Una vita a foglietti

Questione di feeling

feelingCava 10/12/13

Ho uno strano modo di vivere la storia con i miei figli. Mi piace pensare che se li voglio loro mi chiamano. In tanti posti che frequentano, potremo anche andare insieme. Che posso prenderli in giro come se tra me e loro non ci fossero 30 anni di differenza.

Cami è andata a un concerto. Volevo esserci anch’io e invece sono a casa, così ho messo il CD e l’ho chiamata per prenderla in giro. Sono piccole sciocchezze che mi danno la certezza di esserci nella loro vita. Non li guardo da lontano, ne faccio parte. Ricordo che non volevo figli perché non mi ritenevo capace di essere madre, lo reputavo un compito troppo difficile. Su questo non mi sbagliavo. Quello che ho dovuto scoprire dopo, è che non si impara ad essere genitore. Perché non c’è mai niente di uguale, acquisito, scontato. L’unica cosa certa è che quando lo diventi, non puoi più smettere. E queste considerazioni me ne portano altre: c’è qualcuno che forse non ha mai cominciato e per questo non ha mai capito il ruolo che si era assegnato. Questo causa confusione, nella migliore delle ipotesi. Peccato però! Non ci sono cose molto più belle di un abbraccio di tuo figlio al mattino o vederli correre da te quando sono tristi per essere coccolati. Piccole gioie, quelle che mi sono concessa o che qualcuno ha voluto che ricevessi. A questo penso quando le forze diminuiscono e altre cose arrivano a mozzarti il fiato.

Un commento su “Questione di feeling

  1. Neve

    Che bello riservarsi attimi preziosi di tranquillità e silenzio, e godere delle sensazioni che le tue parole trasmettono. Anche questa è una piccola gioia. Grazie!

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