Una vita a foglietti

Pippo e Viviana Cangiano – Family Match

PippoQuesta serata del 16 luglio, è un po’ come il sabato del villaggio, l‘attesa del giorno della festa.

È l’ultimo appuntamento dell’”Aspettando Li Curti”, prima di ripartire con la nuova Rassegna 2015.

Ed è una chiusura degna di grandi aspettative, perché in scena ci sarà Pippo Cangiano, vincitore come miglior attore della Rassegna precedente: un cerchio che si chiude, un passaggio di consegne virtuale. E poi, piccolo dettaglio, Pippo Cangiano è un attore che merita di essere visto: sempre!

Per la serata ha pensato di omaggiare Cava con un’anteprima assoluta: Family Match, con Viviana Cangiano, sua figlia, per la regia di Riccardo Citro.

L’attesa è tanta e pure la curiosità. Il tema dovrebbe essere quello dello scontro generazionale, giovani e meno giovani, genitori e figli, idee vecchie e idee nuove, tutte quelle cose così, che riempiono le nostre vite di tutti i giorni.

Ma non sappiamo come si combatteranno!

La cosa che vediamo, e che promette benissimo, è il loro accompagnatore: il Maestro Vittorio Cataldi. Lo riconosco subito, l’avevo già ammirato nella serata invernale con Nunzia Schiano e la sua musica mi aveva affascinata. Poi, ne avrò solo ulteriore conferma.

Pippo e Viviana si incontrano nel cortile di casa Apicella, che ci ospita, e con la naturalezza che usano nel salotto di casa loro, sicuramente, si lanciano sfide a colpi di canzoni, monologhi, battute e sudate. Su queste ultime Pippo stravince per distacco. Il caldo è tremendo, meno male che Viviana ha avuto la lungimiranza di trasformare il cortile in un “basso”, tenendo panni stesi alle corde, che danno un po’ di sollievo al caro papà, vittima di queste temperature altissime, anche a sera inoltrata.

Ma in verità, quando cominciano a tirar fuori le voci, e Pippo rinuncia anche al  microfono che fa brutti scherzi, nessuno pensa più al suo bisogno di “asciugatura” continua. Per me sono una sorpresa. Pippo lo ricordavo come il boss di “A Chiena”, ma cantante, cabarettista, non lo avevo mai visto. Tira fuori un repertorio “antico”, di un Raffaele Viviani che ci confessa  sia anche l’origine di quel nome poco napoletano, che ha voluto per sua figlia. È un maestro. Colpo su colpo, spartito dietro spartito, coinvolgono il maestro Cataldi che risponde nota su nota, perfetto, struggente, adorabile musicista che in questa notte che regala emozioni stupende, partecipa da vero protagonista.

E poi Viviana. Pippo mi scuserà se dico che la figlia gli ha rubato la scena; non solo perché ognuno ha sempre cantato da solo, ma perché lei è un fenomeno.

In due, nelle battute che precedono i canti, non si tirano indietro se devono prendersi in giro per la loro presenza fisica. Non stiamo ad ammirare dei modelli da sfilata, ma a nessuno è venuto in mente di guardare la loro fisicità se non per apprezzarla quando dà forza alla scena, al racconto, al dialogo muto che completa le parole.

Quando Viviana comincia a cantare, puoi trasferirti in quella Napoli che vogliono raccontare, che esce da quella voce lenta, avvolgente … “… l’anima mia riman a sta finestr…”

Quando lei canta il cuore si mette in piedi e aspetta che quella voce lo riempia per regalargli le immagini che racconta. Puoi innamorarti ascoltando questa voce. È talmente piena di passione e di trasporto che ti prende e su quel mare ti fa viaggiare, in compagnia di tutto quello che puoi desiderare. Si permette poi una canzoncina nella quale si trasforma in “pietra” che è da occhi sgranati. Tu ascolti e ti chiedi chi è che sta cantando: la stessa persona di prima o una nuova di zecca, che si è appropriata di quel corpo!

È amore quello che Pippo e Viviana raccontano. Amore per il loro lavoro, per questo teatro che da “serio” non ti fa più lavorare, la gente vuole ridere, ma il loro spettacolo non è solo risata per le canzoni a doppio senso che soprattutto Pippo ci regala, no. Il loro esibirsi è frutto di una passione antica, da quando Pippo “rubava” la voce di Viviani a casa di Nino Taranto e che è apparsa identica nelle corde vocali di sua figlia.

E alla passione singola di due straordinari talenti, si unisce la storia d’amore tra padre e figlia, tra quell’orgoglio del genitore per il traguardo  raggiunto e allo stesso tempo la fermezza di dover sempre pretendere un miglioramento, una crescita che non si fermi, che non si crogioli dentro una bravura evidente, ma che va curata e seguita.

A fine serata Pippo dedica alla figlia un pezzo tenero e forte che ha trovato particolarmente adatto ai suoi sentimenti di padre. Uno scritto dal blog “Una vita a foglietti”, che ci recita a fine serata: Il sapore della libertà, che lui trasforma come titolo ma che resta identico nella sostanza, nell’inno a quel senso alato di libertà che viene dato proprio dalla coscienza di amare e di essere amati. Una scelta, quella di Pippo, che mi emoziona e mi gratifica personalmente, come autrice e come madre, avendo io stessa composto quello scritto per dedicarlo a mia figlia Camilla.

È la degna conclusione di una serata bellissima, che ci dispiace sia già finita. Lo si intuisce dai saluti di Carmela Novaldi, la nostra presentatrice in rosso ma stasera eccezionalmente in giallo, e di Geltrude Barba Direttrice della Rassegna.

Poco più di un’ora di arte, passione, risate, musica e davvero la soddisfazione di esserci stati ancora una volta, insieme con chi viene anche da fuori per seguire un amico, un maestro, come Diego Sommaripa, Antonello De Rosa, gente che vive di teatro e che al teatro regala la propria vita.

L’invito che rivolgiamo è sempre lo stesso alla fine di ogni serata che noi viviamo e che proviamo a raccontarvi. Credete a quello che scriviamo, ma se avete dei dubbi, venite a verificare di persona: il risultato è decisamente migliore.

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