Una vita a foglietti

Le regole generali e le percezioni individuali

Il Covid19 sarà la nostra rovina o la nostra opportunità. Non credo ci siano altre letture.

La pandemia che ci ha travolti è uno specchio in cui stiamo riflettendo tutto ciò che siamo; e quello che ha mostrato finora, non promette molto di buono.

I primi tempi, quelli della paura, ci hanno obbligati a subire una situazione in cui la cosa maggiormente messa a rischio, ci dicevano, era la vita stessa.

I mesi successivi hanno però dato interpretazioni diverse e come sempre, da ogni testo, ognuno intende ciò che vuole o ciò che può comprendere.

Riportare tutto quanto accaduto non è mia intenzione, ma su alcuni aspetti mi voglio soffermare.

Siamo arrivati a novembre, i contagi crescono come i funghi nel bosco in questo periodo, e non si trova una strada.

Le voci in giro sono fittissime, dai bisbigli alle urla, dalle pacifiche richieste alle proteste in strada.

Ancora si parla della nostra salute, ancora ci sono vittime per questa epidemia, ma stavolta non basta a mettere tutti d’accorso sulle regole da seguire.

Non credo che basti fare il semplicistico discorso che ci sono i negazionisti, i menefreghisti, gli ignoranti, gli strafottenti, gli egoisti, o chi volete voi.

Il discorso deve necessariamente, se si vuole avere una visone più ampia, prendere in considerazione non solo le ovvie differenze delle classi sociali coinvolte, ma tutta la realtà italiana.

Dicevamo che siamo stati costretti a guardarci allo specchio e cosa abbiamo trovato? Tutte le falle di un sistema che fa acqua da decenni e per le quali mai si sono cercate reali soluzioni. La sanità, la scuola, la giustizia e, ovviamente, la politica.

Il nostro è un mondo rattoppato e adesso, con chi tira da una parte piuttosto che dall’altra, si rischia solo di provocare strappi. Un vestito di Arlecchino vecchio e logoro, a cui non si possono più cucire altre pezze a colori.

Oggi abbiamo categorie di lavoratori tutelati;

quelli per cui io uso una frase napoletana “chiov o ciocc” (piove o nevica) lo stipendio, intero, ti arriva comunque il fatidico 27. E non faccio commenti su chi riceve ancora i buoni pasto anche mangiando a casa.

E quelli che se la fabbrica/negozio/attività/ etc etc chiude, non sa se ci arriverà ad un qualsiasi 27 di un mese a caso.

Se uno protesta e l’altro no, chi ha ragione? È facile dire che possiamo e dobbiamo restare a casa, essere responsabili, se fondamentalmente la tua vita non cambia. E ancora una volta non sto qui a dire chi da casa lavora di più o chi non fa niente. Parlo solo di possibilità di ricevere ancora uno stipendio.

Nei panni di chi è a rischio, mi chiedo, può passare per la testa che, dopo tutte le belle parole consumate a esaltare il grande lavoro, la prevenzione, i sussidi, e siamo di nuovo all’emergenza sanitaria, scolastica, chiusure e limitazioni, forse qualcosa di veramente grave è successo?

Tutto si sapeva già a marzo, ad aprile, a maggio… Che sarebbe arrivata l’apertura delle scuole, che non avremmo avuto il vaccino pronto, che sarebbe ritornato l’inverno e i suoi malanni storici. Tutto sapevamo e siamo impreparati.

La differenza è che adesso sappiamo anche altre cose: che le promesse non sono state tutte mantenute, che non si capisce di chi sono le responsabilità, che siamo praticamente certi che sono stati presi provvedimenti rimasti molto spesso sulle carte bollate.

Sanità: Il nord e i suoi posti letto in terapia intensiva e il sud che arranca.

Ma io che vivo al sud, posso chiedere perché? Io posso farlo perché pago le tasse, perché pago il ticket, perché pago anche le prestazioni per intero per molti mesi all’anno perché nella nostra Regione i fondi finiscono sempre prima. Io mi chiedo perché ci si è dimenticati di questo problema per anni, ma da marzo ci si sta vantando degli ospedali organizzati per il Covid e che ora risultano inadempienti, insufficienti. E se ne requisiscono altri limitando le basilari prestazioni che pure, nonostante quello che a molti sfugge, servono a tanti pazienti per altre patologie.

Manca il personale, chi c’è è costretto a massacrarsi, ma poi succede anche altro. Perché il dramma, sono le esperienze che si vivono in questo periodo.  La follia che accompagna questa realtà che spesso si racconta per teoria, ma che nella pratica diventa orrore.

È successo quindi che una persona bisognosa di una visita urgente, sia stato invitato dal medico a recarsi in ospedale dichiarando “un controllo” piuttosto che “una visita”, perché l’uno è previsto l’altra no. Ma oltre questa cosa già discutibile, cosa accade se all’ingresso in ospedale, in un pomeriggio qualsiasi, non ci sia nessuno a controllare la tua temperatura, il tuo ingresso, il tuo circolare per i corridoi? Come può succedere? In un ambiente privato e non pubblico, per cose del genere si rischia il posto. E qui non c’è nessuno. Sarà un caso? Ok lo voglio considerare, ma è un caso grave in questo periodo.

Come è grave la risposta del ragazzino che non ha nemmeno capito perché a scuola si stavano facendo i turni, ma scrivi testi pomposi per dimostrare competenze forse non sue.

Come è grave ridurre le pensioni alle persone che non possono presentare le documentazioni aggiornate perché le ASL non ti fanno le visite. E ad alcuni personaggi, per legge, si aumentano vertiginosamente gli stipendi.

Come è grave che una persona diabetica, che riceve il piano terapeutico della durata di un anno, ad ottobre se lo è visto fare solo fino a gennaio. Ma perché dal diabete a voi risulta che si guarisca? O come lui ha detto, ironicamente, “Sperano che muoia entro gennaio”

E c’è molto altro vi assicuro nel quotidiano di ciascuno di noi.

Noi siamo in una società di folli, ed io questi pensieri li stavo raccogliendo qualche giorno fa, ma stamattina, alla luce dell’arcobaleno che hanno disegnato sul nostro stivale, arrivo a delle conclusioni ancora più radicate.

Siamo guidati da inetti e siamo circondati da persone cieche. Mi dispiace dirlo, ma lo penso.

In Campania siamo stati i primi a subire le chiusure delle scuole vista la gravità della situazione. Apro qui una parentesi. Ho ascoltato testimonianze dirette di insegnanti che affermavano che nei loro istituti non era cambiato praticamente niente, ma all’istintivo suggerimento di una denuncia “Apriti cielo.” E chi parla? E ci lamentiamo dell’omertà siciliana!!!!

Ma ieri il caro Conte, quello dei DPCM incomprensibili sicuramente anche a lui stesso, ci ha dichiarati di colore Giallo. Cioè tra i meglio messi.

Io non ho le competenze per sapere in base a cosa hanno preso queste decisioni, ma si vocifera che quelli con i colori più forti avranno dei soldi e se così non fosse, potrebbe essere una ripicca al nostro sceriffo che rompe le palle a tutti, noi per primi. Ma alla fine dei conti, chi ha ragione?

De Luca a minacciare con i lanciafiamme o Conte a dire che siamo a posto così?

Perché tra i due figurini, sapete chi c’è? Ci siamo NOI. Noi con le nostre vite, le nostre attività che cadono a pezzi, la nostra economia ormai in ginocchio, le nostre paure che ci stanno rendendo molto poco uomini e molto più bestie rancorose.

Ma quello che mi sorprende, ancora una volta perché in fondo tendo ancora all’ottimismo, sono i commenti “dell’uomo della strada”.

“Ma non siete mai contenti”

“Rossi non andava bene e non vi va bene nemmeno Giallo”

Come se ci stessimo aggiudicando il colore del puzzle.

Ma possibile che non è ancora chiaro quanto ci prendono in giro? Quanto queste persone stanno scrivendo a caratteri Cubitali la loro piena, totale, immensa ignoranza e inadeguatezza a guidare non dico il paese, ma forse nemmeno la loro macchina, e noi a loro affidiamo il nostro presente e peggio ancora, il nostro futuro e quello dei nostri figli?

Perché il problema è che, con questi cambi continui di opinioni, chi ha ragione? In che modo dobbiamo sapere o scoprire se ci stanno terrorizzando per interesse o per salute? Loro si fanno dispetti ma la posta in gioco siamo noi, lo vogliamo capire o no?

Sentire ancora le persone che dicono che la colpa è di chi si mette o non si mette la mascherina, di chi vuole uscire, di chi vuole vivere, lavorare e mai indica come colpevoli coloro che hanno reso ogni regola una barzelletta perché dettata da loro, che si sono rivelati solo dei buffoni.

Questo è il punto. In un paese dove le Regole sono per i pochi fessi che incappano nella burocrazia marcia e malata che ci imprigiona come una ragnatela di ferro, a chi dobbiamo credere?

Una persona di cui ho molta stima intellettuale, giorni fa scriveva una cosa terribile, cioè che solo con la paura si riesce a tenere a bada la massa, e in quel post l’auspicava quasi, come la soluzione a questa pandemia. Per sua fortuna, nei giorni successivi ha capito che quella paura che pure a lui era sembrata una possibilità vincente, in realtà è l’unica arma che stanno usando per combattere la nostra ragione.

Paura, terrore. Ma per cosa? Abbiamo una pandemia in atto di un qualcosa che causa problemi e dei decessi e questo non lo nega nessuno. Ma chi, in questi mesi, ha affermato con assoluta certezza qualcosa? Ovviamente non si può perché è un virus nuovo. Ma noi stiamo facendo morire molte altre persone con altre malattie non meno terribili e per le quali non abbiamo trovato soluzioni. E molti di quelli rimasti in vita, sono ormai paralizzati dalla paura di qualcosa che non conoscono ma di cui si parla continuamente.

Ma tutti gli interessi che questa pandemia ha generato, tutte le mancanze, i sospetti che pure ci sono, perché non si affrontano con maggiore chiarezza?

L’OMS ormai sputtanata a livello planetario, ma che continua a sputare sentenze. I cinesi e le loro chiusure e allo stesso tempo i loro interessi. Le case farmaceutiche, le mascherine, i guanti, i disinfettanti, i tamponi pubblici e quelli privati, i test sierologici, i monopattini e le biciclette…..

Ma vaffanculo va.

E ci scanniamo tra di noi, ci accusiamo se vediamo una mascherina abbassata, ma non sappiamo se dietro quella mascherina uno sta rischiando di svenire perché allergico o qualcos’altro.

Facciamo finta di non capire il danno educativo. Ho letto post di quelli degli anni 80, quelli del terremoto. Io c’ero in quegli anni. Le cose sono andate diversamente perché non c’era il tam tam dei social, dei pettegolezzi, delle false notizie. Noi andavano a scuola a turni di mattina e di pomeriggio, ma ci andavamo. Noi non abbiamo fatto fare interrogazioni parlamentari per la Prof che imbavaglia l’alunna. Ma siete pazzi? Ma scusate ma davvero non vi siete chiesti perché, una ragazza che sta da sola a casa, con la prof a casa sua, sia stata obbligata a bendarsi gli occhi? Che ne sapete se quella ragazza era abituata a sbirciare, a negarsi alle interrogazioni, o se ha voluto dimostrare la sua bravure riuscendo a rispondere ad “occhi chiusi”. Ma la finiamo di prenderci in giro? Ma chi può parlare di questo e dimenticare che questa scuola ha dimenticato chi aveva davvero bisogno. E non solo in questo periodo di pazzia.

Noi siamo scadenti in tutto.

Noi siamo un popolo di pecore e ogni giorno, il signor Conte, con Mattarella e tutto l’apparato, ce lo ricordano. E noi siamo qui a belare sperando che resti un ciuffo d’erba con cui sopravvivere.

Ma non è questa la nostra missione.

Noi non siamo stati creati per consumare ossigeno. Noi siamo chiamati a mettere in campo tutto il meglio di ciò che siamo.

Vogliamo interrogarci su quale sia, davvero, il nostro meglio?

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