Una vita a foglietti

Mamma Margherita

Mamma Margherita non esiste nella mia mente. Di lei non so niente, non l’ho mai conosciuta, eppure qualcuno ha voluto che la scoprissi nell’ora del suo ricordo. Un trigesimo, un istinto che mi porta dove devo andare.

Perché lì, perché in quell’occasione? Non lo sapevo prima, ma c’è sempre un motivo per cui accadono le cose.

Arrivo, la Chiesa è piena e don Osvaldo sta pronunciando delle parole che sono meravigliose: il ricordo di una mamma. La mamma è il centro della famiglia, lei è il polo d’attrazione, lei è l’anima di tutte le persone che ha scelto e che ha creato.

Non mi sono neanche seduta, ascolto dalla sacrestia: mi sembra di essere una ladra, ma ladra di parole, di un affetto, di un ricordo che non è mio, non mi appartiene, ma di cui ho bisogno,

Ne ho bisogno in un giorno in cui qualcuno mi ha invece sottolineato quanto io sia oggetto di un sentimento completamente opposto e so di non meritarlo.

Ascolto parole che non saranno mai pronunciate in un’occasione diversa e ricordo di averne sentite altre, altrettanto belle rivolte a tante mamme che hanno scavato solchi d’amore nei cuori di chi le ha conosciute.

Solchi dove sono stati piantati semi d’amore e che hanno dato proprio i frutti che dovevano.

Amore: perché costa tanto amare? E perché è così inutile vivere senza saper amare?

Mi tremano le gambe al pensiero di un cuore così freddo, così arido. Mi fa paura quella solitudine, quell’abbandono truccato da affetto, quelle bugie create con l’intento di cambiare una realtà che non potrà essere cambiata mai.

Arriva il momento dello scambio del gesto di pace e il pensiero va a chi non c’è più, ad un altro abbandono, ad un altro dolore infinito e per la prima volta gli porgo la mano. Quella che avrei voluto che stringesse, quella che avrei voluto che mi salutasse, che mi facesse un’ultima carezza. Mi hai spezzato il cuore ma so che non potrò mai essere troppo arrabbiata con te perché ti ho amato troppo per poterlo fare. L’amore non può portare odio, mai.

La mia era “solo” una passeggiata, è diventata una confessione, un momento di ulteriore intimo pensiero.

Grazie sconosciuta mamma Margherita, la testimonianza della tua vita di affetti, di insegnamenti e di amore serve anche a me che non ti ho mai conosciuta.

Ringrazio ancora una volta quella mano silenziosa e invisibile che mi spinge sempre ad essere dove posso trovare un conforto, quella mano che vuole farmi ricordare che una mamma ama, sempre: solo qualche volte nel modo sbagliato!

One thought on “Mamma Margherita

  1. casasenatore

    Vero, purtroppo ci sono genitori che amano tanto, e tanto male. Ma esiste il perdono, e la comprensione, e il desiderio di non imitarli, e la voglia di fare sempre meglio…

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