Una vita a foglietti

Rassegna “Sipario d’inverno” – Teatro Allegro di Santa Lucia

siparioEcco l’articolo della seconda serata della Rassegna. Spettacolo davvero divertente!

Ad accogliermi, in una calda serata non solo di temperature, ma soprattutto di ambiente, per la seconda serata della Rassegna Sipario d’inverno, sono i ragazzi del gruppo P. P. & Friends che in realtà sono anche i “padroni di casa”, visto che rappresentano il gruppo del C.U.C. che ospita la manifestazione e a loro è affidata la cura e la realizzazione di tutta l’organizzazione degli eventi. Infatti in maniera molto simpatica e diretta, mi fanno notare quanto lavoro anche fisico c’è dietro ogni serata, visto che sono loro a preparare tutte le scenografie, la sala, l’accoglienza e tutto quanto è indispensabile per la buona riuscita degli spettacoli. Quindi duro lavoro dietro e fuori dal sipario!

Ma ritornando alla serata, ci saranno in scena gli attori della Compagnia Teatro Allegro di Santa Lucia. Il nome promette bene ma il risultato sarà anche migliore, garantisco. I primi complimenti vanno alla scelta del testo: “Mettimece d’accordo e ce vattimme” commedia in due atti di Gaetano Di Maio, autore e figlio d’arte della migliore tradizione e produzione napoletana.

Sul palco rivivremo la storia di un matrimonio come possono essercene tanti, tra persone che forse conducono vite un po’ più legate al loro essere “maschio” e “femmina” che non ai loro veri sentimenti. Rapporti che si trascinano tra liti, violenze,apparenze, guai, pettegolezzi e i soliti fraintendimenti tipici della commedia napoletana, che daranno vita a due ore di puro divertimento.

Gli attori che si sono esibiti sono stati tanti, la commedia è ricca di personaggi e c’è stato qualcuno che è stato sostituito all’ultimo momento, come Roberto Iannone (nei panni di Don Lucio) e Pietro Paolo Parisi (Persichetti). Quest’ultimo lo avevamo già apprezzato nella serata dedicata a Frida nel personaggio di Jennifer e che ha avuto un ottimo impatto anche in questo frangente quasi improvvisato.

La commedia, sotto la regia di Annalisa Mannara che avrà anche il ruolo della giovane Memette, donnina un po’ troppo esuberante, ci racconta di una coppia di sposi Geppino (Carmine Lamberti) che vuole essere il tipico maschio che di uomo ha l’abbigliamento e l’atteggiamento stereotipato, ma che di vero ha molto poco: timoroso, vigliacco, sempre dalla parte “dell’uomo cattivo” e Margherita (Caterina Ferrara) che hanno passato più tempo della loro storia a litigare e a distruggere piatti e bicchieri che a preoccuparsi di scoprire se avevano realmente un legame che li unisse. In casa vive anche la sorella di Geppino, Cristina (Mena Vitale), che si avvia verso la condizione quasi definitiva di zitella e che nel frattempo viene trattata e scambiata più per una cameriera che persona di famiglia. Altro convivente è il nonno Alfonso (Franco Trezza), vecchietto alle prese con poche priorità nella vita: il mangiare, i cartoni animati e le notizie del telegiornale. Ma le sue entrate in scena lasceranno il segno. Sempre. La piccola di casa è poi Marisa (Antonella Ferrara), figlia di Geppino e Margherita che sta tentando di portare in famiglia il fidanzato Nicolino, figlio di famiglia benestante e strettamente legata a quei valori morali che si stanno invece sgretolando sotto i sui occhi, perché i suoi genitori, dopo l’ennesima lite, decidono di affidare le loro sorti agli avvocati Stenda (Giuseppe Ferrigno) e Sarappa (Giuseppe Damiani). Avvocati degni della situazione, che si ritroveranno coinvolti più del dovuto nella storia della famiglia che assistono.

Le vicissitudini sono tante, a cominciare dal Persichetti, collega d’ufficio di Geppino che si ritrova a frequentare la sua casa per poter riavere dei soldi che sciaguratamente gli aveva prestato. In quest’occasione viene quasi travolto dalle attenzioni di Cristina che vede in lui un potenziale marito. Ma Persichetti è invece ammaliato da Marisa e per poter avere credibilità con Geppino, accetta di fargli fare telefonate “sconce” da una sua amica, per poter seguire il piano dell’avvocato che gli ha consigliato di far innervosire la moglie Margherita e, puntando sul suo carattere irascibile e rissoso, farsi picchiare in pubblico, in modo da ottenere un divorzio a suo vantaggio. Ma allo stesso tempo Margherita, dal suo avvocato, ha invece ricevuto ordine categorico di comportarsi in maniera impeccabile: sempre obbediente, remissiva, sorridente  e, armata di Polaroid, cogliere in flagrante il marito mentre la tradisce. Questo scambio di ruoli, intervallato dalla visita della futura suocera di Marisa donna Grazia (Angela Monetta), dall’irruzione di Memette e il suo comportamento “osceno”, dal pretendente Osvaldo (Lodato Sabato), terribile nell’aspetto, ma bravo nel ruolo anche se di breve durata, richiamato in casa dall’annuncio di Cristina sul giornale per l’ultimo disperato tentativo di trovare un marito che le dia una diversa posizione sociale, dall’immancabile pettegola Concettina (Annarita Viscito) che confessa una relazione vera, ma alla persona sbagliata, genererà pi una sorta di illuminazione per Geppino e Margherita i quali scopriranno che in fondo la loro non è una storia finita, ma solo da rimettere sui giusti binari.

Devo dire che ci sono stati dei personaggi che hanno davvero dato particolare lustro alla serata. Tutti sono stati all’altezza della situazione, anche le suggeritrici Enza Trezza e Antonella Lodato, ma due personaggi credo che siano stati davvero spettacolari: Margherita e il nonno Alfonso. Margherita era proprio quella donna, era completamente dentro il personaggio. Gli scoppi d’ira, la lotta per trattenersi di fronte alle mancanze, alle pochezze, alle provocazioni del marito sono state esemplari. E il momento in cui si è abbandonata ai ricordi andando a guardare l’album “delle foto commoventi”, è incredibile. La sofferenza, il rimpianto per un passato che è stato diverso dal presente e che non sa se tornerà più. Insomma una Margherita stupenda, che meriterebbe e glielo auguro, di andare molto oltre i confini cavesi.

E poi il nonno. Che dire. Il suo ingresso lento, il suo parlare impacciato rallenta sempre il clima isterico che si vive in casa. Lui è la precisa rappresentazione di quella che è la figura dell’anziano, quello che si tiene e si sopporta forse più per la pensione che per l’affetto. Ma il risultato è di una comicità esagerata.

Perché di fondo il bello di queste serate è che ti fanno andare via con il sorriso che ti rimane sulle labbra ancora per ore, con la voglia di rivivere ancora nella mente quelle scene e quelle battute che hanno messo  in risalto una realtà che esiste fortemente e che non meriterebbe tanta ilarità, ma aver saputo appunto cogliere il lato divertente di una quasi tragedia, è davvero notevole.

E allora complimenti all’autore, alla regista che ha saputo allestire uno spettacolo con tanti personaggi su un palco relativamente piccolo e a creare una sincronia di entrate e recitazioni davvero entusiasmanti.

E siamo alla seconda. Vedremo cosa ci sarà da aspettarsi ancora.

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