Una vita a foglietti

Quarta edizione dell’Horecoast 2017…..

Sembrerebbe il luogo sbagliato per ritrovare questo pezzo, quantomeno da un punto di vista temporale, ma ho scoperto una cosa stamattina e ho provato a porvi rimedio. Proprio per l’esperienza fatta ieri, mi erano tornate in mente le altre belle occasioni che ho avuto il piacere di vivere con MTN Company e avrei voluto rileggere questa dell’Arechi, di cui ricordo perfettamente le emozioni, soprattutto del luogo. Ebbene ho scoperto che chi lo aveva ospitato, come pubblicazione, lo aveva anche cancellato. E ovviamente non si ritrova più. Ma il piacere e la fortuna di esserne l’autrice, mi consente di avere gli originali ed è per questo, che a distanza di anni, un altro “foglietto” ritrova il suo posto. Per chi c’è stato quella sera, ma soprattutto per chi non ha vissuto quell’atmosfera, restituisco di nuovo quanto mi è stato donato. Grazie

Lunedì 20 marzo c’è stata la cena di gala che precedeva i due giorni di lavoro della IV edizione dell’HoReCoast 2017, progetto itinerante e fiera di settore, una realtà che sta davvero diventando punto di riferimento validissimo per la valorizzazione del territorio e delle eccellenze che vi si producono. Per i dettagli tecnici ci sono state numerose conferenze, presentazioni nei luoghi dovuti e dunque non mi dilungherò in elenchi sterili di nomi.

Sapete anche perché? Sarebbe un peccato!

Dicevamo della location: Castello Arechi di Salerno. Per molti è stata l’occasione per rivedere, per alcuni per scoprire un luogo che è di una bellezza mozzafiato.

Sono da sola e in una serata così, la prima cosa che ti può prendere è la solitudine. Arrivi per raccontare, per guardare, per scoprire progetti, ma la prima cosa che ti accoglie è un luogo. Dal balcone a cui ho chiesto di farmi compagnia, leggo la poesia “Lo stellato” di Alfonso Gatto che qualcuno, fortunatamente, ha deciso di lasciare qui: incisa su una lastra di marmo. È freddo il materiale, è umida la notte, ma quelle parole riscaldano, abbracciano, fanno compagnia. Deve averle scritte in un giorno di sole “…in un ultimo sole…” che rende di certo un panorama diverso. Ora c’è buio e ci sono luci. Il cielo è stellato ma il mare è prigioniero di una fredda umidità che lo ha reso immobile, quasi privo di vita, in una muta attesa di qualcosa che dovrà tornare ancora, domani, come lo è stato per il giorno prima. È l’antico e il futuro andare del tempo. È tutto ciò che culla quelle tradizioni, quella storia racchiusa in un territorio che è fatto di colori, di odori, di mani adatte e vogliose di lavoro, di uomini che hanno aggiunto alla storia personale quella dei loro vicini.

È questo il senso di serate come quella che andremo a vivere.

Serata che raccoglie l’eccellenza non solo del settore gastronomico dell’area salernitana, ma anche di docenti, di politici, di giornalisti, blogger: tutti quelli che insieme, possono dare la spinta determinante per lanciare, alla massima velocità, la macchina di uno sviluppo territoriale “…che non deve credere di dover impiantare industrie per creare lavoro, ma agevolare chi fa impresa”. Dopo la presentazione di Michele Lanzetta, presente con Carmine D’Alessio, Raffaella Avallone e Luca Badiali come rappresentanti di MTN l’agenzia di comunicazione che affianca la manifestazione, Pietro De Luca ci accoglie con questa frase. Lui, insieme a Enzo Lamberti sono tra i fautori di questa manifestazione che ha l’obiettivo principale di dare il maggior risalto possibile a tutto quanto di buono si sa fare dalle nostre parti. E viene fuori la parola “polo turistico”, perché è di questo che si ha bisogno in un territorio che vuole dare una svolta significativa all’accoglienza degli sopiti.

E ci spiegano anche i motivi di una scelta come quella del Castello. La cena della prima edizione si tenne all’Arsenale di Amalfi, per ricordare il luogo dei commerci dell’antica città marinara. All’epoca si partiva e non sempre si sapeva dove sarebbero arrivate quelle navi e anche questo progetto all’esordio, si sentiva un po’ così: una barca che si incammina e ancora non conosce perfettamente quanti porti toccherà. Ma oggi, al quarto anno, un Castello è luogo altrettanto significativo: negli antichi banchetti alla corte del re, si prendevano le grandi decisioni e anche qui, tra i tanti personaggi presenti, si spera si possano gettare solide basi per dare maggiore spinta a questa barca che non ha voglia di arenarsi in una baia desolata, ma pretende di arrivare in porti che possano accogliere le eccellenza che porta con sé.

La serata avrà un obiettivo specifico: trovare parole chiave che diano la misura e il senso di quanto è stato fatto ma soprattutto quanto si dovrà ancora fare. C’è una lavagna bianca che aspetta i suggerimenti che verranno dai tanti ospiti presenti in sala, ma nel frattempo ci vengono presentati i cuochi che cucineranno per noi e il gruppo di ragazzi dell’Istituto alberghiero di Salerno.

Al tavolo questa sera ho ritrovato con grande piacere Salvatore Aceto, stavolta senza il fratello ma in compagnia della bella moglie insieme a blogger enogastronomici, una giornalista e rappresentanti di vini. Il menù è come sempre basato sui prodotti che le aziende presenti offrono, dai pomodori, al pescato, alla pasta e al vino, perché davvero c’è da scegliere vere eccellenze e tutto è all’altezza di una serata così ben organizzata. Dopo l’entrèe di benvenuto con prosecco che abbiamo assaporato sul terrazzo del Castello, si comincia con una zeppola di baccalà su fondente di cavolfiore e lamelle di tartufo di Bagnoli. Una prelibatezza!

Intanto iniziano le interrogazioni di Michele Lanzetta e il primo a finire davanti alla lavagna è il professor Dall’Ara docente di marketing del turismo. Il suo è un intervento molto significativo; ci parla dell’accoglienza che è presente nel nostro DNA ma nel turismo può non bastare. Se diventa progetto può fare la differenza. Prima di ogni tipo di promozione, che spesso è molto costosa e non sempre efficace, bisogna soffermarsi sull’accoglienza. Apre una piacevole parentesi sul mondo del web, di come in paesi molto abituati a navigare non hanno voglia di aspettare i quasi cinquanta secondi che un .it o un .com impiega per aprirsi. In Cina ad esempio, viaggiano alla metà di questi tempi di attesa e noi dobbiamo adeguarci, altrimenti si rischia di rimanere fuori da quel mondo che oggi costituisce una fetta di mercato molto ampia: la realtà virtuale permette a molte più persone di scoprire luoghi e offerte, ma bisogna conoscere le sue regole e adeguarsi. Un sito che fa vedere sale vuote e belle facciate di albergo, rischia di fare un autogol: nulla è più deprimente del mostrare ambienti vuoti. Ci vogliono le persone. Sono sempre e solo loro a fare la differenza.

Io ritorno con le orecchie al mio tavolo. I racconti di Salvatore sembrano continuare da dove li avevamo lasciati un anno fa e si fondono perfettamente con il concetto del professore. Nella sua tenuta di limoni, ad Amalfi, sono le persone che hanno il dovere di tenere alte tradizioni e il rispetto per quella terra che è dura da coltivare, faticosa da affrontare tutti i giorni, ma che sa essere talmente generosa con i suoi frutti da ripagare ogni goccia di sudore che pretende per se. E chi approfitta del Lemon Tour, quando arriva, deve spogliarsi di ogni abito convenzionale, che sia il ricco arabo, il milionario americano, o il terremotato arrivato in cerca di lavoro, non fa nessuna differenza. C’è solo da sudare, guardare, sfidare se stessi e a volte, dall’alto di terrazze macchiate di giallo, poter coronare il sogno di una vita.

La sala brulica di vita e di interventi. Confesso che non sempre riesco a seguirli perché la conversazione privata è interessante. Con Carolina Milite al mio fianco, poi, cavese come me, ci lasciamo prendere da conversazioni “territoriali” per poi allargarci alla storia delle rovine del monastero abbandonato di Ravello e dalle presentazioni con Michele Amato e Renato Rocco, insomma, l’antipasto è finito, così pure le fettuccelle con totani broccoletti e cremosa di pecorino carmasciano, seguiti dai tubettoni con belladonna di pescatrice e gamberi e noi non sappiamo se farci rapire più dalle ottime pietanze o dalle ricche conversazioni che si tengono. Perché gli interventi continuano, la lavagna aspetta i suoi # e alle parole accoglienza, produttività, se ne aggiungono altre come strutture, formazione.

E alla formazione si è voluta dare grande importanza nel programma dei due giorni successivi, perché numerosi saranno i work shop che vedranno impegnati anche i giovanissimi, perché la conoscenza del proprio territorio, delle sue ricchezze, delle sue potenzialità è condizione imprescindibile per poter pensare ad un futuro a lungo termine e alle tante eccellenze già presenti, come i cuochi dell’Associazione di categoria, si aggiungerà, per la pasticceria, il prestigioso nome di Salvatore De Riso, che ha esportato nel mondo l’arte di dolci campani.

La darne di ricciola, con melanzane e colature di alici è il piatto che si aggiunge al menù e altre parole allungano la lista alla lavagna.

La burocrazia è uno degli scogli contro il quale può naufragare la barca che si era incamminata. Troppe lungaggini, troppi passaggi bloccano tanti di quei progetti che invece avrebbero bisogno di maggiore snellezza per poter proseguire al passo con i tempi, con un mondo che ci gira intorno a velocità vorticose e che purtroppo in Italia sembra paralizzarsi in quell’iter che spegne molti entusiasmi e che impedisce anche gli investimenti esteri.

Ma la macchina culinaria non appartiene a questa categoria e arriviamo al dessert: Parfait ghiacciato al limone, giusta conclusione di una cena impeccabile.

Ci credete che sono passate delle ore? Siamo quasi allo scoccare della mezzanotte. Non siamo delle Cenerentole, ma i prossimi giorni si preannunciano fitti di impegni e le forze vanno centellinate.

Ritorniamo nella notte stellata. Gli occhi si sorprendono ancora alla vista di tanta meraviglia. Guardo queste mura antiche, i cespugli che si sono sforzati di spuntare oltre le dure pietre, a marcare una presenza secolare e non posso non pensare a quando da queste altezze si vedeva lo stesso mare, ma dal basso di certo non le stesse luci. Forse in quel tempo erano più luminose le stelle del cielo che i serpenti delle strade di oggi che inghiottono e restituiscono vite continuamente, in una corsa che troppo spesso non lascia il tempo per fermarsi a guardare e a pensare a quanto di magico ci circonda.

Una fretta che non fa guardare in alto “…al Castello Arechi, a quel grande passato…”, dove qualcuno invece ha avuto voglia di salire e di guardare. Perché il tempo passa, ma il segno di ciò che siamo stati, resta.

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