Una vita a foglietti

Peppe Lanzetta – Pane e peperoni

Lanzetta Pane e peperoniCava 2012

Una ricetta per cambiare un’idea? No, un libro per ritrovare rabbia. Una rabbia che mi ha sempre accompagnata e che oggi sembrava sepolta da giornate di lavoro, pensieri, casa e famiglia.

Peppe Lanzetta non l’ho mai conosciuto, non mi ricordo neanche la sua faccia, ma non mi ispirava simpatia. Forse perché lo immagino amico di persone che a me stanno sulle scatole, e che dovrebbero stare sulle scatole pure a lui, visto quello che pensa e quello che invece fanno gli altri (quelli che mi stano antipatici).

Ma, con la curiosità che fa la fortuna, credo, delle persone, avendo il suo libro tra le mani, l’ho letto.

E dal primo racconto mi è piaciuta la voglia dello scrivere del momento. Gli episodi che ti condizionano la vita, ma che fai entrare in due paginette di un piccolo libro.

Ed è un crescendo di situazioni, avvertimenti, visioni, che sfociano in quelle pagine di rabbia dove davvero devono finire tutti. E anche noi meritiamo un posto lì, tra i colpevoli. Perché abbiamo creduto a qualcuno che ci potesse tirare fuori dalle bugie di chi non aveva fatto mai, di chi si è nascosto per decenni dietro un’opposizione che l’ha arricchito e coperto, dietro tutto quello che per davvero ha distrutto i nostri sogni (o ci ha provato), e che purtroppo ha più possibilità di uccidere quelli dei nostri figli, perché noi i sogni li abbiamo avuti e qualche fortunato li ha ancora, ma loro non so se hanno fatto in tempo a crearsene.

E poi un nome ti ha elevato un gradino più su, caro Peppe Lanzetta: Osvaldo Soriano.

Ho tutti i suoi libri, e ti dico come l’ho scoperto. Un commento di Borges diceva. “E c’è qualcuno che ancora non conosce Soriano”.

Ecco i miei pensieri che in qualche modo mi fanno pensare ai tuoi, non per stile o cose del genere che non capisco, ma perché credo che nascano di getto. Due minuti fa ho finito di leggere il tuo libro e questo è il commento.

A volte parlo di recensioni, ma in realtà sono appendici di uno scritto, sono le sensazioni che trovano posto su un foglio bianco e acquistano un senso che resterà nel tempo, perché è questo il potere della penna: l’imperitura memoria.

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