Una vita a foglietti

Rassegna Li Curti: Serata finale

pippoE’ arrivata anche la serata del 13 settembre a concludere la Rassegna Teatrale Li Curti: come un segmento perfetto, dopo un inizio c’è bisogno della fine. Sembra lontana, ma non per questo meno nitida la prima serata, quando tutto doveva ancora essere, quando ancora non sapevamo tutto quello che avrebbe regalato.

Stasera non c’è l’atmosfera intima e raccolta di Santa Maria al Rifugio; tutto quello  che in cinque serate abbiamo sentito, provato e raccontato, si è moltiplicato in questo nuovo spazio dei Giardini di San Giovanni. Infatti è nella settimana dei festeggiamenti per la Madonna dell’Olmo che si celebrano i vincitori del Premio; le autorità sono presenti, gli ospiti sono illustri, ma le sensazioni sono diverse. In una serata così, si concentrano troppe cose e già sotto questo palco si muovono tante anime con motivazioni diverse.

Aspettiamo che le luci si accendano, che la magia parta, per sperare che siano ancora le emozioni del palco a guidare le nostre anime e non le frenesie degli uomini, che spesso confondono il piacere con le apparenze.

La danza di un vestito o forse un tappeto a tre teste, a seconda dell’immaginazione,con l’aggiunta di altre tre giovani ballerine, apre la serata sulle coreografie di Alessandra Palumbo dell’Accademia delle Arti e della Danza, perché il ballo è una delle Arti che saranno celebrate stasera, come ci ricorda una splendida Carmela Novaldi, che avrà un ruolo da vera protagonista nella serata, non solo per la capacità già dimostrata, di essere padrona delle situazioni, ma perché vive le “relazioni” con ospiti e pubblico in maniera genuina e diretta e con la passione di chi, certe emozioni, le vive principalmente sulla propria pelle, per questo riesce a regalarle poi, con grande generosità al pubblico. Anche quando dà voce alle immagini che sullo schermo del palco, ci fanno ripercorrere il cammino fatto e ribadisce lo slogan “Noi amiamo il Teatro”.

Dopo la danza non può mancare di certo il canto e Matteo Schiavone, ci regala “La voce del silenzio” di Claudio Limiti, che solo pochi giorni prima era stata interpretata da una degna collega, riproponendo gli stessi identici brividi che un testo e una musica di tale profondità sanno trasmettere.

La serata continua con Salvatore Misticone. E’ arrivato sul palco facendosi precedere dalla fama del signor Scapece di Benvenuti al Sud, uno dei film più visti degli ultimi anni, ma devo dire che il suo bagaglio artistico è decisamente più ricco di un incomprensibile discorso allo sportello della posta. Per nostra fortuna decide di regalarci una poesia che ha un autore d’eccezione, Ernesto Murolo, papà del celebre Roberto, dal titolo “O vient”. La sua voce matura ci racconta quell’essere su un mare immobile, solo, in compagnia di un’attesa che può significare fallimento di un giorno, ma che non è mai orfana della speranza di potere e saper riconoscere in un breve movimento all’orizzonte, l’arrivo di quel vento che porta vita, lavoro e nuova forza. Un’interpretazione fantastica, che ci fa sentire in compagnia di quel pescatore, come se su quella barca fossimo saliti anche noi.

Ma le sorprese di Scapece non finiscono qui, perché ancora sul palco, ironizzando sui “curti” del premio, in compagnia di Matteo Schiavone, interpretano un acuto “Nessun dorma”, come monito quasi a non distrarsi per quello che ancora la serata ha da regalare.

E arriva il momento tanto atteso: la premiazione. E’ già stata chiamata sul palco Geltrude Barba, direttrice artistica e cuore pulsante del Premio e della serata in corso. Insieme a lei arrivano gli artisti che ci hanno tenuti compagnia, da Diego Sommaripa ad Antonello De Rosa, Pippo Cangiano, Francesca Romana Bergamo, Victor Stasi e Aldo De Martino. Gli altri, Rosaria De Cicco e Peppe Miale, sono assenti giustificati da impegni lavorativi. Scopriamo che i premi da distribuire saranno tre, perché meritano riconoscimenti: Antonello De Rosa, come miglior regia per i due spettacoli, “Macbetto La Poltrona” e “Ammazzali”, premiato dal vicesindaco Tania Lanzerotti  che, una volta “scoperta” la Rassegna, ha promesso che per le prossime edizioni, sarà presente ogni volta che potrà.

Altro premio, consegnato dal consigliere Pasquale Senatore, viene riconosciuto alla carriera di Aldo De Martino, attore che ha visto il suo esordio nel 1968 a Napoli e che da allora non ha mai abbandonato i palchi più famosi d’Italia. La cosa che mi piace ricordare delle sue parole, è l’invito ai nuovi attori, a quelli che hanno davvero voglia di intraprendere questa carriera bella e difficile allo stesso tempo, di non pensare di essere arrivati misurando il loro successo con i guadagni: “puoi guadagnare tantissimo e non essere mai un attore, perché in questa carriera si vince sulla resistenza”. E l’emozione che raccontano i suoi occhi, ci dicono quanta resistenza abbia avuto lui, per essere diventato uno dei fortunati “pensionati” della categoria.

Quando poi viene chiamato il presidente della giuria che ha determinato i premi, Franco Bruno Vitolo, cresce l’attesa per scoprire chi è risultato il migliore attore della kermesse. La motivazione è di quelle che va riportata e lo facciamo, perché parola dopo parola, si delinea il personaggio che maggiormente ha lasciato un segno nella mente dei giurati: Aniello Santanastasio il boss creato dalla fantasia di Diego Sommaripa, interpretato da un superbo Pippo Cangiano:

“Nel delicato e difficile ruolo di un boss che, costretto a vivere in un bunker per sfuggire ai nemici, ondeggia tra la cinica durezza di un capo “spennacore” e la stimolante “sveglia” dell’affettività che forse da sempre gli si agita nell’anima, sostenuto da un testo originale, coinvolgente e intelligentemente provocatorio oltre che da un gruppo di attori e da una regia sempre all’altezza, Pippo Caggiano domina la scena dall’inizio alla fine. Ora amplificando il linguaggio del corpo ora modulando le espressioni del viso con efficace essenzialità, è riuscito a gestire le continue e significative variazioni di toni e di umore con la sicurezza dell’attore consumato e con la passione di chi sente sulla sua pelle le vibrazioni complesse del personaggio. E così ha lasciato nella mente la scia di stimolanti riflessioni e nel cuore il pieno di quelle emozioni che lo spettatore si attende ogni volta nella magica sinergia con l’attore che solo il teatro sa offrire”

Quando Pippo realizza che è lui l’uomo della serata, l’emozione si fa strada sul suo volto. La prima dedica è per la moglie Anna, sua compagna da 30 anni e poi candidamente confessa di aver ricevuto diversi riconoscimenti legati agli spettacoli a cui ha partecipato, ma mai un premio personale e dunque questa “prima volta” lo legherà in maniera indissolubile alla nostra città e al Premio.

E tra le candeline di Salvatore Misticone che festeggia il suo compleanno “per la prima volta insieme a tanti ospiti” e l’invito di Antonello De Rosa a partecipare al Laboratorio teatrale che partirà il 2 ottobre press il Social Tennis Club (con la prima serata gratuita) con il solo bagaglio di umiltà da portare con sé “e senza parlare di emozioni perché il teatro le regala, non ne parla”, arriva la fine della prima parte della serata che ha davvero deliziato tutti i presenti.

Ma le sorprese non sono ancora finite: c’è ancora attesa per Pasquale Palma da Made in Sud. I suoi personaggi, Arancino, Vivo D’Angelo, sono conosciuti al grande pubblico, come molte delle sue gag, ma la capacità di coinvolgere la platea e improvvisare battute sulle loro emozioni da debuttanti sul palco, sono notevoli. L’atmosfera è cambiata, si è passati a dosi di grande ilarità grazie anche alla presenza di una valida spalla per Pasquale, ed è questa nuova sensazione di gioia e serenità che accompagna la fine della serata con una lunga fila di fans giovani e meno giovani che aspettano di poter salutare da vicino i protagonisti dello spettacolo.

Come ultimo atto, mi piace ricordare il saluto con Diego Sommaripa e Pippo Cangiano, ancora emozionati per la bella serata che loro stessi hanno trascorso: con le gioie che giustificano i sacrifici, con la caparbietà di chi vive in un mondo che ha tante difficoltà da superare, ma ha tutta la voglia di continuare a farlo. Perché ci sono cose che scorrono nelle nostre vene e non possono essere separate dal resto, non possono essere abbandonate o messe da parte: servono per vivere. Come la passione di voler raccontare quello che il cuore vede e ascolta, in un modo unico e singolare che non segue solo parole e rumori, ma abbraccia molto di più: altre vite che non vanno sprecate, né sottovalutate, né dimenticate.

Grazie, per ciò che è mi è stato regalato e per quanto mi è stato permesso di restituire.

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