La Morte è la più antica entità che l’uomo può aver inventato. Ognuno ha una sua convinzione rispetto a “dopo”, ma per tutti c’è la certezza di quel passaggio “mortale”.

Pina gli rivolge un’ultima domanda ma che, come tante altre, meriterebbe parentesi più ampie.

  • Che rapporto hai con la fede?
  • Credo molto. Ho avuto un passato intenso nella comunità cattolica e solo gli innumerevoli impegni degli ultimi anni hanno un po’ limitato la mia partecipazione attiva alla vita parrocchiale.

È un gelato di Mariateresa a “raffreddare” un po’ l’anima, quello scelto per rappresentare la storia di una bambina che, proprio attraverso un cono, dà lo spunto alla stessa Morte per compiere una serie di azioni successive.

La serata volge al termine. Domande di rito sul futuro di Luigi perché sembra scontato che questo sia solo un inizio e infatti lui conferma di avere già in testa un nuovo romanzo più corposo.

Eravamo arrivati per vedere un talento, ne abbiamo trovato anche un altro. Bella la sinergia, bella la forza con cui i due giovani hanno lottato, ognuno per la propria prospettiva. Bello l’esempio che ci hanno lasciato.

Luigi diceva che bisogna saper osare, aggiungo che la spinta di chi osa viene dalla conoscenza di sé e di ciò che fa. Studiare, prepararsi, essere curiosi e aperti verso ciò che ancora non conosciamo ci rende migliori e migliora la qualità della nostra vita.

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