Una vita a foglietti

Matteo Bussola – Notti in bianco, baci a colazione

matteo-3Quando finisco di leggere il libro di Matteo, rido. Anzi sorrido. L’ho fatto spesso, a volte di vero gusto, come quando mi sono immaginata la scena dei tre vicini partiti alla difesa delle le loro case e delle loro famiglie armati di mestolo, pompa da bicicletta e pinza da camino…

Ma il leggero sorriso che non scompare dal mio volto è giustificato da una cosa che capisco pienamente: perché scrive queste cose.

Mi era venuta voglia di copiare e incollare, in questa recensione, pagine che ho scritto per i miei figli, per la mia vita, a testimonianza di quanto i suoi racconti esistono per davvero anche in tante altre case, con modalità diverse, e che altri hanno capito la grande forza del suo messaggio.

Ma lui ha il grande merito di averle sapute scrivere bene, con la giusta dose di ironia, di sincerità, di profondità che non è da tutti. E di averle raccolte in un libro che resta ancora oggi un segno di successo.

Il rischio sarà che forse da domani ci saranno papà o mamme che crederanno che mangiare un plumcake sbriciolato o condito con Philadelfia sia la nuova frontiera della pedagogia; o che non stirare sia la soluzione per una vita più felice, ma questo fa parte del gioco.

Quel gioco a cui tutti partecipiamo, ma del quale solo in pochi riescono a capire le vere regole.

Essere genitore è molto simile ad essere uomini. Veri. Quelli che si possono definire così dopo che hanno avuto il coraggio di compiere un percorso che sia personale, che sia il frutto della strada che si è voluta intraprendere. Anche una casa linda e pinta, e non è il mio caso, o un pranzo “normale”, e ancora non è il mio caso, diventano luoghi e momenti speciali se li viviamo con chi amiamo, senza condirli di cose false o di idee che hanno funzionato con altri, e che pretendiamo di adattare alle nostre giornate.

Siamo pieni di modi di dire, di verità che ci hanno costruito e cucito addosso e che spesso noi usiamo senza neanche chiederci se davvero ci stanno bene o se sono troppo larghe o troppo strette per noi: come i pregiudizi sugli stranieri, o sulla necessità di fare ciò che ti prospetta solo sicurezze, o su chi deve educare, o chi va a fare la spesa o chi porta avanti una casa. Come se queste ultime, fossero cose da affidare ad un singolo!

Ti immagini caro Matteo, se tutti quei luoghi comuni, tutti quei preconcetti che hai saputo, con difficoltà, combattere nella tua vita, da domani diventassero a loro volta un esempio da imitare? E la grande sconfitta sarebbe dover constatare che è più facile “copiare e incollare” piuttosto che “guardare e sentire”.

La cosa bella nella lettura è la capacità di analizzare le reazioni che ci nascono dentro; allo stesso modo, la cosa più bella nella scrittura è poter raccontare quei sentimenti che riempiono ore e ore delle nostre giornate e che se non venissero legate a qualcosa di concreto, volerebbero via senza lasciare traccia della nostra crescita, delle nostre scoperte, della nostra gioia e dei nostri piccoli quotidiani dolori.

La cosa splendida poi, è lasciare tracce del proprio passato a chi ci circonda. Dimostrargli che tanti momenti, tanti gesti, tante abitudini hanno “costruito” quel progetto di vita dentro cui loro si sono trovati. Non casualmente, ma come un dono: quello meraviglioso di far aprire gli occhi e il cuore a chi gli occhi e il cuore glieli aveva donati.

Hai ragione su tante cose Matteo, a cominciare da quanto un figlio cambi tutte le prospettive di vita, soprattutto perché ne aggiunge di nuove, e di quanto ogni persona è arbitro della propria voglia di osservarne quante più potrà, di quelle prospettive.

Solo così la pianta di albicocco potrà crescere e, girandole intorno, non nasconderci neanche uno dei frutti che nasceranno tra i suoi rami.

30 – 10 – 2016

Nota: aggiungo questa considerazione a distanza di qualche giorno, a conferma di quanto siamo distanti dal capire il senso di certi messaggi.

Mi è capitato di leggere un commento a questo libro; una signora ha pensato di lasciare il libro sul comodino del marito, “perché qualcosa potrebbe impararla”. Io penso cara signora, che se certe cose non decidi di farle da solo, vuol dire che non le senti dentro e nessun libro potrà farti cambiare. La speranza invece, che si possano “copiare” dei comportamenti, è il segnale più eclatante della sconfitta del messaggio. Nessuno di noi dovrebbe mai diventare la copia di un altro, meglio sarebbe che ognuno fosse solo l’originale di se stesso.

Rispondi