Una vita a foglietti

Piazza pulita

piazza pulitaCava 5/11/13

Non vorrei illudervi, non l’ho trovato il modo per fare piazza pulita dello sporco che ci sommerge. E’ solo il titolo del programma TV. Di quelli che speri sempre di non vedere perché ci sono le stesse cose condite in altro modo ma …. Tu giri in cucina tra padelle e piatti da lavare e Felice purtroppo, si addormenta col dito del telecomando proprio lì. Rassegnati. Li ascolti. In verità, quando c’era ancora un po’ di forza nel dito, si era anche arrivati a vedere la chiusura di Report, per non farci mancare nulla. Potevamo perderci l’ILVA e gli innumerevoli coinvolgimenti della politica (stavano intervistando Vendola, che c’entri?), della Chiesa con la famiglia Riva? A noi toccano i tumori e i soldi per le bonifiche vanno all’estero. Una cosa ciascuno.

Ma come dicevo, con un colpo di fortuna corri dal 3 al 7 e trovi gli altri. C’è un bel signore molto “English” che ci racconta di come fuori dalle nostre terre, esiste quella razza rara di politico, da noi estinto o forse mai ben integrato con il clima mediterraneo, che FA. Fa qualcosa per recuperare il terreno perso, fa qualcosa per risollevare l’economia, fa qualcosa per difendere il suo paese. OHHH!!

Poi c’è un altro economista, vi cercherò il nome, ma lo conoscete, che anche se devo riconoscere in maniera molto garbata ci dice, o almeno io così capisco, che tutte le scelte che fanno i nostri “reggenti” chissà perché, penalizzano noi e fortificano i “ducati” stranieri. Bene.

Tra lavaggi e risciacqui, sento nominare la parola magica dei sindacati, della cassa integrazione. Di un sistema corrotto che penalizza indovinate chi? Esatto: sempre noi. Però voglio togliere dall’imbarazzo la signora Camusso, perché non ne sa niente. Sia chiaro. Io lo so perché, parlando con amici, mi raccontano che sono stati licenziati per avere i soldi della disoccupazione (penso dallo Stato – noi), e la differenza dal titolare. Ma lei non lo sa. Impegni televisivi e varie piazze, l’hanno portata lontana dalla scena del crimine. Vedo però che alcune giovani promesse scalpitano per esprimere delle opinioni. Il buon segno è che parlano in due e ovviamente non si trovano. Tutto cresce bene.

Dopo un servizio su un “TOTAL” evasore, che dice di non esistere per lo stato perché non ha mai pagato nulla (mi viene in mente a volo che due anni e mezzo fa, dopo un intervento, fui richiamata dal medico fiscale perché all’età di 46 anni, non trovarono sotto il mio nome neanche un giorno di malattia! Tutte razze estinte nel Bel Paese!), compaiono in sala o io vedo per la prima volta, altre due poltrone. In una c’è Aldo Busi che, giustamente difende il suo essere persona assolutamente corretta. Vuole essere libero e quindi non si rende attaccabile. Teoria magnifica. Mi sento risollevata. C’è qualcuno nella “scatola magica” che vuole sentirsi a posto con la coscienza.

E poi c’è la Gelmini. Questa mi fa un po’ pena. Non c’è posto dove non l’ho vista maltrattare. Ma regge. E quando cerca di esprimere un suo pensiero, nomina qualcosa: sarà un virus che si insinua nello studio a cui il Busi è allergico e che lo fa scoppiare. La Costituzione. La legge è uguale per tutti. Berlusconi. (Credetemi, l’avevano nominato solo una volta e ci sentivamo tutti orfani). L’invito a scomparire dalle nostre vite è chiaro, il collo ingrossato e la faccia rossa indicano un grado di intolleranza notevole. Ma è la stessa persona della libertà di prima? Ha lo stesso vestito, le stesse maniere un po’ “dolci”; sarà stato punto. Alla Gelmini non viene dato diritto di replica, riesce solo ad accusare il conduttore di non aver mantenuto la parola data che garantiva mancanza di scenate e aggressioni, e si passa di nuovo alla calma English e alle mazzate dell’economia che butta 51 miliardi in Europa, che a quanto pare potevano restare qui. Per noi. Per i nostri ospedali, le nostre scuole. Per alleggerire le tasse. NO! Noi rispettiamo i debiti e paghiamo. Quelli all’estero però, quelli di casa che fanno morire le imprese passano inosservati. In fondo quel danno è solo nostro e i panni sporchi si lavano in famiglia.

Dopo bei cartelli che indicano la strada del prelievo ulteriore che ci faranno, credo sia un’iniziativa della Sanità per vedere quanto sangue ancora possediamo, arriva l’espulsione: la mia. Me ne vado e non vi racconterò nessun finale. Dovrete accontentarvi di quel che resta nella mia testa.

L’indignazione di Busi verso Berlusconi sarà giustificata perché, se ci sentiamo in un paese giusto, se sei stato condannato, te ne devi andare. Ma a parte che tutti, appunto perché c’è marcio ovunque, tendono a dubitare della retta via delle toghe mi chiedo: ma la stessa indignazione non la merita l’evasione? Non la merita la Camusso. E i Riva? E la Cancellieri? E … metteteci i vostri. Anche nell’essere arrabbiati prendiamo posizione. Basta!

Quante cose si dicono. Quante cose si fanno. Quanta corruzione c’è in ogni settore. Mi era piaciuta l’idea del voler essere integro per poter parlare, ma oggi la grandezza degli italiani, è di non esserlo più, integri intendo. A nessun livello. Anche il tabaccaio cerca di fregarti sui pagamenti. Ti vendono merce avariata. Barilla ci propina il bel Banderas per farci dimenticare il metallo che mette nei suoi biscotti per famiglia (attenzione che i gay si lamentano di questo, loro non li possono comprare). E allora, se tutti noi ci auguriamo tempi migliori in realtà da chi dovranno nascere? Questo è il paese dove tutto è giustificato. Anche l’evasore ha dei sostenitori perché in qualche modo fa lavorare 10 persone. E non è anche vero che non possiamo lavorare per questo socio che io definivo occulto nel ’90, ma che ora si è presentato molto bene, vive nelle nostre case tranquillamente.

Non ce ne usciamo. Quando si arriva a toccare qualcosa lassù, anche se non è molto su, ma solo più in alto di quel che abbiamo oggi, ci spunta addosso il cartellino del prezzo. E qualcuno ci compra. Ci usa e nel libretto delle istruzioni spiega come giustificarci.

Questo dobbiamo combattere. “Se lo fanno tutti perché io no”. Ma se tutti sono ladri, noi possiamo decidere di non esserlo. Dall’euro ai milioni. Non c’è differenza. E’ dall’euro che cominci a formare il milione.

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