Una vita a foglietti

Piera Carlomagno, “Una favolosa estate di morte”

Piera Carlomagno l’11 Luglio al Rodaviva a Cava de’Tirreni, presentava il suo ultimo libro “Una favolosa estate di morte”  (Nero Rizzoli). Da tempo non avevamo occasione di scambiare due chiacchiere ma finalmente ci siamo riuscite, ritrovando il solito piacere.

Durante la serata avevi fatto notare come io fossi sempre lì, pronta a prendere appunti, ma in realtà, ad oggi, non ho pubblicato ancora niente. E come sempre un motivo c’è. Forse più di uno.

Tu sei una giornalista scrittrice di gialli. Conosco la tua scrittura e anche la tua cura per i dettagli. Le accompagnatrici della tua serata,Pina Masturzo e alla lettura Marica De Vita, giustamente, si sono ben guardate dallo svelare situazioni e intrighi del tuo libro, ma quello che mi colpiva, mentre loro leggevano o parlavano, erano i tuoi occhi. Il tuo sguardo spesso sembrava andare lontano, come se quelle parole ascoltate ti stessero pagando un biglietto per un viaggio di ritorno ancora una volta in quella Matera, in quella Basilicata, che hai deciso di raccontare spostandoti dalle strade più conosciute di Napoli e Salerno.

Come se stessi ritrovando davanti agli occhi i fogli ancora bianchi su cui avresti appuntato i tuoi pensieri, le tue fatiche.

Ed è per questo che non ti ho scritto prima. Perché quel biglietto l’ho pagato anch’io e sono partita per una terra che non ho mai conosciuto e ho aspettato di scoprire cosa avevi voluto raccontare. Ora il viaggio è finito e posso cominciare a scrivere.

Inutile parlare della tua capacità di far scorrere vie le pagine, quello che vorrei dirti è che questo è un libro che si colloca nell’ambito del noir, ma io vi ho trovato molto altro.

È un libro storico, è un libro ricco di ricerche, è un libro di geografia, è un libro carico di rispetto. È un libro di attualità e di politica, è un libro di denuncia, ma può anche sembrare solo un libro che ha come protagoniste delle donne. La loro sensibilità, i loro conti da pagare, le ricerche infinite nel passato che servono per rendere più forti i passi nel futuro. Di sicuro la dimostrazione di un lavoro di ricerca e di cura che deve essere costato davvero molto.

Matera è una città di cui si parla tanto, forse troppo e non sei la prima scrittrice, con origini lucane, che mette in evidenza la grande contraddizione della sua prepotente riscoperta.

Incantevole la descrizione dei Sassi, dei calanchi, che ti fanno “vedere” e “sentire” il calore di quella terra abituata al silenzio e alla chiusura e che invece, ricoperta di lustrini e strass, è stata resa vulnerabile davanti ad un mondo che la guarda con curiosità, ma non sempre con rispetto.

Ma non hai lasciato da parte la solita vita sociale, che penso sia stata solleticata dalla tua professione originaria, la mafia che si mescola alla politica e a tutte quelle organizzazioni clandestine che ormai hanno mani in pasta ovunque e che sono una piaga perennemente infetta. Non c’era bisogno di renderle necessariamente colpevoli o protagoniste, ma hai voluto metterle in evidenza, come una denuncia dovuta, che va ben oltre la trama del libro.

Non si dice molto di un giallo, sono in linea con le tue amiche presentatrici, ma un invito a leggerlo si può fare. Il biglietto con te, vale sempre la pena di essere pagato, e in fondo nella tua dedica, mi avevi proprio chiesto di restare per un po’in Basilicata.

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