Una vita a foglietti

Rassegna Li Curti – Angela Perna con “Virginia e sua zia”

GinaDa Vivimedia

È bellissimo ritornare così spesso nello stesso posto e trovarlo sempre adattato ad una nuova storia.

Questi archi sono stati tanto, un covo di pazzi, la reggia di un re, la stanza di Filumena, l’antica Tebe e stasera ci sono moderni televisori. Moderni ma non tanto, niente schermi ultrapiatti a ben guardare e soprattutto niente immagini: solo scariche e quei famosi puntini neri e bianchi, quelle formichine impazzite,  che si vedevano ai “nostri tempi”, quando il segnale era disturbato e l’antenna non funzionava.

Ma tutto il resto funziona benissimo apparentemente. Sul palco, in un’anteprima nazionale,  la Compagnia Avamposto Teatro e Gina Perna con lo spettacolo Virginia e sua zia”, per la terza serata del Premio Li Curti a Casa Apicella. La regia è di Davide Sacco, che abbiamo già ammirato con “Condannato a morte” nella Rassegna invernale. E l’assaggio è stato più che promettente, per cui ci accomodiamo con grandi aspettative.

Musica bella, un sax. Gina Perna, stasera Virginia, ci accoglie con vestaglia e sguardo scuro, sottolineato da un trucco nero, pesante, che avvolge occhi e palpebre e  che confonde, non capisci se gli occhi sono aperti o chiusi, rendendoli inquietanti, sensazione che è solo il preludio all’inquietudine della persona.

Gina comincia un monologo splendido con una zia immaginaria che le limita la vita e le aspettative. Lei è una sarta della televisione, una vita passata dentro lo “scatolone” senza guardare mai niente. Una vita che le ha fatto conoscere la miseria dell’uomo, la sua continua ricerca sempre e solo “della stessa e unica cosa”, dovendosi difendere e allo stesso tempo cercare un po’ di “ciorta” per sistemarsi.

Ma il rapporto con la zia la frena e la spinge allo stesso tempo. Le continue attenzioni che l’anziana donna pretende, sono motivo di sfogo per lei, per raccontare e raccontarci dei piccoli aneddoti che hanno caratterizzato la sua vita; la storia della mutandina di pizzo rosso portafortuna, dei cerini accesi per vedere quello che non si sa vedere, la condizione di “zitella stagionata” che sta con le orecchie tese per capire quello che lei non fa e dunque non sa fare.

Ma questa donna così poco fortunata sta cercando di cogliere l’ultima opportunità che la vita sembra offrirle: Virginia ha conosciuto un dottore, un uomo “acculturato” che per definizione deve esser per forza brutto, cecato e scartellato, perché non si può avere tutto. Ma questi suoi difetti sono compensati da un animo nobile, da sentimenti delicati e sani, che la spingono a credere per un’ultima volta che l’uomo adatto a lei può ancora esistere. E la fiducia che deve riporre in lui la portano a confessargli la convivenza con quella zia disabile, alla quale ha dedicato tante cure e tanti anni della sua vita, situazione che aveva tenuta quasi segreta per timore di farlo scappare, mentre invece, nel momento della confessione, diventa motivo di rivelazione! Lui, il Dott Filippo G. Montella, ha DUE genitori disabili! Per Virginia la notizia è devastante. Anche lui, il brutto, cecato e scartellato, pure lui ha calcolato la sua scelta. Chi meglio di una zitella tranquilla e già abituata alle fatiche di una persona da accudire può prendersi cura dei suoi genitori?

La delusione è troppa. La consolazione sarà il conforto con quella vecchia zia con la quale ha litigato una vita intera ma della quale non sa fare a meno, per il difficile meccanismo di dipendenza che nasce anche  nella convivenza forzata tra due persone. Persone che alla fine non fanno altro che completare e giustificare le loro esistenze.

Gina Perna è stata davvero brava. Tutta la scena da occupare ininterrottamente, i continui cambi di umore, di emozioni, le numerose sensazioni da far vivere: le sue, quelle della zia che non ha mai parlato, così come l’attore che voleva violentarla o lo spasimante interessato. Lei ha fatto vivere tutti anche se parlava sempre da sola, un’interpretazione che è valsa la pena di vedere. E soprattutto un testo che non è mai diventato banale, mai volgare anche utilizzando frasi e termini un po’ spinti, ma che hanno saputo miscelare alla perfezione la drammaticità della solitudine e quella fantasia, quell’ironia tutta napoletana che sa far sorridere, e il pubblico lo ha molto apprezzato, anche nei momenti più tragici di un’esistenza così segnata.

Quando per la prima volta si affaccia a quella finestra creata apposta nel cortile della casa, che sarà anche l’ultima scena della serata, il pubblico è  convinto per davvero degli applausi che le tributa.

Carmela Novaldi si avvicina “onorata” di poter presentare un’attrice di un così grande e ricco passato:  40 anni di carriera con De Filippo, Scarpetta, Giuffrè, Lello Arena tra gli altri, non passano inosservati . I colpi di scena però non sono finiti. Quando arriva la presentazione del giovanissimo Davide Sacco, che viene ricordato per la sua passata presenza al Li Curti, Gina Perna rivela un picciolo dettaglio che, scopriamo, è sconosciuto a tutti: Gina è la mamma di Davide!!! Carmela è allibita e da questa sorpresa vuole sapere rivolgendo a Davide molte domande sulla eventuale difficoltà di dirigere una madre, o sulla “perfida” possibilità di rivincita che un figliolo può prendersi nei confronti della mamma, per “sgridarla” sul lavoro. Ma Davide, giovanissimo come detto, ma maturo e navigato, non lascia trapelare nulla di un’eventuale emozione speciale in questo lavoro, sottolinea solo l’estrema professionalità dell’attrice mamma, qualità che rende più  semplice la comprensione dell’obiettivo da centrare.

Quando anche Geltrude Barba, Direttrice artistica della Rassegna prende la parola, è sì molto felice per la bella performance che è stata offerta al pubblico presente, ma non può non notare che si potrebbe fare molto di più. Ci lasci quindi con il solito slogan “sostenete il teatro con la vostra presenza” e a queste parole Gina lascia anche un suo ultimo pensiero:- “Sono molte più donne quelle che sostengono il teatro, sono sempre più numerose.”

E il velato riferimento, guardandoci intorno, non può far altro che darle ragione!

Alla prossima serata, venerdì 31 luglio, ci sarà un altro appuntamento d’eccezione: Irene Maiorino, cavese già famosa nel campo televisivo oltre che teatrale, che però prima di Geltrude Barba nessuno aveva invitata ancora ad esibirsi nella città natale. Sarà un caso? Per fortuna ci sarà, in compagnia di Maria Luisa Usai e lo spettacolo Madame Misère.

Voi nel frattempo, non perdete l’occasione per dire “io c’ero”.

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