Una vita a foglietti

Pasquale e Amalia: nozze d’argento, nozze a sorpresa, nozze d’amore

nozze-argento“Era una sera di maggio…” così recitano le parole che Margherita dedica con la sua bella voce agli ospiti dell’agriturismo La Magione del Capitano, ma siamo a giugno, precisamente il 15 ed è una serata Molto particolare quella che andremo a vivere e che di conseguenza racconteremo.

Siamo a Montecorvino Pugliano, lo stesso posto dove tempo fa avevo visto l’ombra lontana ma nitida di Capri, e dove adesso invece ho di fronte campagne, colline, montagne. L’occasione è una festa a sorpresa, quella di Pasquale ad Amalia nel giorno delle loro Nozze d’argento.

Arriviamo con piccole verità svelate ed altre andiamo a cercarle: io mi fermo sempre a guardare. E ad annusare. C’è un posto nel giardino di questo agriturismo, in cui mi arriva un odore che mi blocca. È l’odore di tanti fa, è l’odore della terra dei nonni, è l’odore della mia infanzia. Uguale, dopo quasi cinquant’anni. Non lo sai di averlo dentro fin quando non arriva alle narici quel profumo di terra bagnata, del concime dei campi, degli sterpi secchi. Rimango ferma ad occhi chiusi; c’è troppo passato in questo piccolo attimo e devo decidere se restare a pensare o andare oltre, ma la risposta è quasi obbligata. Anche perché con le persone che cominciano ad arrivare, in questa famiglia che mi ha permesso di condividere con loro momenti importanti come quello di stasera, di valori dal passato ne arrivano veramente tanti.

Così riavvolgo il film personale e avvio il tasto play per cominciare a vivere questa serata “con-torta” che sta per iniziare.

La preparazione è dettagliata. Franco ci fa le raccomandazioni dovute su come sistemarci, su ciò che succederà, perché Pasquale ha organizzato una vera ripresa da film. Ha avuto la lungimiranza di scrivere cosa sarebbe successo e infatti quando arrivano in macchina lui e Amalia, lei è assolutamente esterrefatta. Noi tutti divisi su due lati li accogliamo con un applauso, con Margherita che dedica ai rinnovati sposi la bellissima canzone interpretata anche dal grande Murolo. Poi Franco legge un brano che ricorda il momento in cui Pasquale fece la sua dichiarazione ad Amalia e invita tutti ad ascoltare un saluto che viene da lontano ma da una persona che è talmente vicina ai loro cuori da non poter proprio mancare: Pia. La tecnologia ci aiuta. All’inizio ci regala solo un dolce saluto, ma dopo che Franco si è preoccupato di avvicinare gli sposi al tavolo della torta per poter aprire il grande scatolo che la affianca, la registrazione parte di nuovo.

Pia, dalla lontana Sicilia, legge, o meglio, interpreta un brano per noi. Stranamente è il racconto di quello che è appena successo: l’arrivo degli sposi, la sorpresa di Amalia, i suoi potenziali commenti, insomma un’anteprima, come se fosse stata una maga e avesse potuto vedere tutto da così lontano. E vi posso garantire che quei pochi minuti ci danno una grande lezione di quelle che sono le capacità di magistrale interprete qual è Pia. Grande il gioco delle mani, le esclamazioni che hanno preso vita anche senza essere nel testo ma solo nella sua immaginazione, nella sua grande professionalità e nella profonda conoscenza dei due sposi. E quando smettiamo di applaudire lei così lontana e come sempre molto vicina, vengono svelati altri misteri di questa serata che confonde noi, che in qualche modo sapevamo, figuriamoci cosa starà pensando Amalia che, dopo tanti anni di matrimonio e convivenza, scopre che anche il sincero e fedele Pasquale ha saputo costruire una fitta rete di complicità e bugie per mettere su una serata come quella che stiamo vivendo.

Dal grande scatolo infatti, quello che deve contenere le bomboniere, viene fuori quella particolare per Amalia. Carta rigorosamente argentata, un nastro a trattenere i confetti e una forma rettangolare che lei  non può immaginare cosa sia: un libro. Sì proprio così. Pasquale le ha dedicato una nuova opera. Dopo i primi due che aveva scritto per ancorare la storia della sua vita e della famiglia a qualcosa che non fossero solo ricordi di parole che possono sfuggire nel vento del tempo, è nato “La strada”.

Qui torna in cattedra Franco, la sua innata dote di oratore, di presentatore, di accurato ricercatore di quello che si nasconde dentro le parole che altri scrivono senza sapere cosa lui in realtà riuscirà a trovarci dentro. E ogni cosa è al suo posto. La dedica, la foto di loro due in quarta di copertina, il segnalibro con le chiese che hanno segnato le loro due unioni, tutto.

E di cosa poteva parlare questo libro se non dei grandi valori che hanno contraddistinto la loro vita?

Amore, amicizia, famiglia: “La strada” che questi sentimenti segnano e che noi decidiamo di percorrere o di abbandonare.

Amalia è quasi stravolta. Si guarda intorno, guarda Pasquale, sorride a Franco, di sicuro sta tornando con la mente ai mesi passati, si starà chiedendo dove, come e quando ha potuto fare tutto questo. Pasquale sembra leggerle nel pensiero e quando chiama la sua editrice, svela che le volte che la rendeva responsabile di tutto il tempo che passavano insieme per aiutarla a fare cose sue, in realtà era lei ad aiutare lo sposo scrittore in incognito. Ma ancora non escono parole dalla bocca della sposa.

In compenso Pasquale vuole sottolineare un capitolo del suo libro che parla dell’amicizia. Ne cita due, Enzo e Nicola. Il primo, amico di sempre e compagno di studi, l’altro, valore aggiunto nel corso degli anni, ma non per questo meno sentito. Quando parla di lui, da poco scomparso, la lettura diventa pesante, la vista di sicuro è appannata da qualche lacrima di dolore, di affetto, di rimpianto e di rispetto per la figura di questo amico, che pure non essendoci più, gli ha fatto capire che “si può perdere l’amico, ma non l’amicizia”. È presente anche la famiglia di Nicola ed è alla sua signora che Pasquale rivolge un abraccio affettuoso, di partecipazione e di ringraziamento per aver avuto la forza di essere presente nonostante la ferita ancora fresca da rimarginare.

Ma seppure i brividi sono sulla pelle di tutti,  siamo qui per una festa e dunque Franco prende di nuovo la parola e legge ancora poche righe: sono quelle che descrivono un Pasquale che io stessa avevo raccontato dopo uno dei nostri primi incontri. Altra sorpresa, ma ormai non si contano più. Credo che anche Amalia, che si aspettava una serata tranquilla con torta e bruschette abbia resettato ogni tipo di informazione vecchia per lasciare spazio al nuovo che dovrà succedere. Tanto ormai è chiaro cha Pasquale e i suoi complici (tutti praticamente), hanno delineato ogni minimo dettaglio.

A noi invece qualcosa ancora ci sorprende. Quando facciamo per prendere posto, Pasquale si avvicina e ci chiede se ci fa piacere accomodarci al tavolo degli sposi! Noi, tutti gli amici!

Passato l’attimo della sorpresa, mi accorgo che dal posto che occupiamo abbiamo tutta la sala dinanzi a noi, qualcuno ci definirà “commissione d’esame”, io, più che esaminare, scruto.

Amalia si è accomodata. Ha capito che piega prenderà il tutto. Le bruschette fanno solo parte dell’antipasto, ma poi non mancherà tutta la cena completa. Franco le chiede col sorriso sulle labbra, ma io so che davvero vuole sapere l’effetto della sorpresa che le è stata dedicata, e lei sinceramente risponde “ci saranno schiaffi e carezze” e ci sembra la saggia risposta di una donna riservata e amabile allo stesso tempo. Una che non ama essere sotto i riflettori, ma sa perfettamente che ci sono persone che usano la sua di luce, per illuminare il proprio cammino e dunque la rendono indispensabile.

Quando gli amici si avvicinano per portargli i regali, mi accorgo che ognuno, indipendentemente dalla scelta dell’oggetto, ha dedicato delle parole, delle frasi che rispecchiano un modo di vivere.

E guardo i tavoli, la loro composizione. Non sono singoli, ma allargati al massimo che la sala concede. Quello della Famiglia raccoglie tutti, fratelli, sorelle, cognati, cognate, nipoti… loro sono un’unità.

Qualcuno si avvicina, scambiamo quattro chiacchiere. Non importa quale sia il reale ruolo di ognuno di noi, siamo tutti insieme in questo posto ed è una cosa che ci unisce. Gina, una delle sorelle di Pasquale ci racconta degli spaccati di vita privata. Alcune sue frasi sono il riassunto di queste vite che non si limitano a raccontare le cose che fanno, le disegnano. Perché il collante tra di loro è il fare. Quelle origini contadine, quell’abitudine a seminare per raccogliere hanno profondamente segnato il loro DNA. E la cosa davvero bella che sento dalle loro parole, anzi dai loro gesti, è che hanno voglia di dare continuità e seguito alle tradizioni che li hanno fatti diventare ciò che sono.

Ci viene fatto un invito per la tradizionale messa del 15 agosto che si tiene nella casa paterna. Ovviamente dico che se saremo in zona non mancheremo, è un’esperienza già vissuta e che vale la pena rivivere. E lei, un’altra sorella di Pasquale, dice: Noi tutti ci siamo sempre. Ognuno sa che o si torna il 14 dalle eventuali ferie, o si parte il 16.

Ecco qui. Una semplice regola che rispettano tutti, grandi e giovani. Perché loro hanno voluto così.

La serata si chiude con le foto di gruppo. Prima ne avevamo vista una che ritraeva Pasquale e Amalia il giorno del loro matrimonio, circondati da tutti la famiglia dello sposo. E adesso si ricrea lo stesso cerchio, perché il tempo è vero che ha portato via alcuni dei presenti di allora, ma quelli che sono rimasti hanno conservato talmente tanto degli assenti, che mancanze non se ne avvertono quasi. Chi è rimasto ha saputo egregiamente portare avanti gli stessi valori e sostituire nelle attenzioni chi purtroppo ha dovuto fermarsi lungo il cammino.

Mi ritornano in mente quelle parole lette qualche ora prima: Pasquale è un uomo di altri tempi… Tutti loro sembrano d’altri tempi, ma sarebbe molto bello non considerarli delle mosche bianche.

Auguri agli sposi, grazie ancora per averci dato l’opportunità di sentire il calore vero della casa, della famiglia.

Quando ci troviamo sull’autostrada che ci riporta a casa, il cielo viene illuminato da lampi improvvisi e continui: sembrano fuochi d’artificio, a me piace immaginarli così.

Perché adoro la natura che si manifesta con la sua forza a sottolineare la sua grandezza e la nostra pochezza fisica: è solo nello spirito che potremmo sovrastarla, ma non ce la facciamo.

Non sempre. Ma qualche volta si.

Rispondi