Una vita a foglietti

Lettere nel tempo

lettreCi sono momenti nelle nostre vite che riguardano i rapporti con persone sempre uguali, ma che cambiano allo stesso tempo. E’ l’evoluzione, è la vita, è quello che ci spetta come ricompensa del nostro essere attori su un palco che ci ha chiamati senza dirci quale sarà il nostro vero ruolo. Dobbiamo scoprirlo. E al buio, qualche volta si sbaglia, qualche volta si torna indietro col copione, si cerca una nuova prova. La critica finale non la conosceremo mai. Quando lo spettacolo sarà finito, sarà troppo tardi per prenderci fischi o applausi. Queste parole sono solo testimonianza di vite che passano, seminano, e a volte, non raccolgono; e di dolori provati o solo raccontati non importa. Spesso nelle sofferenze di altri troviamo risposte alle nostre stesse pene.

Cava 18/04/04 ore 22.00 ca

Sto tornando a casa. Guido sulla strada umida di una pioggia che non vuole dimenticare l’inverno che è passato da un pezzo. C’è poco traffico e corro. Come piace a me, con sicurezza, perché ho voglia di avere brividi, concentrazione e rido. Ma soprattutto penso. Vengo dall’inaugurazione della Rassegna Itinerante. Bella serata, ma tra tante soddisfazioni, tante parole saluti ringraziamenti, mi tornano in mente solo quelle “…mio padre ha fatto la guerra, quando era ancora giovanissimo”. Perché poi ci penso? E’ banale dire che anche mio padre ha fatto la guerra giovanissimo? No, non è la banalità che mi lega a quella frase. E’ qualcosa di più, un piccolo sasso che scivola dentro attraverso una strada che tocca tanti piccoli posti. E’ la mia storia con  mio padre, la sua vera non la conosco e lui non ha avuto, come invece l’altro, la capacità o la possibilità, di scriverla, di lasciarla ai famosi “posteri”. Però ha lasciato a me il suo essere papà. Un papà grande, forte e poi col tempo un po’ più piccolo, un po’ più vulnerabile, ma sempre mio. Perché credo che sia questa una delle cose più belle della vita. Quando siamo piccoli loro sono grandi, invincibili, tutto. C’è poi quel momento in cui si cresce e tutto è sospeso per arrivare finalmente ai giorni in cui diventa più chiaro il nostro rapporto. Perché la nostra maturità ci permette di accettare la loro debolezza, di renderceli più umani e quindi più vicini. Io vorrei raccontare ripeto, non la sua vita, ma quello che ricordo della nostra vita insieme. Di quegli episodi che ancora oggi sono impressi nella mia mente e che so che hanno condizionato la mia vita, le mie scelte e che mi hanno permesso di essere ciò che sono.

Lo faccio ora che è anche un momento particolare. Papà si sta curando, il suo cuore di giovane ottantaduenne fa un po’ i capricci. Lo guardo girare per casa in giacca da camera, pantofole, settimana enigmistica ed è così lontana la sua immagine di papà severo, a cui si dava del “lei”. Somiglia molto di più ad uno miei figli quando ha la febbre. Un bimbo in cerca di coccole.

Uno dei primi ricordi che torna è legato ad un dolore. Una scena che ancora oggi, ventiquattro anni dopo, rivivo allo stesso modo. E’ stata la prima volta in cui ho visto sgretolarsi l’immagine della roccia che credevo che fosse. L’ho visto piangere per la morte del suo papà, l’ho sentito chiedere di non portarlo via, l’ho visto soffrire senza vergogna di fronte  a noi che non sapevamo cosa fosse per lui il dolore, il cedimento.

Quel giorno mi sono augurata di non vedere mai la morte dei miei genitori.

Cava 29/5/2013

Papà è in ospedale. Ischemia. Faccio le mie preghiere di ogni sera, di ogni giorno e non chiedo mai che il Signore possa intervenire. Non chiedo che si possa cambiare il percorso della sua vita. Sono una figlia cattiva? Non mi sento così.

Un giorno di tantissimi anni fa, l’8 novembre del 1980, ho fatto sì una preghiera al Signore, perché guardando il dolore di mio padre nel perdere il suo, mi sono augurata di non vedere mai la morte dei miei genitori. Sono passati tantissimi anni, ho avuto al momento esaudito quel desiderio. Ci sono stati tanti attimi della mia vita in cui ho visto da vicino la fine, ma poi tornavo sempre. E sempre ricordavo quel pensiero, quel desiderio nato senza volere, ma che mi ha fatto credere che davvero il Signore ascolta. Forse anche adesso manterrà la sua parola e mi darà un’altra chance, ma non voglio chiedere nulla, perché da quel giorno lontano, ho lasciato che tutto andasse come Lui aveva deciso. E faccio sempre attenzione a quello che penso, perché so che mi ascolta. Ed è anche per questo che se mi guardo intorno, non credo di essere proprio nella condizione di potermi lamentare. Mi sto ancora godendo i miei genitori. Ho avuto modo di provare dolore perché sono umana, soffro, egoisticamente non vorremmo lasciare le persone che amiamo, ma so che sono stata fortunata.

L’altro giorno pensavo alla morte, di come almeno adesso mi sento relativamente tranquilla se dovesse arrivare. Non ho rimpianti. Spero di aver detto ai miei figli abbastanza cose da potermi ricordare con affetto e come una che ha dato qualcosa. E’ probabile che nel loro cammino futuro, io avrò un piccolo posticino. E questo è quanto posso desiderare di più. Con Felice stiamo insieme da una vita. Molto abbiamo fatto, tanto vorremmo ancora fare, ma sappiamo di esserci amati tanto e questo ci resterà. E alle persone che mi hanno conosciuta, non ho nascosto tutti i miei difetti, per questo molti mi hanno abbandonata. Ma so che chi è rimasto con me, ha trovato un cuore aperto e sincerità. E non credo che sia poco. Le parole mi fanno ancora piangere, più delle cattiverie sicuramente.

So di avere un grande difetto, a parte tutti gli altri, che è quello di essere presuntuosa. Ma sento una grande calma dentro di me e in verità non ne avrei apparenti motivi, vedi papà o problemi vari quotidiani. Eppure mi sento così fortunata da sembrare quasi di essere due persone. Non so cos’è, ma va bene così. Deve essere questa strada che ho percorso che mi ha regalato botte e sorrisi, ma a me sono rimasti i sorrisi.

 

Cava 6/6/2013

Abbiamo avuto un altro regalo. Papà è ancora qui.

Non so cosa pensare adesso di quei momenti. Il suo volto pallido, il senso di inutilità, l’impotenza verso qualcosa che stava succedendo e non volevi. Non so. So che ancora posso pensare a lui come qualcuno che mi può insegnare qualcosa. E gli insegnamenti sono quelli più banali, più ovvi, ma che sembra non si capiscano mai.

Il problema di papà oggi ci dà una persona che è con noi e che in qualunque momento potrebbe lasciarci. E questo non è assolutamente niente di nuovo per quel che riguarda la vita. Dal momento in cui nasci, ogni successivo istante è un regalo, una conquista. Un qualcosa che ci deve permettere di elevare il nostro spirito, di migliorare la qualità della nostra vita, dei nostri rapporti, degli affetti che abbiamo. Tutto ovvio, tutto scontato, ma tutto così lontano da noi.

Oggi ci diciamo tante cose, ne pensiamo di più probabilmente, ma cosa resta davvero nei nostri cuori? Non lo so. Anche in queste ore i pensieri che ho pensato mi hanno sommersa, travolta. Ma già ora sono diminuiti, un po’ persi nelle parole, nel conforto ad altri, nella nuova realtà che si prospetta, in tante cose che non sono l’essenza, ma il contorno. Un contorno che è diventato pasto principale.

E un’ultima cosa. Non c’è tempo, non c’è età, non ci sono racconti, esperienze fatte, che possono prepararti a quel momento. Niente. E questo rende inutili le parole, è la prima volta forse che lo scrivo e lo penso. Io che nelle parole ho trovato conforto e forza da tutta la vita, oggi non trovo nel mio vocabolario niente che possa rendere quell’idea. Forse il tempo toglierà la paura di quegli attimi e resterà la fotografia della scena, delle urla, della speranza, della lotta, della preghiera e del timore e allora sì, forse torneranno anche le parole. Quelle che poi negli anni saranno la colonna sonora di momenti incancellabili nel cuore, ma che forse la memoria sbiadirà. E io non voglio dimenticare. Niente. Ancora una volta.

Queste tre lettere hanno un intermezzo e un’appendice. Ma non è ancora il momento di spedirle. Avevo bisogno di far partire queste, un viaggio alla volta. Un carico pesante, rallenta il passo…

4 commenti su “Lettere nel tempo

  1. Carmine

    :*

    Bastano questi duepuntiasterisco ad una sorella per capire tutto quello che il mio cuore vorrebbe dire in questo momento, ne sono sicuro.
    Quindi ti lascio con loro, sono in mani sicure e in occhi che sanno leggere.

Rispondi