Una vita a foglietti

Le Supplici: dalla storia al laboratorio

suppliciSalerno 24 – 7 – 2016
Si conclude a Salerno, presso il Complesso Monumentale di Santa Sofia, lo stage sulle Supplici di Eschilo tenuto da Pasquale De Cristofaro, con la collaborazione di Antonello De Rosa e Gianni Caliendo. Tutti e tre attori e registi con esperienze diversificate, ma tutte di altissimo livello a cui si aggiunge la passione per l’insegnamento.
Dei contenuti particolari di questo lavoro si parlerà in altra sede. Stasera ci sarà posto solo questa “esperienza condivisa” che Pasquale, mentre accoglie e presenta al pubblico, non vuole definire un vero e proprio spettacolo perché il tempo della messa in scena è stato davvero poco, anche se molto intenso.
Dice brevemente che la tragedia, da cui tutto ha inizio, è diventata lo spunto per parlare del teatro in maniera più approfondita. Attraverso le Supplici dunque, è iniziato un viaggio, lo stesso che le giovani figlie di Danao, intrapresero per sfuggire al destino che le voleva, contro la loro volontà, destinate a divenire mogli dei cugini Egizi.
E quando parte la musica, il viaggio nostro comincia, mentre il loro termina.
Alle nostre spalle arriva Danao (Giovanni Pisciotta) nel ruolo di padre appunto; è lui che per primo tocca la terra di Argo, quella dei suoi avi, che riconosce dalle corna di un toro che richiamano il vecchio racconto di Zeus, che pur di avere la donna che Era, per gelosia, aveva trasformato in giovenca, non esitò a farsi lui stesso appunto Toro. Danao sbarca, lo seguono poi pian piano tutte le figlie; impiegano qualche minuto per rendersi conto della salvezza quasi conquistata e per questo vanno in adorazione verso gli dei, egregiamente interpretati da due sagome nere.
Tutto avviene per gesti, solo il corpo e il volto parla per loro, fino a quando la preghiera rivolta a Zeus non spiega al pubblico chi sono e il perché di quel loro viaggio.
Le ragazze, tutte vestite di bianco stanno a testimoniare una purezza che non vuole essere violata da matrimoni pretesi e non voluti. Davvero interessanti le parole che Danao rivolge alle sue ragazze: “…rivolgetevi.. come si conviene a dei profughi… con atteggiamenti non fieri e impudenti… Siate esuli bisognose” Molto si potrebbe dire sull’attualità di queste parole, ma l’argomento è troppo caldo ai nostri giorni per distoglierci dal destino delle Danaiadi.
Il loro viaggio è stato lungo e difficile e, memori della sorte della giovenca infastidita dal tafano, si addormentano tra spasmi e sofferenze.
Il loro sonno è interrotto da Pelasgo, re di Argo e dai suoi soldati, che chiedono conto di quella presenza ingombrante ed apparentemente ingiustificata.
Anche qui si deve sottolineare, oltre alla naturale presenza scenica di AlessandroPelasgo, il regime di profonda democrazia che era in vigore in quella antica terra di Argo, dove neanche il re, “…capo non soggetto a giudizio, signore dell’altare…”, vuole decidere da solo se aiutare quelle giovani donne, perché la scelta potrebbe significare dolore e lutto per la sua città.
I ragazzi (Pasquale S, Gianmaria, Antonio, Alessio, Pasquale P, Gabriele, Pietro ), che dapprima hanno impersonato i diffidenti soldati di Pelasgo, dopo la decisione favorevole del re si trasformano nei cattivi e violenti cugini egizi. Cambiano i loro colori, cambiano le voci e gli atteggiamenti, mentre le giovani donne, rincuorate dal padre, ringraziano gli Dei con i rami da Supplici che le hanno protette in questa difficile storia.
Come avete letto non ci sono state parti dominanti, oltre a quelle di Danao – Giovanni, che Pasquale ha voluto con sé in quest’esperienza perché una figura da vero padre era necessaria e Alessandro che, anche con un braccio rotto coperto dal mantello regale, non riesce mai a passare inosservato…
Tutte le ragazze (Laura, Viola, Teresa, Maria, Rossella, Lucia , Caterina, Marianna, Roberta, Alessia), hanno costituito un blocco quasi unico. Anche avendo parti singole, anche riconoscendo una leader tra di loro, una sorella maggiore che cercava di proteggerle con un atteggiamento da principessa, quasi come una Amazzone, il grosso effetto l’hanno sviluppato nell’essere gruppo. Non è facile inculcare le giuste tonalità per le preghiere agli Dei, né insegnare uno spirito antico in giovani e moderne ragazze, ma è quello uno degli aspetti che sono stati sottolineati.
La musica è stata presente grazie ad Antonello che l’ha gestita, ma non è stata determinante per creare un feeling continuo con la rappresentazione. Solo quando Rossella ha intonato qualche nota libera, quasi un canto da chiesa, spontaneo, un lamento che poi ha coinvolto l’intero gruppo, il brivido è partito: perché una bella voce non si può mai nascondere.
L’effetto generale è stato decisamente positivo, gli applausi sono stati convinti e credo che molti siano rimasti anche sorpresi dal risultato finale.
supplici 1Quello che riporto, come acconto dei giorni precedenti, è proprio il grande lavoro che Pasquale ha proposto con la forte convinzione che il teatro va “instillato” nei giovani che si avvicinano a questo mondo e all’importanza di non sentirsi protagonisti, non “commedianti”, ma persone sempre umili, sempre alla ricerca di una crescita indispensabile. E c’è stata una persona che di umiltà, in questa settimana, ne ha mostrata da vendere: perché i migliori esempi sono quelli che si dimostrano, agli occhi di chi sa guardare e comprendere.
Se si riesce ad essere migliori in teatro, si è migliori anche nella vita.

Rispondi