Una vita a foglietti

Paula – Isabel Allende

paulaCava 23/7/2002

Questo è probabilmente il libro che non avrebbe mai voluto scrivere o al contrario, il viaggio definitivo verso la conoscenza. Non verso il dolore. Il dolore è un passaggio, un cammino che accompagna le nostre vite e noi decidiamo quale posto assegnarli.

Per me è stato come ritrovarmi. Forse un termine strano, il mio passato non è fatto di rivoluzioni, di parenti illustri, di famiglie secolari. Sono semplicemente una che si chiama Paola. Ho sempre sognato di scrivere e la prima volta che l’ho fatto, ho sentito  come qualcuno che mi dettasse le parole, così la seconda.

Ci sono delle parti del libro che mi hanno fatta sorridere. Forse sapevo di trovarle. Un po’ come quando tra centinai a di libri, proprio questo mi ha letteralmente chiamata.

La mia società non vede donne sottomesse agli uomini, ufficialmente, qui in Italia non sentiamo il rischio di una rivoluzione, ma la corruzione è grande, i problemi anche.

E io mi ritrovo a 37 anni, con due figli, una bimba e un bimbo, Camilla e Salvatore e, come Isabel, ho bruciato la mia opportunità, credo, andando indovina dove? In Venezuela. Per correre non dietro a un amore, ma a un lavoro che credevo mi regalasse del “tempo”. Tempo per scrivere, giocare con i miei figli che nel frattempo avevo lasciato. So cosa significa starne lontani. So delle ansie che ti prendono quando i tuoi problemi personali ti allontanano dalla loro quotidianità, dal loro continuo, assoluto bisogno di affetto.

Qual è il legame tra tutte queste cose? Sento che c’è. Ma come scoprirlo? So che se potessi direi queste cose a voce, ma quali possibilità ho di incontrarti, parlarti o anche solamente scriverti?

Anch’io ho riso quando ho immaginato la tua faccia dinanzi a chi ti chiedeva della “struttura ciclica” del romanzo e di come tu l’abbia collegata alla struttura delle costruzioni o ai cicli della luna o delle mestruazioni. Tante volte si è scritto solo per farlo. Senza pensare di appartenere ad una scuola, un gruppo, una corrente. Questa è un po’ la tendenza ad accomunare tutto. L’individuo in sé perde di molto, se non del tutto, la propria unicità.

La tua infanzia mi è parsa avventurosa, come il resto della tua vita, ma probabilmente per chi la vive ha un altro sapore (c’è sempre un parere diverso).

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