Una vita a foglietti

Rassegna Li Curti: Rosaria De Cicco

rosariaQuesto è il primo articolo dedicato alla Rassegna Li Curti iniziata l’8 agosto e che terminerà il 13 settembre, già pubblicato su vivimedia.eu. Ce ne saranno 5 più la serata delle premiazioni. Non ho avuto modo di farlo prima, ma recupero per chi non segue il giornale, ma il blog. Buona lettura

In quest’estate “ballerina”, è da coraggiosi organizzare feste all’aperto, perché la componente sorpresa è sempre dietro l’angolo; ma non è mai tale da scoraggiare l’iniziativa di Geltrude Barba, Direttrice Artistica del Teatro  Comunale “Luca Barba”, (dedicato a suo padre, popolarissimo alfiere della “cavesità”, scomparso purtroppo nel pieno della sua attività) e della  Rassegna Teatrale “Premio Li Curti”. La Rassegna, indetta con il Patrocinio del Comune di Cava de’ Tirreni e della locale Azienda di Soggiorno e con il supporto comunicativo della MTN Company,  è  dedicata al grande Totò, in memoria della sua presunta discendenza da un nobile della frazione Licurti, a testimonianza della quale egli aveva richiesto più volte, ma invano, il quadro dell’antenato esposto nella sala del Consiglio Comunale, una cui copia è stata poi offerta lo scorso anno alla figlia Liliana, madrina della prima edizione.

Ora, sfidando non solo il tempo malandrino, ma anche le sempre più ristrette risorse economiche, Geltrude Barba ha lanciato la sfida della seconda edizione (terza rassegna organizzata da lei), con meno compagnie e meno spettacoli rispetto alla prima, svoltasi lo scorso anno nel Complesso di san Giovanni, ma sempre tenendo alto il livello della qualità, priorità per lei irrinunciabile.

Anzi, rispetto al 2013, ha previsto una vera e propria gara con vincitore finale, secondo le deliberazione di una giuria ufficiale, presieduta da Franco Bruno Vitolo e composta da Angela Vitaliano, Anna Maria Borri, Maria Silvestri, Guglielmo Cirillo. E così, la sera dell’1 agosto, dopo il lancio della presentatrice Carmela Novaldi, come sempre brillante collaboratrice della Barba, in un luogo splendido come il Chiostro di Santa Maria al Rifugio, che sembra fatto apposta per un set teatrale, anche per l’acustica provvidenziale, è stato dato il via alla prima delle cinque tappe che costituiranno il cammino della Rassegna (le altre saranno il 17 e il 24 agosto, infine il 5 settembre)

Apre la sfida una donna. Non una qualsiasi, ma la ben nota artista napoletana Rosaria De Cicco. Nota sul grande schermo per la sua partecipazione ad alcuni film del grande  regista Ozpetek, ma anche conosciuta per numerosi ruoli in programmazioni televisive (tra l’altro ha lavorato anche con Renzo Arbore e nella soap Un posto al sole) e ovviamente con un trascorso teatrale che l’ha vista protagonista in numerosi spettacoli. E questo lo sottolineo, perché quando viene presentata, con tutto il bagaglio che porta con sé, rimani quasi sorpresa di ammirarla, anche se in un luogo splendido come Santa Maria al Rifugio.

E lei appare per davvero lì, su un tappeto semplice, un piccolo bicchiere d’acqua a ridare vigore ad una voce forte che magicamente ci introduce in quelle che sono le storie di un altro nostro grande conterraneo, Annibale Ruccello: “Mamme. Piccole tragedie minimali”. Ruccello è uno degli autori che è mancato troppo presto nella nostra storia culturale, ma il segno che ha lasciato è stato talmente forte, che le sue opere vengono ricercate spesso da attori che amano mettere in mostra la sua genialità e la sua profonda appartenenza a Napoli e alla sua lingua. Sarà per questa intrinseca voglia di legarsi alla nostra terra che Rosaria De Cicco ha aggiunto spezzoni di una commovente Filumena Marturano, come omaggio al grande Eduardo.

E la serata ha inizio. Per davvero. E ti ripeti ancora una volta che il teatro è un’occasione unica, irripetibile. E’ l’opportunità che fa scoccare la scintilla, il desiderio di andare a ritroso, per capire da dove vengono quelle parole, quei pensieri che qualcuno ha ripetuto fino a farle diventare sue parole, sue sofferenze, sue gioie. Le fiabe parlano di una madre senza nome, che racconta tre fiabe in cui, oltre a lazzi verbali, giochi di parole e travolgenti allusioni corporali, ci sono altre mamme, intriganti, interessate, ora generose ora  cattive, ma in maniera “semplice”, senza apparenti  coscienze che intervengono; solo il destino ripaga delle azioni compiute. E domina la figura della donna, della mamma,  motore e anima della famiglia e della società, messa sempre in primo piano, come pilastro di ogni tipo di vita, nel travaglio di piccole e grandi sofferenze e piccole e grandi ribellioni. Il tutto condito da uno spirito popolaresco, fotografato dalla De Cicco sempre con una verve trascinante, di stampo anch’esso tutto popolaresco.

E finire con la “telefonata” della signora, che è quella della porta accanto, o forse noi stesse, perse nel vortice di quella vita vissuta che viene confusa con quell’altra vita, quella “catodica” che ci martella, entra nelle nostre inquietudini, nel nostro intimo, nel quotidiano, nel privato e diventa qualcosa da condividere senza essere “qualcuno” con cui convivere…

Questa è stata la nostra superba Rosaria De Cicco su quel tappeto nero: il saper essere completamente quella futile signora, ma sapere anche, in poche battute, riportare in questo chiosco la passione di una vera mamma, Filumena Marturano, la donna che da anni ci commuove e lo farà ancora per tanto tempo.

Ma lei ha dimostrato anche altro. L’attrice/attore di teatro è sempre sul momento. È vero che studiano, che ripetono parti ma poi, quando sono di fronte ad un pubblico, che siano dieci, venti  o centinaia di persone, per loro non conta. Loro hanno in quel momento un’altra vita tra le mani, nella voce, negli occhi, nel corpo stesso. E devono viverla, fino alla fine, anche contro il caldo, o il freddo o l’imprevisto di un microfono che fa i capricci, così come ha fatto i capricci quello dell’1 agosto. Ma lui può essere abbandonato su una sedia: è un attrezzo. È  la voce quella che non può mancare, così come non è mancata la sera dell’1 agosto al momento in cui il microfono faceva i capricci: ed ha battuto il microfono per cappotto. È la capacità di trasmettere sensazioni da ogni gesto, da ogni occhiata rivolta al pubblico o al leggio, che è più sostegno che suggeritore.

Grandi emozioni correvano sotto le stelle che si erano riunite nel nostro pezzo di cielo, emozioni che si vivono proprio al teatro, una delle forme d’arte più particolare che ci siano. In ogni altra forma di creatività, c’è la possibilità di correggere un errore, di rivedere un pensiero, di ritoccare una sfumatura. Nel teatro no, quello che viene detto e fatto in quel momento è definitivo, è quello che succede proprio in quel momento e che non sarà mai più così. Sempre uguale, sempre diverso.

Il teatro è una sfida, come quella di Geltrude Barba, che non si arrende ad una città che da decenni non trova il modo, o forse la voglia di dare dignità ad un sogno, o ancora di più ad una necessità.

Ma questa è anche l’occasione per lanciarla, questa sfida. Se Cava vuole vivere anche con il teatro, e ce ne sono diverse scuole a testimonianza, anche con la presenza tra il pubblico di giovani promesse che, ammirate, sono venuti a guardare una maestra del settore, che lo dimostri. Non solo aspettando le famose “Autorità” che spesso latitano quando c’è da elevare lo spirito cittadino. Lo dimostrino i Cavesi ,che nelle prossime serate potranno sedersi numerosi ad ammirare gli artisti invitati, con notevoli sforzi, in questa manifestazione, che. non fosse altro per quel nome e quell’immagine che porta, merita di essere vissuta in prima  persona.

All’inizio della serata eravamo partiti con una scommessa sul numero dei presenti, che per fortuna è stata persa da chi era stato preso da una crisi di sfiduciato scetticismo; continuiamo con una sfida, ma che questa volta sia vinta!

Venite, gente, venite… e non resterete delusi.

Paola La Valle

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