Una vita a foglietti

Lola &friends

Lola-180x130Non ci provo a farlo diventare un articolo, in una serata così, con tanti personaggi famosi, tante carriere da citare, tanti ringraziamenti da fare, ho l’impressione che poi le vere sensazioni che mi hanno colpita, possano passare in secondo piano. Non temete, vi dirò chi è stato presente, ma a modo mio, come direbbe Franco, in preda ai miei raptus di paolinite che dà tutto o troppo per scontato.

Una prima cosa che ho bisogno di dire è stata la presenza di una fede, forte. Mi scuseranno Margherita De Angelis, Manuel Foresta, Carla Russo sindaco,  assessore e tutti gli altri se li faccio passare in secondo piano, ma Lui mi ha raggiunta prima di tutti gli altri, anche se la sua presenza era in fondo in ognuno degli ospiti che hanno voluto rendere omaggio a questa nostra concittadina che, dall’immobilismo del suo letto, sa veramente muovere montagne.

Lolita è malata di SLA, ultimamente salita alla ribalta per le docce gelate di personaggi famosi e non, che hanno voluto contribuire a sensibilizzare le masse, che alle imprese di calciatori e attori danno notevole risalto. Ma la di là del minuto di brivido che del ghiaccio può regalare, la SLA è una malattia che ti accompagna per un periodo molto più lungo, diciamo che una volta che ti ha scelto, come nelle migliori unioni che si rispettano, dura per sempre, senza possibilità di divorzio. E soprattutto non la scegli tu, è lei a cercarti.

Ma ritornando a quel Dio o a chiunque essa possa credere, riconosco che ha saputo scegliere bene la persona con cui condividere questo gravoso compito: non tutti hanno la forza di affrontare, realizzare accettare e convivere con questa malattia. E un primo paragone mi viene da fare con Mia Martini, scelta da Manuel Foresta per interpretare, tra le altre, “Donna“. Canzone stupenda di Enzo Gragnaniello che conosceva bene il passato difficile che aveva travolto la sua compagna e in qualche modo ha forse cercato di farlo venire fuori attraverso delle note che ne allentassero il dolore, ma non deve essere bastato. In lei non è prevalsa la forza della vita, non ce l’ha fatta ad alleggerire quello zaino che qualcuno aveva riempito forse con macigni troppo grandi, che sono riusciti a spegnere le fiammelle degli amori che comunque aveva vissuto.

Percorso diverso invece per Lolita. Forse il suo essere costretta a letto, immobile in tutto tranne che con la mente e il cuore, le ha dato modo e tempo di ripercorrere una vita che le aveva donato molto e soprattutto un figlio. Il figlio che le ha restituito la vita che lei gli aveva dato, perché da lui è partita la sua rinascita. Lei lo ha raccontato nei libri che ha scritto, la voglia di una carezza da figlio a madre è stato il punto di partenza, un nuovo battesimo e lei lo ha accolto proprio così, come un dono, come la vita che noi regaliamo ai nostri figli, senza chiedere se è gradita o no, se è giusta o no. Quando arrivano sappiamo solo che sapremo donare amore, tutto il resto sarà da vedere. E mi piace immaginare che a Lolita sia capitato proprio questo: rinascere con solo un’anima. Il corpo non le serviva più, aveva già conosciuto la gioia del ballo, dell’amore, dell’essere figlia e madre. Ogni affetto le era stato già donato, doveva solo accettare il nuovo tempo per poterlo apprezzare appieno. E lei lo ha fatto. Per questo oggi, come dicevo, smuove montagne, non conosce limiti, perché un’anima, limiti non ne può avere.

Se torno alla serata direi che ha avuto momenti delicatissimi, la danza è una magia, le giovani libellule che hanno danzato per noi, ci hanno portato anche sul corpo messaggi di forza; la lirica ha dato ossigeno ai nostri cuori e la forza del canto ha riportato noi “anta” un po’ indietro nel tempo, con risultati che hanno meritato complimenti diretti, per interpretazione e scelta.

Questa serata in fondo è stato un inizio, il nome ha confronti pesanti, Pavarotti aleggia con i suoi friends, ma l’obiettivo è altrettanto importante e ambizioso, come è giusto che sia per una persona che ha capito che i limiti sono solo nella nostra mente e nelle pochezze dell’animo quando viene alimentato da sentimenti diversi che non l’amore.

Per questo messaggio che ha lasciato in me, ho voluto parlare di lei solo con il cuore, perché se ciò che si vive con una così bella iniziativa viene poi lasciato sulle sedie umide di un teatro all’aperto, allora qualcosa è stato sbagliato. Il bello di una serata come questa è che puoi metterla nel famoso zaino da viaggio e rivederla quando meschinità e finti problemi proveranno ad assalirci. Ricordiamoci quanto può fare un battito di ciglia, figuriamoci un corpo intero animato da sentimenti puri.

Grazie Lolita, non ti conosco, ma un bel regalo me l’hai fatto lo stesso.

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