Una vita a foglietti

Raccoglimento

13-04-2014-il-silenzio-assordante-del-raccoglimento-ethiopiaCi sono giornate che forse servono per far schiudere tutti quei pensieri che si sono accumulati su troppi avvenimenti. Stiamo ascoltando di tutto. Aerei attaccati, civili ammazzati, stragi di bambini, la Concordia che arriva a Genova, Nibali che vince il Tour, Alonso che ci fa sognare come non ci capitava da tanto, la politica che ci mostra i nostri “governanti” come il “NUOVO” che cresce…, e il tempo che ci fa pensare all’autunno più che alle ferie!

Siamo travolti, stravolti, pensierosi, affaticati, stanchi.

Ma quando arriva questo pensiero, ritornano anche forti alcune parole, quelle che papa Francesco ha dedicato ai casertani nel giorno di Sant’Anna, loro patrona: Non lasciatevi rubare la speranza! Il messaggio è forte, ma la realizzazione di queste parole dipende da noi.

Sarebbe stato molto semplice per il nostro Papa infierire su chi ha permesso che quelle terre divenissero “Le terre dei Fuochi”, un marchio indelebile che ci caccia fuori dal mondo, sia socialmente che economicamente. Ma Lui non l’ha fatto. Lui ha chiesto a tutti noi di imparare a vivere nella parola di Gesù, a cercare il tesoro che rappresenta nella nostra vita. Se conoscessimo il Vangelo, i suoi insegnamenti, non avremmo casi come questi, non parleremmo di cattiverie e abusi, no. Sapremmo vivere con rispetto, con l’idea della verità al primo posto nel cuore, con la voglia di aiutare il prossimo e non pensare di sfruttarlo.

Quanta verità in quelle parole. La rivoluzione deve essere dentro di noi, lo dico da tanto. Quando sapremo capire cosa realmente abita nel nostro cuore, sapremo anche conviverci o decidere di cambiare se non va bene. Sono la falsità, l’ipocrisia che ci tolgono dignità. Il fingere di vivere vite che si fondano solo su parole e non su fatti. Se cercassimo di parlare di  meno e facessimo un po’ più “vedere” quello che siamo realmente, avremmo un quadro ben diverso del nostro essere persone e ovviamente di chi ci circonda.

Ho visto dove portano le bugie, ho sentito tutto il dolore della falsità, quella che non si ferma mai perché poi mette radici, continuo a sentire di tante famiglie in cui regna solo il principio dei soldi, dell’apparenza e mai dell’amore. Ma quel piccolo nucleo di tre quattro cinque o quante persone, è il primo passo della comunità. E’ lì che si forma la nostra struttura, è da lì che si muovono i primi passi, lì si danno i primi insegnamenti. Lì tutto diventa possibile: il bene e il male. E noi ne siamo responsabili.

Poi la colpa non è di Dio che ci ha abbandonati, siamo noi che non lo ascoltiamo; non è solo dei politici che badano ai loro interessi, siamo noi che glielo permettiamo perché li teniamo come esempio da imitare e non da isolare; non è della società che non ha più valori, la società è fatta da noi e di noi, che di valori in lei, ne investiamo ben pochi.

Dovrebbe finire il tempo delle bugie, il tempo degli interessi, il tempo dello sfruttamento e della violenza: dovrebbe nascere davvero un nuovo mondo e possiamo decidere se esserne noi gli artefici, se ne avremo la forza e il coraggio.

Abbiamo chi ci da degli esempi. E il Papa ne è il rappresentante per eccellenza. Facciamo in modo che le sue parole non vadano a marcire in quella Terra devastata da veleni che cancellano natura e uomini, facciamole germogliare. Portiamole a casa, al sicuro, in un terreno fertile che le faccia divenire piante rigogliose e forti, tanto da mettere radici indistruttibili, con frutti maturi e dolci da assaporare.

Crediamoci, dipende da noi. Abbiamo questo potere, possiamo cambiare questo mondo che non ci piace. L’importante sarà, alla prima occasione, non ripetere più quella vergognosa frase: “Fanno tutti così, le cose non cambieranno mai…”. Non sarà più vera se ognuno di noi si ribellerà e di fronte alle ingiustizie, porrà la propria coscienza e non il proprio interesse personale.

Proviamoci, ne abbiamo il diritto, ma soprattutto il dovere

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