Una vita a foglietti

“Lisa” dagli occhi blu

LisaCiao Lilla, ho trovato il tuo post e mi è scattata la molla. Sono contenta che tu abbia voluto parlare di qualcosa che è un vero problema: la depressione. Ci sono persone che non lo conosceranno mai perché sapranno vivere in completa pace e armonia con se stessi, o perché lasceranno che determinate domande non attraversino mai le loro menti. E il mio non è un giudizio, sia chiaro.

Ne parlo perché ci sono persone con una sensibilità notevole, a cui non scivolano addosso le cose della vita. Restano. Appiccicate da qualche parte, come un chewing gum. Fastidiosi. Non c’è modo di toglierli del tutto. Quella macchia, quel senso di appiccicaticcio, ti sporca per sempre.

E tornano alla mente giorni di sofferenza e di dignità. Quando tutto sembra andare bene e poi all’improvviso ti ritrovi di nuovo in un vortice, nella paura, nell’incertezza. E tutto torna in bilico. Perché ci sono cose che ti tagliano le gambe, ti annebbiano la mente, non lasciano uscire il bello che è in te. Sono mani nere che ti spingono a fondo, che non vogliono farti prendere boccate d’ossigeno: e la lotta, in quei momenti, è solo per la sopravvivenza. Non c’è altro che possa distogliere la nostra attenzione da quello, perché qualunque distrazione può essere fatale. Come la famosa frase “O la borsa o la vita”. O fai passare il momento o rischi tutto.

E dispiace a chi da fuori osserva quel dimenarsi silenzioso di braccia, quegli occhi sbarrati che non vedono nient’altro che l’unico spiraglio di luce che li tiene legati alla certezza che ce la potranno ancora fare, ancora un’altra volta. Solo che a volte la battaglia lascia più stremati che mai. E allora entra in gioco la dignità. Perché si può anche essere prigionieri del buio, ma la dignità della persona è un’altra cosa. Un po’ mista ad orgoglio, ma non come difetto, ma come scoglio ulteriore a cui aggrapparsi. E così finiscono amori, rapporti, amicizie. Ma non per sempre, o meglio non definitivamente. L’abbiamo detto tante volte che la vita ci regala pezzetti di gioia e pezzetti di dolore. Se tutto fosse equilibrato, forse ora non staremmo qui a scrivere queste parole, ma ho scoperto che, anche se i pezzetti di dolore sono tanti rispetto a quelli della gioia, questi ultimi sono molto più profondi. Il problema è che devi scavare di più per ritrovarli, ma quando riprendono fiato da quell’apnea di cocci, sono pieni dello splendore che li ha fatti archiviare appunto come  gioie. E il nostro tempo insieme è sicuramente tra questi. Abbiamo vissuto e condiviso anni che non si ripeteranno più, per nessuno di noi, ma il grande merito di averli saputi creare, resta. Come ricchezza e testimonianza che quando le persone mettono in campo solo il meglio di sé, solo il meglio si raccoglie e si vive. Quell’isola felice, credo che poca gente potrà vantarla. Noi siamo state tra le elette. Merito a noi, alla nostra voglia di saperci accettare con tutti i nostri difetti, ma anche con tutte le nostre qualità.

A queste devi sempre appellarti cara Lisa. La qualità del saper vivere, che posso dire, e so che tu concorderai con me, è davvero per pochi.

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