Una vita a foglietti

Messaggi

Ho ricevuto un messaggio. Non uno solo ovviamente, sono una che si può definire un orso, ma non tanto da essere completamente trascurata. O, per essere più precisi, ho fatto una certa selezione naturale nel tempo, per cui, chi mi frequenta e mi vuole parlare, in genere non usa quel mezzo. Che però esiste. E qualcuno lo sfrutta.

Sono quelli che un telefono non lo utilizzerebbero per comporre numeri, perché questo implicherebbe una conversazione, uno scambio di opinioni, una possibilità di confronto. Una telefonata, come un incontro, mette di fronte due pensieri, due mondi, a volte anche qualcuno di più. E per affrontare altri modi di pensare, si deve avere una certa preparazione, si devono avere delle convinzioni, si deve avere una capacità cognitiva. Ma quando tutto questo non c’è, allora si usa il messaggino, quello che credi ti elevi a persona di buon cuore, che si preoccupa di te e della tua situazione.

E che invece racconta tutt’altro. Afferma la meschinità di chi lo scrive. La sua cattiveria, l’incapacità di giudizio. E la mancanza di tempismo. Perché se in certe situazioni si vuole prendere una posizione, si fa sempre. Se vuoi farmi sapere che sei a conoscenza di qualcosa, lo fai anche in tutte le altre occasioni in cui sei stata chiamata in causa.

Rispondi alle telefonate che ti sono state fatte e ai messaggi che ti sono stati recapitati a voce da persone a te vicine perché tu eri assente in quel momento.

Se vuoi dimostrarmi di interessarti a me, avresti dovuto farlo negli anni passati, quando gli incontri di cui oggi sei felice, ci erano NEGATI. Non evitati  da noi ma NEGATI dall’arroganza di chi ti parla oggi e ti informa dell’evoluzione degli eventi.

Falsi, ipocriti, bugiardi, meschini. Potrei cercare centinaia di sinonimi per indicare tutte le qualità che vi contraddistinguono, ma la vostra incapacità cognitiva e riflessiva, mi impone di fermarmi.

Voi siete cresciuti nell’epoca del Grande Fratello e delle lunghe serie TV, come noi del resto, siamo vicini di età; ma la differenza è che noi siamo rimasti ancorati ai concetti di dignità, educazione, rispetto che a voi invece riempiono solo la bocca. Voi vivete tramando, sperando di entrare in scena, nel piccolo teatrino delle vostre vite scialbe, con l’applauso trionfale. Ma vi sbagliate. E il punto è che non avete proprio idea di quanto vi sbagliate.

Sapete, non mi manca più la vostra frequentazione. Un tempo, tanto tempo fa, pensavo di potervi stare accanto solo grazie all’affetto che naturalmente si prova, da persone normali, per altri esseri umani. Ma oggi vi dico che sono felice della nostra lontananza. La vostra pochezza emana putridi odori che offenderebbero il mio olfatto e le vostre maschere farebbero ribrezzo ai miei occhi.

Restate nelle vostre tane, abbiate gli occhi sempre bassi, perché solo ai vostri piedi trovate il giusto livello di confronto col mondo.

Strisciate, degni conoscenti dei vermi che frequentate.

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