Una vita a foglietti

Liberi pensieri dopo una serata per la Terra con Cristina Morra

indianiGiorni fa fu fatta una domanda ad una persona la cui risposta è stata un’offesa per chi l’ha pronunciata e anche per chi ha dovuto sentirla. Ma su questo non voglio tornare, si è già detto troppo e soprattutto inutilmente. Quello che mi piaceva era stata la domanda, alla quale io avrei risposto pensando all’epoca degli indiani.

La loro filosofia, il concetto di libertà e di rispetto è una cosa che mi affascina da sempre, e cosa mi capita venerdì pomeriggio? Che durante la presentazione di un libro, Il pianeta squilibrato, di Cristina Morra,  sottolineano una pagina: quella che il capo Seattle scrisse al Presidente degli Stati Uniti D’America nel 1854.

Non ve ne riporterò delle frasi, ognuna merita profonda attenzione: ogni parola è un credo che andrebbe letto ai bambini come le fiabe prima di farli addormentare. Vi consiglio di andarla a cercare. E di tenerla bene in mente.

1854, sottolineate quest’anno. Ricordate che allora fu scritta una pagina che è una “lezione di ecologia”, come la definisce la prof. Cristina Morra che ha riportato questi principi. Valori che non si tramandavano attraverso libri, o leggi e punizioni, ma solo grazie all’esempio. Di padre in figlio esisteva l’amore ed il rispetto per quel luogo che ci ospita, che ci ha accolti, che ci ha resi grandi. E che finché è stata vissuta da quegli uomini “selvaggi”, nel suo pieno rispetto, ha portato pace, libertà, continuità. Solo quando l’uomo bianco ha “civilizzato” le loro pianure, ha distrutto le loro mandrie, bruciato e inaridito la terra che proteggeva le ceneri dei loro avi, siamo arrivati allo scempio che oggi è sotto gli occhi di tutti, che spieghiamo attraverso libri, conferenze e associazioni e che purtroppo non riescono a dare il messaggio giusto. Forse perché si parla tanto, si parla anche molto bene, ma si vive e si agisce in tutt’altro modo.

La serata a cui abbiamo assistito è stata ricca, ricchissima di spunti. Le parole di elogio per gli studi condotti, per le battaglie intraprese sono state davvero notevoli, soprattutto se collegate all’iniziativa che Papa Francesco sta tentando di portare avanti, per riportare l’attenzione dove merita di essere: semplicità.

Cristina Morra è una donnina piccola, ma quando tratta di questi argomenti diventa un gigante dietro quella scrivania. Una vita dedicata all’insegnamento e a denunciare interessi nascosti, trame intrecciate da fini economici e mai indirizzati al bene comune, la rendono battagliera e la voglia di non fermarsi è invidiabile.

Questo mi porto dietro dopo una serata che hanno ascoltato i suoi amici insieme a pochi “intimi”, incuriositi dal bellissimo articolo di presentazione su Vivimedia di Franco Bruno Vitolo, uomo a cui certi argomenti “pesanti” ancora vanno a genio.

Per questo mi è ritornata in mente quella frase. Avrei voluto crescere e vivere da “selvaggia”, su praterie che non puzzavano di cemento, su cavalli che mi avrebbero reso la gioia della libertà, imparando ad ascoltare “…il pianto solitario di un uccello…”,  “”… il mormorio del vento che increspa la superficie del lago…”. Semplicemente riconoscendo che siamo figli di questa Terra e non suoi padroni, che gli animali sono nostri fratelli e che li sacrifichiamo solo per restare in vita, non per distruggerli. “…Se tutti gli animali sparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine di spirito … ciò che succede agli animali, in breve succede anche all’uomo…”

Ecco, io da quei selvaggi avrei accettato queste regole perché così vivevano tutti. Nessuna società di interessi privati: il bene di tutti come unico scopo, dove comandavano i saggi, non i ricchi.

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