Una vita a foglietti

Onsosha

soshaHotel  Ariston 14/11/15

Nella sala dell’incontro ci sono fogli che vogliono attenzione per gli appunti, questo invece è solo il mio quaderno privato. Non è la tecnica, non è il progetto, questo è il mondo degli uomini Onsosha.

Che sono relativamente pochi, sala bellissima, primi applausi e grande impatto emotivo. Tavoli verdi, acqua, carta e penna, italiani e stranieri insieme oggi. E oggi, che viene dopo il tremendo ieri, ha ancora un altro significato.

In posti così, dietro progetti così, nascono nuove idee e forse nuove persone. Che è l’augurio più grande che posso fare. Per me e per tutti.

Del progetto pratico si è detto, della novità della moneta complementare pure, del nuovo che deve essere fatto, ma in questo primo giorno, qualcosa mi è rimasto nel cuore più del resto. Un video sulla possibilità di aiutare gli altri.

Inizia con due occhi grandi, ma che appartengono a un piccolo. A uno dei tanti piccoli che hanno avuto come destino, il nascere in posti dove non ci sono risorse. O meglio, le risorse che hanno, non sono destinate alle loro piccole e giovani vite indifese. E sono costretti a subire disagi e malattie e angherie, che non si dovrebbero vedere mai, in nessun luogo del mondo, ma che diventano quotidianità.

E poi un uomo che corre, un cartone animato che racconta la frenesia del nostro vivere quotidiano. Questo rincorrere benefici personali che poi spesso ci portano al traguardo soli. Senza nessuno con cui condividere i frutti di tanti sforzi. Ed ecco che arriva l’opportunità. Qualcuno che prende per mano quelle dita piccole e sporche di fango  e gli regala una speranza. L’unione tra chi ha e chi ha bisogno.

Ho guardato questo video pensando alla speranza, alla gioia che può generare un progetto d solidarietà. Alla possibilità di essere promotore di un’iniziativa, di poter seguire passo dopo passo la realizzazione del tutto. Ed è stata una sensazione bellissima. Da custodire con cura.

E allora diventa ancora più interessante scoprire come poter promuovere un benessere che sia alla portata di più persone, che permetta a tutti coloro che vorranno di poter cambiare la propria quotidianità, ma contemporaneamente sapere che il nostro migliorare, accresce anche quello degli altri, non si ferma solo nelle nostre case.

Il professore Giuseppe Calabrese, docente di management dell’Università di Foggia, ci parla del network. Chi lo studia spesso poi non lo condivide nella pratica, ma la sorpresa è stato scoprirne le eccezioni. Anche perché l’unione con l’inserimento della moneta complementare, ha reso indispensabile questa scelta come forma di distribuzione.

Soprattutto per quella possibilità che offre di generare ricavi agli stessi consumatori l’opportunità va colta, ma anche condivisa. È l’avvocato Maurizio Avagliano, giudice del tribunale del Vallo di Diano, a spiegare gli obiettivi di PIC, People in change, la ONLUS che nasce proprio per raccogliere le donazioni a partire da quelle che nascono da ONSOSHA. Il suo 10%.

E quando il presidente Francesco D’Amico porta il saluto agli ospiti, sottolinea come sia stato proprio l’aspetto della solidarietà a motivare principalmente  il suo ingresso nel progetto. A volte percorsi personali nuovi, scoperte di valori che si trascurano nella frenesia della routine, rendono necessarie nuove strade da percorrere.

È un argomento questo che non riesce ad uscire mai dal contesto della sala e il tempo scorre via leggero. Buon segno. Se c’è curiosità, se c’è interesse e coinvolgimento, allora si sta lavorando bene.

In sala cominciano ad avere nomi e professioni anche gli ospiti. Argentini, milanesi, pugliesi, calabresi, cileni d’adozione, professionisti e manager d’aziende, tecnici e vecchie conoscenze. Di tutto un po’, un vasto assortimento per cominciare a capire come potrà decollare questo nuovo sogno.

Alla cena c’è aria di ritrovo. Al tavolo amici di vecchia data con cui si rispolverano storie vecchie, di anni lontani ma forti, di quelli che non si dimenticano. Il tutto misto a nuovo, a quello che è cambiato e a quello che ancora si può cambiare.

A fine cena arrivano delle note. La musica per molti dei presenti non è un optional e allora è impossibile resistere alla tentazione del piano. La ruota intorno alla sua coda è assolutamente maschilista. Le donne sono in numero minore, ma non è difficile dopo un po’ lasciarsi coinvolgere. Macchine fotografiche e cineprese immortalano momenti forse unici, a cui si guarderà tra qualche anno ricordando una serata durante la quale persone si sono ritrovate ed altre si sono conosciute. Intorno a quel piano non ci sono ruoli da mantenere, sembrano gli amici al bar. Il presidente canta con il CHIEF Max Gaeta e altri ospiti, il vice presidente Lallo Trezza suona affiancato dal tecnico Ludovico Albano. Solo Angelo Murolo rimane ancora coinvolto nel lavoro; il suo ruolo di Direttore Generale non gli permette di sottrarsi alle curiosità degli ospiti.

Le strade di tutti sono destinate ad incrociarsi perché chi si trova in questa sala, sa molto bene come sia difficile compiere grandi azioni da soli. C’è bisogno di unione, c’è bisogno di collaborazione, c’è bisogno di tutti.

Se è il mondo che vogliamo cambiare, bisogna che lo si faccia in tanti.

Noi siamo stati pochi in questi due giorni, ma sarà il nostro lavoro a portare a tutti un messaggio di opportunità e di solidarietà.

L’obiettivo da raggiungere è ambizioso e necessario per migliorare molte vite. Aiutarci nella moltiplicazione è una spinta che verremo a chiedervi.

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