Una vita a foglietti

“Noi creativi” con l’Accademia di Arte e Cultura, si condividono passioni e pezzi di vita

“Buon anno poetico a tutti” è il saluto che ci accoglie al Bar La Torretta nella serata “Noi creativi” che l’Accademia di Arte e Cultura ha organizzato per incontrare i soci e comunicare i nuovi progetti che stanno per nascere. Ad accogliere gli ospiti il Presidente Michelangelo Angrisani, il prof Franco Bruno Vitolo, il prof Fabio Dainotti ed io come testimone di pensieri.

Molti sono stati gli spunti della serata, a cominciare dall’intervento del Presidente, che ha voluto sottolineare come lo scopo principale dell’Accademia, sia quello di creare opportunità.

La nuova possibilità di una sede in collaborazione con il prof Napolano Biagio, musicista, al quale subito si chiede una promessa di sottofondi musicali per i prossimi incontri e nuove aperture in quest’altro campo, che da oltre trent’anni già vede Cava al centro di un progetto internazionale grazie alla rassegna delle Corti dell’Arte, che portano nella nostra città eccellenze di caratura mondiale e che ci hanno abituati a dell’ottima musica.

E poi l’arte del cinema, con la presenza del regista Fausto Di Lorenzo, accompagnato dall’attrice Margherita Bisogno, che mette a disposizione la sua esperienza da documentarista, per permettere la realizzazione di video che permettano di riprendere le attività dell’Accademia e dei suoi artisti, in modo da diffondere più facilmente il messaggio che vuole mandare avanti nel mondo, vista la levatura internazionale che ha creato.

L’obiettivo “porte aperte” è un’occasione da non sottovalutare. Una delle dimostrazioni più significative, viene data da Myriam Russo di San Marzano. Una ragazza giovanissima, appena laureata, che, anche grazie all’Accademia e alla visibilità che le ha dato, ha potuto accedere al corso di scrittura creativa di Mogol e che, con un suo pezzo, aprirà la pubblicazione che raccoglie appunto i lavori del corso. Niente male. La poesia che ci legge,”Il matrimonio”, scritta guardando il ragù fatto dalla mamma, è una prova di fantasia eccellente.

E sarà proprio la poesia ad essere maggiormente rappresentata stasera, a sottolineare, come ci dice Franco Bruno Vitolo, un risveglio verso questa forma d’arte, che è soprattutto riscoperta tra i giovani che si stanno distinguendo con ottime partecipazioni, in concorsi in tutta la Penisola. Anche lui ci leggerà, con la solita intensa partecipazione, una poesia, sul valore di un cerino che se acceso di giorno non mostra il suo potenziale, ma al buio può mostrare la strada. E ognuno di noi dovrebbe sempre ricordare l’importanza delle “piccole cose”.

Inizia il momento delle letture Pasqualina Petrarca, con la poesia “La conca di Nisida”, ispirata ad una nuotata in quelle acque splendide che sottolineano il grande contrasto della libertà del mare e la prigionia del carcere minorile.

Carlo Pepe, artista versatile, poeta con una breve ma intensa “Nu raggio ‘e sole” sarà raccontato da Michelangelo anche per il suo quadro e la sua scultura; quadro che gli permetterà di ritornare sull’importanza del colore nella trasmissione di un’emozione e di un pensiero che racconta armonia. Il titolo è Piazza degli artisti, e nella sua mente ha saputo ricostruire un luogo che non esiste nella realtà, ma al quale ha saputo concedere diversi piani e prospettive, che rendono perfettamente l’idea iniziale, anche senza regalare specifici dettagli.

Antonio Ranucci da Nocera Inferiore, ci porta una vecchia, ma graditissima forma di comunicazione: una Dichiarazione. Non la legge, la interpreta, a voce forte, che ci fa fare un tuffo nel passato, in un mondo fatto di parole parlate, raccontate da un vissuto che viene ancora guardato. Per rafforzare la presenza dell’Agro, segue Giuseppe Iannone, come dire “Totò e Peppino”, che l’aria dell’attore un po’ ce l’ha mentre ci legge la sua spiritosa, ma divertentissima poesia “I Due zitelle”, scusandosi per qualche parola che lui definisce “osè”, ma che nel contesto, racconta un quadretto perfetto, uno spaccato di quotidianità, parentesi di vite vissute con semplicità, rassegnazione, ma veritiere.

Con Annamaria Santoriello, poetessa da poco tempo, che ha fatto della scrittura una forma di terapia per combattere il dolore, si torna ad una poesia emotivamente molto forte “A cuore aperto”. Una preghiera, commovente, come può essere solo il pensiero di una madre verso un figlio che non c’è più.

Per Stefania Siani, dovremmo fare una serata a parte, visto che di tutto ciò che si fa lei fa qualcosa. Pittrice, poetessa, scrittrice. La poesia che legge, “La frastagliata pausa della guerra”, racconta la scia della guerra, le grandi distruzioni ma sottolinea il doloroso silenzio che lascia, dentro il nulla delle vite che devono far i conti con un passato che non c’è più.

Con Pasquale Esposito si tocca il campo della fotografia. Il suo è il raccontare di un viaggiatore con l’obiettivo di rimarcare le diversità delle culture che si incontrano e le diverse realtà che, per chi non ha modo di viaggiare, non sempre arrivano con visioni sincere. Perché la lettura di un luogo deve essere fatta senza interesse e questo non è sempre facile da ottenere. Anche per lui l’Accademia creerà la particolare opportunità di una mostra personale, con la quale apprezzare la bellezza di piccoli istanti che, quando impressi, diventano per sempre.

Guglielmo Cirillo, viene presentato in maniera particolare da Franco perché, oltre che poeta, la cui passione nasce dalla grande lettura di canzoni napoletane fatta in gioventù, è uno dei più assidui frequentatori delle iniziative culturali della città, una presenza però indipendente dalla relazione che si può avere con chi organizza! La poesia, “Ogni vot ca te vec” è il racconto di un amore non corrisposto.

Daniela Cannella, altra poliedrica artista, prova a deliziarci con il canto, ma l’acustica non lo permette per cui ci regala “Verde natura”. Persona creativa e intraprendente.

Antonino Tamigi, giovane cavese di indiscusso talento, porta un Collage. Non legge, ma “sente e vede” e le sue parole sono le immagini che descrivono le scene di cui parla. E che vediamo anche noi con i suoi occhi.

Ancora una giovanissima, Elvira Venosi. La sua “Maledettamente t’amo” ha parole aggressive, ma il tremore del corpo racconta l’emozione di sentimenti contrastanti, di sofferenze che si confondono col desiderio. L’intervento di Margherita Bisogno, che l’avrebbe volentieri recitata lei stessa, racchiude il valore dei talenti che abbiamo ascoltato e visto “Con gli artisti che ci sono, si può costruire una compagnia”

La serata potrebbe finire qui, con i sorrisi e la complice solidarietà, difficile da trovare, di persone che fanno delle loro passioni anche la loro arte. Eppure un dettaglio rischia di cambiare lo stato d’animo; una signora, che non si è esibita e di cui quindi tralascio il nome, si alza, preceduta dal marito, e in maniera stizzita, si reputa offesa perché non è stata chiamata. Da premettere che nella scaletta ufficiale, rientravano solo gli artisti che avevano dato adesione certa alla partecipazione, ma, pure chi era arrivato anche senza prenotarsi, poteva tranquillamente dare il suo nome ed avrebbe avuto spazio. Tutti i presenti hanno ascoltato l’invito fatto più volte e alcuni sono intervenuti in questo modo. Tutti quindi, ci stupiamo molto di questa sgradita parentesi in cui non si fa altro che citare l’elenco del “chi sono io” e dell’apparente oltraggio patito.

Per raccontarvi la mia lettura di questo episodio vi porto indietro, ad un mio incontro prima della serata che forse ora non vi sarà chiaro, ma che per me spiega tutto.

Incontro un’insegnante di scuola elementare, una di quelle che vive col sorriso sulle labbra, che è capace di provare emozioni ed ha il gran dono di farle trasparire dai suoi occhi e dai suoi gesti. Si parla della scuola che inizierà a breve e della gioia che sente nel ritornare tra i suoi bambini. La prova ulteriore che non sono solo parole, ce la dà una bambina, sua alunna, che passa “per caso”. L’abbraccia come si fa con una persona cara e la mamma dice “Non vede l’ora di tornare a scuola”.

Non penso di dover aggiungere altro. Chi siamo dovremmo dimostrarlo, non dirlo. A volte siamo così interessati a sottolineare solo chi siamo o crediamo di essere, da perdere l’occasione di ascoltare ciò che succede intorno a noi.

Anche questa per me è una forma d’arte. Non di quelle che ti fanno fare una mostra o una pubblicazione, quindi non per pochi, ma di quelle che tutti dovrebbero avere in dotazione. Per sorridere, apprezzare, comprendere, condividere, rispettare.

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