Una vita a foglietti

Rassegna Li Curti: Antonello De Rosa con “Ammazzali”

ammazzali-premiolicurtiNei piccoli segni delle cose, prendono posto e spazio le grandi passioni della vita, i suoi sentimenti più profondi, inconfessabili, ma non per questo meno seri. Dopo quattro serate, il tempo non ha retto e ci ha spinti in una sala piccola, chiusa e anche questo sembra un segno. Tutto quello che abbiamo provato, forse, meritava di rimanere chiuso dentro quattro mura…

Siamo sempre a Santa Maria al Rifugio, ma con un palco più ristretto, una stanza quasi quella che accoglie l’ultima serata della Rassegna Li Curti. In scena c’è ancora uno spettacolo di Antonello De Rosa: Ammazzali di J. Trianà. Gli attori sono tre: Alessandro Tedesco, Victor Stasi e Cesare De Marco. I loro ruoli ufficiali sono quelli di  Cuco, Bebo e Lalo tre fratelli che rappresentano tre risultati diversi di uno stesso fallimento: sono figli di genitori che non li hanno voluti per amore ma per opportunismo, per apparenza, e non sono stati educati ad una vita da vivere ma solo a un tempo a cui sopravvivere. E per spiegarci tutte queste pochezze, i loro ruoli si moltiplicano e diventano tanti di più. C’è molta più gente di loro tre che si muove in quello stretto spazio delimitato da candeline che riflettono gli occhi lucidi dei personaggi che incarnano grandi sentimenti: PAURA VIOLENZA IGNORANZA FOLLIA ORRORE.  A turno, ognuno di loro, spogliandosi e vestendosi  di panni diversi, hanno raccontato tutte queste passioni, con trasporto e realismo.

Un gong scandisce molte battute, ognuna delle affermazioni che viene fatta viene smentita dalla successiva, perché la realtà può essere cambiata, interpretata, manipolata, a seconda del sentimento che la guarda e la guida.

…l’odore di candele bruciate…

…I volti male illuminati di chi guarda quel disordine voluto, a dispetto di un ordine imposto…

“io volevo vivere” …“tu sei un buono  a nulla” …“Ammazzali”img_0145

Tutto è giusto e tutto è sbagliato in quei pochi metri, ma la cosa più grave, che più fa male, è sapere che non è vero che le candele sono il perimetro di quella follia, non è vero che si riesce a tenere chiuso dentro questo piccolo spazio tutto l’orrore che invece è generato da sentimenti corrotti che gravi conseguenze provocano nella vita degli uomini. Sono troppe le famiglie che seminano nel mondo figli alimentati con pane bagnato nell’odio, con abbracci cattivi che ti fanno desiderare di essere solo, con un’ignoranza che porta solo al fallimento: e purtroppo questa malattia che si sviluppa nel piccolo, si manifesta come una pandemia che sembra senza fine.

Quando Carmela Novaldi, quasi commossa ma sempre padrona della situazione interrompe il lungo applauso che viene tributato allo spettacolo, invitando Antonello De Rosa al centro della stanza, lui specifica proprio questo e cioè che il testo originario da cui ha preso spunto è degli anni ’60, ma la tematica è troppo attuale, troppo quotidiana addirittura. Tutti ricadiamo in problemi esistenziali che ci spingono a confrontarci con quello che qualcuno vorrebbe che fossimo e ciò che in realtà siamo, tra quello che è giusto fare e quello che in realtà facciamo per poter percorrere il sentiero della vita con la maggiore coscienza di noi stessi. Perché solo riconoscere davvero ciò che siamo e soprattutto accettarlo, ci permetterà di migliorarci se dobbiamo, o di essere veramente noi stessi, se ne avremo il coraggio.

Dicevamo che questa è stata la serata conclusiva e dunque i ringraziamenti sono d’obbligo. Diamo la precedenza alla gradita presenza di  Gaetana Lanzerotti, assessore ai Lavori Pubblici e vice Sindaco di Cava, a colmare il vuoto dell’Amministrazione comunale che sempre si era avuto nelle serate precedenti. Poi la giuria presieduta da Franco Bruno Vitolo, con gli altri quattro giurati, che avrà un bel lavoro da fare per decidere chi vincerà il premio finale. E lascio alla fine Geltrude Barba che per la prima volta specifica il suo ruolo non nella Rassegna, ma nel contesto della città di Cava a cui riconosce una tradizione teatrale importante con scuole e maestri che hanno regalato grandi soddisfazioni, mentre a lei interessa portare nella nostra città le realtà del teatro della Provincia, della Regione, per poter avere confronti ed opportunità di crescita.

Questo sarà l’ultimo appuntamento che dovremo darci, perché il 13 settembre nella Sala del teatro Comunale Luca Barba, ci sarà la serata conclusiva con i premi appunto da assegnare ma non mancherà di certo lo spettacolo, perché ancora ospiti illustri sono previsti, a partire dal tenore salernitano Matteo Schiavone, a Salvatore Misticone, famoso “Scapece” nel fortunatissimo film Benvenuti al Sud , e con Pasquale Palma, alias Vivo D’angelo nello spettacolo Made in Sud.

Potrete dunque ancora godere della bellezza di una serata a teatro, per scoprirne o ritrovarne la bellezza e quel contagio che ci auguriamo sia la molla che, nelle prossime occasioni, vi porti numerosi ad occupare posti in prima fila.

Rispondi