Una vita a foglietti

Le Vocazioni

“Scrivi sulle Vocazioni”, questa frase è stato il saluto dell’ultimo momento, l’ultimo pensiero dopo la celebrazione e dopo una delle tante chiacchiere della domenica.

Me la sono portata dietro come un’esortazione perché padre Giuseppe non poteva sapere quanto io avessi ascoltato con particolare interesse l’omelia di questa domenica, di quanto io fossi rimasta colpita nel rendermi conto, ancora una volta, che a tutte le domande che ci facciamo, seguono delle risposte. Solo che non sempre noi le vogliamo ascoltare, non sempre abbiamo la forza di credere che abbiamo una strada da seguire e non ci possiamo sottrarre. Provare a scappare, a deviare dalla retta via ci fa incespicare, traballare e cadere.

È davvero notevole verificare come l’ascolto sia una di quelle cose che ci apre la mente e noi siamo diventati, purtroppo, abilissimi sordi. E questa parola “Vocazione” assume dunque un significato davvero speciale.

A pronunciarla sembra che sia diretta solo ad uomini e a donne che decidono di dedicare la loro vita a Dio prendendo i voti. Un prete, una suora, sono i soggetti che ascoltano la chiamata del Signore e, accettandola, percorrono un certo cammino. Quello che non vogliamo capire, noi altri esseri umani, è che Dio ha per tutti una “vocazione”. Ognuno di noi vive perché ha un compito da svolgere. Se così non fosse a cosa servirebbe nascere crescere e morire? Che senso avrebbe il nostro tempo se non lo impiegassimo per capire qualcosa che è più grande di noi, ma che è anche dentro di noi?

Le parole di Tonino Bello sulla Vocazione, lette per noi in chiesa, sono di una semplicità e allo stesso tempo di una profondità e di una bellezza eccezionale.

“… è la parola che dovresti amare di più. Perché è il segno di quanto sei importante agli occhi di Dio. …se ti chiama vuol dire che ti ama. … Puoi dire a tutti: si è ricordato di me. … non si è vergognato di me.”

Non credo sia necessario aggiungere commenti. Noi abbiamo un compito, una missione da svolgere. L’esempio forte di preti e suore è nella loro scelta definitiva. Chi sceglie quella strada difficilmente la cambia. Di certo meno facilmente di quanto facciano uomini e donne che decidono di unirsi e spesso, con troppa superficialità, rinnegano l’impegno preso.

Ma la Vocazione non è un rimprovero, anzi. È come dicevo prima, un invito all’ascolto. Oggi, in un mondo che fa tanto rumore, si ha grande difficoltà ad afferrare il discorso giusto, la parola che possa diventare guida. Per questo è fondamentale ascoltare. Ascoltare ciò che arriva al nostro cuore, capire in che cosa possiamo diventare strumento nelle mani di un Dio che ci ha donato qualità e caratteristiche che non vanno sepolte e rinnegate.

Sentire di vite spezzate, di suicidi, di violenze, di ingiustizie, di possibili guerre addirittura, sembra una follia se riflettiamo singolarmente su ognuno di questi temi. Nessuno ammette con un’altra persona di essere un omicida, un potenziale suicida, un terrorista o un fautore di conflitti; ognuno pensa che a questo finale ci arriva per un qualcosa che in qualche modo lo giustifica. Mi ammazzo perché sono debole, perché ho problemi, ammazzo perché mi hanno fatto del male, perché voglio ciò che ha l’altro, dichiaro guerra per tutelare la mia gente e i miei territori. Ogni cosa potrebbe avere una giustificazione, ma è quella giusta?

L’uomo si è evoluto per portare miglioramenti alla sua vita, si è unito agli altri perché insieme ci si sente più forti, ha dettato delle regole perché tutti sapessero cosa fare per rispettare questa convivenza. C’è stato un tempo in cui tutti lavoravano le terre che avevano e mangiavano ciò che producevano. Ognuno tratteneva ciò di cui aveva bisogno e il superfluo veniva distribuito a chi mancava. Utopia. Oggi la potremmo definire solo così. Oggi che l’Avere è l’obiettivo principale, come potremmo mai chiedere all’uomo di tornare indietro e cominciare a cercare di Essere?

La strada è stata smarrita già migliaia di anni fa e qualcuno è venuto a dimostrarci che per Amore si poteva e si doveva cambiare. Ma quelle parole, quelle voci, sono state sommerse sotto cumuli di mattoni di puro interesse materialistico. Muri infiniti sono stati eretti per rendere l’uomo di nuovo solo e isolato, così come aveva scelto di fare nel momento in cui peccava e dava la colpa a qualcun altro. La storia si ripete e la solitudine ci ha reso di nuovo deboli, la conoscenza così tanto desiderata, oggi sembra inutile.

Si è combattuto per cancellare l’analfabetismo e oggi inneggiamo alla beata ignoranza.

Si sono scritte milioni di pagine per riconoscere il percorso fatto e gli errori commessi forse con la speranza di non ripeterli e invece noi quelle pagine non le leggiamo più e ricadiamo sempre nelle stesse trappole.

Abbiamo creato regole bellissime per poter vivere in modo civile, ma non insegniamo più l’educazione civica e la grande arte della Politica, è diventato un letamaio che serve, nella maggioranza dei casi, a servire il puro egoismo dell’eletto di turno.

Abbiamo un Papa che ha parlato del sogno di una Chiesa povera, perché è nella povertà che spesso si trova quel silenzio che ci svela il mistero della vita, ma le Sue parole non sono piaciute a tutti. Perché il problema non è il vestito che si indossa, né che sia l’abito talare o quello del laico: no. Il problema di fondo è aver compreso fino in fondo quale vestito abbiamo deciso di portare.

Se è quello su misura per noi ci renderà impeccabili in ogni occasione, se invece l’abbiamo preso in prestito sarà sempre difettoso.

E allora quella parola Vocazione diventa indispensabile affinché ogni uomo ridia dignità alla propria vita, le riconosca il suo senso profondo. Se così riuscissimo a far tutti, non ci sarebbe bisogno di giustificare né la violenza, né l’arroganza, né il suicidio. Diventerebbero da soli, atti ingiustificati e ingiustificabili.

One thought on “Le Vocazioni

  1. casasenatore

    “Provare a scappare, a deviare dalla retta via ci fa incespicare, traballare e cadere”. Magari, aggiungo io. Cadrebbero tutti questi uomini e donne lontani dalla pace, dalla giustizia, dall’umanità.
    Bisogna puntare sulla conoscenza del senso civico, che ritroviamo nelle parole di Gesù, di S.Francesco, di Ghandi, di don Tonino Bello, di Madre Teresa, del papa, e di uomini e donne illuminate.

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