Una vita a foglietti

Progetti

Cava 25/07/2012

Se sogni le ferie, quando arrivano devi essere contenta. Non per quello che andrai a fare, perché i tempi che corrono nella tua vita economica, non ti permettono di fare progetti. Almeno non reali. Poi con la fantasia…

Ma oggi c’è qualcosa di diverso. Per la prima volta dopo anni, sento che posso trovarmi senza neanche il lavoro. Mi fermo a pensare a questa eventualità e c’è quella parte testarda di me che già scalpita, perché da sempre ho pensato che chiusa una porta, si apre un portone. Ma oggi ho qualche anno in più e con loro in dotazione sono arrivati anche gli acciacchi. Un colpetto qui, uno di là, la schiena il respiro il seno. Basta, se no mi convinco che non sono acciacchi, ma problemi.

Ma riprendiamo il discorso. La testarda dentro scalpita, la vecchietta pensa. Cosa mi si apre davanti? Chissà!!!

Mi chiedo ora se, dopo tutta la mia vita, davvero poteva essere arrivato un qualcosa che durasse in eterno, o per la mia eternità di vita. E non mi trovo tanto sorpresa in fondo. Niente è per sempre, forse solo il mio amore, ma quello non ha prezzo anche se non ti fa mangiare. Ma ti fa dividere meglio il poco, questo sì.

E allora? Come sempre divago e con un po’ di sforzo devo ricomporre il mio ordine mentale (affermazione grave, mai esistito ordine nella mia testa), vabbè ci provo. Cosa devo fare. Stamattina la giornata è iniziata con strane sensazioni, ombre vagavano nella mente senza farsi riconoscere, ma il senso di insicurezza, anche se per cause diverse, era già molto forte. E anche lì mi sono chiesta cosa posso fare? Ho due figli, viviamo di stipendi, non abbiamo proprietà, non abbiamo conti in banca, non abbiamo risparmi, e il futuro non lo vedo. Ma a domanda segue risposta, e io me la sono data.

Scriverò davvero due righe. Inizierò da questi giorni di ferie forzate perché non mi piace perdere tempo, così avrò l’illusione primo: di non aver sprecato la mia vita, perché vivendo credo di aver imparato piccole cose che vorrei mettere nero su bianco, secondo: di essermi impegnata a scrivere un capolavoro che, come nei sogni di ogni scrivano che unisce due parole sotto un titolo, ambisce alla realizzazione dell’opera unica. Ecco. Io voglio fare questo. E’ la spinta che asciuga le mie lacrime, che fa battere ancora il mio cuore, che mi fa guardare oltre quella porta e vedere comunque un futuro, anche se non lo so riconoscere, ma so che ci sarà.

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