Una vita a foglietti

Nevicata

Era marzo e ci sono state tante foto…

Gli occhi sono spalancati prima ancora che la sveglia suoni. Troppa tensione, ore di attesa ieri per un treno che non è partito e che dobbiamo riprovare a prendere. Tutti i sensi sono all’erta pronti a scattare insieme alle gambe che già si muovono per buttarmi giù dal letto, ma qualcosa non quadra.

Gli occhi percepiscono una luce diversa, non quella del mattino ma molto più abbagliante; alle orecchie non arrivano i soliti rumori. Qualcosa scende giù dal cielo senza far rumore. Ed è lenta.

Metto a fuoco le foglie dell’arancio che si affacciano sul balcone della stanza e vedo che hanno cambiato colore: sono bianche. Nevica!

Tra i tanti sentimenti che provano a partire, vince la curiosità. La prima cosa che voglio fare è guardare. E ciò che vedo mi fa sorridere: è tutto completamente bianco.

Realizzo che il nuovo treno ripartirà senza di me e che quello spettacolo della natura mi regalerà qualcosa. Guardo in tutte le direzioni: bianco ovunque.

Preparo il caffè e continuo a guardare quei fiocchetti bianchi che hanno deciso di trovare riposo quaggiù. Voglio uscire.

Da un armadio escono fuori doposci quasi dimenticati ma che ora mi servono, insieme a giacca cappello e macchina fotografica.

Mi avvio e guardo con curiosità quei posti a me così conosciuti e che ora sono così diversi. Non c’è niente che si muove.

I giochi sono fermi.

La strada non si vede, le sue solite pozzanghere, le buche che fanno sobbalzare non ci sono più. Tutto sembra perfetto.

I campi non hanno più coltivazioni particolari ma solo quella continua striscia bianca… Tutto diverso era, tutto uguale è diventato. Centimetri e centimetri di neve accumulati che hanno reso puro e immacolato un paesaggio che normalmente ha tutt’altri colori.

Guardo le case e i loro cancelli imbiancati, i viali d’ingresso senza tracce, a testimonianza di un raccoglimento, di un’unione che sa di familiare.

Continuo a salire. Sulla strada qualche macchina è passata e ha reso l’asfalto una poltiglia, perché mai dimenticare che la perfezione non esiste, ma ci possiamo provare perché il campo di calcetto alla mia destra si ribella e si mostra perfetto nel suo candore. Niente rincorse dietro un pallone, nessun goal a smuovere le reti delle porte. Solo bianco intonso.

Guardo la fabbrica maestosa che ha sempre l’arroganza di chi vuole comandare sul paesaggio, ma stavolta tace anche lei. Gli sfiatatoi non lasciano uscire fumo, non ci sono macchine che girano nei piazzali. La natura ha preteso una pausa.

Ritorno sui miei passi. La neve che continua a cadere ha cancellato i segni del mio passaggio e ha riformato un manto perfetto. Quando passo immortalo di nuovo quelle impronte: sono la testimonianza di me stessa.

Sul lato della strada un tubo lascia cadere piccole gocce d’acqua che nel frattempo ghiacciano e una debole pianta sopporta il peso di quella neve in maniera maestosa. Quanto sono piccoli quei fiorellini e quanto sforzo fanno?

Gli alberi cercano di difendere i loro colori accettando il nuovo e temporaneo bianco della neve, ma confermando l’arancio e il giallo dei loro frutti.

Anche la legna che è simbolo di calore, deve al momento sottostare al nuovo colore che la rende inerme.

E ciò che era nero diventa bianco e ciò che era spazzatura non si distingue più da ciò che non lo è.

Gli alberi sembrano diversi, slanciati con i rami verso il cielo cercando piccoli squarci di sole e di azzurro.

Il tronco che mostra contemporaneamente la grandezza che ha avuto e l’attuale triste fine, ora è stato ricoperto da un candido mantello che gli ridona dignità nell’uguaglianza del paesaggio. Non più tranciato nelle sue radici ma parte armonica di una natura che ancora lo accetta.

Ritorno a casa.

Non ho idea del tempo passato.

So che mi sono concessa una parentesi durata un tempo che non voglio e non so quantificare ma che mi ha regalato molto.

Se avessi voluto studiare, se avessi voluto migliorare la mia arte, la mia cultura, avrei trovato molti spunti di riflessione su quanto avevo visto.

Concetti di uguaglianza: anche le cose diverse possono condividere le stesse esperienze.

La qualità del tempo: rincorriamo sempre qualcosa e nel frattempo perdiamo di vista tutto quello che è a portata di mano e la semplicità dell’attimo ci sfugge.

La forza nascosta dentro piccoli corpi: permettiamo sempre che l’apparenza prenda il sopravvento e non riusciamo a dare a tutti le pari opportunità di una potenzialità che pure può e deve esistere.

Il silenzio: dare la possibilità non solo alle nostre orecchie di ascoltare rumori, ma anche al nostro cuore di “sentire” la morbidezza e la pienezza di una quiete che può avvolgere per raccontare storie che normalmente non riusciamo ad ascoltare.

La calma: la necessità di rallentare il passo, di gustare ogni piccolo dettaglio che non siamo più abituati a guardare, perché diamo per scontato che tutto sia già conosciuto.

Il cambiamento: nel giro di pochi minuti, accettare di passare da una condizione di frenesia, ad una di attesa. Siamo sempre poco disposti alle nuove situazioni e per questo rischiamo di perdere nuove, possibili opportunità e bellezze.

Si, questa nevicata è stata un’opportunità, un’occasione per una lezione, una possibilità di imparare.

Cultura è sui libri, ma nei libri c’è scritto quello che riusciamo a guardare con occhi veramente aperti, a toccare con mano, a sentire col cuore.

 

4 thoughts on “Nevicata

  1. casasenatore

    Quante riflessioni che sa regalare una nevicata.
    Io mi sono soffermata sul candore abbagliante, una purezza di cui sento la necessità in questo tempo di esibizionismo sfrenato. E sul silenzio, che necessita per riflettere e ridare ordine alle cose.
    E poi lo stupore, quei fiocchi così gentili, anche quando sono copiosi, che sembrano cadere dal nulla.

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