Una vita a foglietti

Maric, dal sogno alla realtà: iniziano i lavori per la Casa della Cultura ad Accumoli

Era una sera di maggio di due anni fa la prima volta che sentivo parlare del MARIC (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali), gruppo di creativi dell’Arte, della Letteratura, dell’Immagine e della Musica, nato a Salerno e guidato da Vincenzo Vavuso, artista nonché sottufficiale dell’Esercito italiano.

Una serata a cui partecipavo per riprendermi un pezzo di vita e dove avrei scoperto che di vita ce n’era tanta. Da difendere, da tutelare. I pensieri di quella sera finivano così:

“Ed è quello che si dovrà fare: costruire case per andare oltre quelle pietre cadute che hanno rischiato di cancellare vite. Potevano riuscire nel loro intento se qualcuno non avesse guardato dentro quelle macerie e vi avesse sentito ancora, forte, il respiro della vita”.

E il MARIC ha fatto proprio questo: ha guardato dentro quelle macerie e non ha voltato lo sguardo.

Durante questi due anni di incontri ce ne sono stati altri, ad alcuni ho avuto il piacere di essere presente, di molti altri ho sentito parlare dai vari componenti del gruppo che ho potuto conoscere e che mi aggiornavano dei continui sforzi, delle difficoltà da superare.

Come non ricordare le sfilate di moda di Teresa D’Amico, con l’esordio nel suo atelier di Cava, passando dalla Caserma di Persano, ospiti del colonnello Stefano Capriglione, fino alla Tenuta San Domenico a Curti (CE), che ospita una mostra permanente degli artisti del MARIC, senza mai dimenticare gli altri che hanno messo a disposizione la loro Arte per una causa di notevole rilievo. Da Rosanna Di Marino, Rosalia Cozza, Espedito De Marino che ha allietato tantissime serate con la sua chitarra, Franco Bruno Vitolo con la sua infinita competenza e disponibilità; ma davvero i nomi sono tanti in questa lista che si è arricchita sempre più col passare del tempo.

E che dire della giornata in barca a vela, quando furono ospiti dell’Associazione Stefano Petrucci, sindaco di Accumoli e una sua delegazione. Giornata di confessioni, di emozioni, di bellezza condivisa, che non faceva altro che ricordare quanto sia bello il luogo dove vivi e cresci e quanto sei disposto a fare per tutelarlo, anche contro una tragedia come quella che può essere un terremoto.

Ma adesso, finalmente, dopo tante parole, dopo tanti sogni, il progetto sta diventando reale. I lavori di questa Casa della Cultura così desiderata, così necessaria da un punto di vita simbolico ma soprattutto pratico, sta per venire alla luce.

Le ruspe che sono adesso al lavoro non devono rimuovere macerie, ma preparare il terreno per una nuova costruzione.

Nuovo edificio, nuovi sogni: la forza di non mollare ha portato qui, alla realizzazione di quel sogno chiamato SOLIDARIETA’.

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