Una vita a foglietti

Rassegna “Sipario d’inverno” – Oratorio S.S. Annunziata

siparioE’ arrivata davvero in fretta la terza serata della Rassegna invernale Sipario d’inverno, curata dall’Associazione P. & P. Friends che si svolge presso i locali del CUC di Cava.

Andava in scena la compagnia dell’Oratorio della S.S. Annunziata, gruppo che è stato da subito presentato come composto da giovanissimi e che è nato da poco tempo, addirittura ieri sera c’è anche stato un debutto tra i giovani attori. Questa è stata la premessa per la serata che proponeva: “Miseria e Nobiltà” di E. Scarpetta. Tra le tante scritte dal famoso commediografo, dire che è tra le più celebri e si è rivelata una scelta che ha avuto due risvolti. Da un lato la conoscenza, credo da parte di tutti, della trama e dei personaggi, quindi si poteva immaginare anche il non visto e il non detto; dall’altro però ricordi troppo vividi di illustri personaggi come Totò e Enzo Turco nei ruoli rispettivamente di Felice Sciosciammocca e Pasquale il fotografo! Lontana da me l’idea di un paragone, ma come dicevo quella è proprio la loro commedia e le battute che l’hanno resa storica sono stampate nella mente di quasi tutti coloro che parlano la lingua “napoletana”.

Ma andiamo in scena: la commedia non è stata articolata nei classici due atti, ma ha visto vari momenti che andavano appunto a ripercorrere le sue famose scenette, a partire dalla visita di Don Gioacchino (Carmine Salsano), padrone di casa delle poverissime famiglie di Felice Sciosciammocca (Francesco Pio De Rosa)con la sua compagna Luisella (Martina Nunziante) e Pasquale (Lazzaro Mazzotta), marito di Concetta (Giovanna Milito al debutto) e padre di Pupella (Annachiara Nunziante) il primo di professione scrivano e l’altro fotografo ma perennemente senza lavoro e ovviamente senza soldi.

Dalle prime battute si innescano i meccanismi del guazzabuglio che sarà la commedia, che ruota intorno all’amore di Eugenio (Manuele Casaburi) per Gemma (Martina Ferraro), figlia di un cuoco arricchito, don Gaetano (Valentino Casaburi), ma contrastato dalla nobile famiglia di lui, in particolare dal marchese Ottavio o Bebè (Andrea Santoriello) a sua volta innamorato di Gemma, famosa ballerina.

Nella farsa che il marchesino architetta per spacciare i poveri Felice e Pasquale con le rispettive famiglie, come suoi parenti nobili, si intrecciano anche le storie di Peppeniello ( Cristian Della Monica) figlio di Felice avuto dalla vera moglie Bettina (Annalaura Attanasio) e la falsa identità del marchese.  Il tutto terminerà con le nozze tra Eugenio e Gemma e suo fratello Luigino (Alessandro Avagliano) con Pupella, per la gioia di tutti.

Devo confessare però che la rappresentazione mi ha messa in difficoltà. Vi spiego. Questa è una rassegna amatoriale, i gruppi che si esibiscono non sono composti da professionisti e hanno motivi diversi per dedicare il loro tempo al teatro. In verità le serate precedenti, che pure avevano mostrato delle lacune, complessivamente avevano toccato dei livelli qualitativi più che buoni, per alcuni direi ottimi, e forse le aspettative erano cresciute in noi che facciamo “solo” gli spettatori.

Come si diceva ci sono state diverse interruzioni per poter modificare le scenografie e questo spezzava di molto il ritmo, anche se devo dire che la scelta è caduta su quelle famose con le frasi tipo “se no …desisti” che sono entrate a far parte del nostro linguaggio quotidiano; o la grande abbuffata con gli spaghetti nascosti nelle tasche delle giacche, che suscitano grande ilarità a prescindere da chi le interpreta; come la cantilena “Vincenzo m’è padre a me!” ripetuta all’infinito da Peppiniello.

Quella che però è rimasta alla fine è stata una sensazione di qualcosa di incompiuto, di sospeso, di tanto che si poteva ancora fare ma su cui ancora si deve lavorare. L’impegno della regia affidata a Marilena Ronca e Gianfranco Passaro si è visto tutto, perché lavorare con tanti personaggi non è facile anche per la varietà dei luoghi in cui si è vissuta la storia stessa, ma sono certa che da qui a qualche tempo, forse con una scelta che sia un po’ più vicina all’età dei giovani attori, possa dare soddisfazioni migliori. Alcuni di loro hanno ben interpretato momenti della recitazione, come Luisella, forse fin troppo arrabbiata per il continuo tentativo di ribellarsi a coloro che volevano relegarla in un angolo che non ha mai accettato, e Felice che ha sottolineato con timbro di voce forte il ruolo di protagonista nella farsa di finto nobile.

Si può fare di più, ma molto è stato sicuramente fatto. Lo spirito dell’oratorio è quello di dare ai ragazzi un esempio di vita di gruppo che ha diverse manifestazioni, che siano di teatro o di attività diocesana, e questo è un principio che dà onore e merito a chi si confronta con le attuali realtà giovanili a cui noi adulti, troppo spesso, diamo esempi poco edificanti e quindi…

Mettiamo in secondo piano la parziale delusione e evidenziamo il lavoro e comunque la voglia di questi ragazzi di esibirsi davanti ad un pubblico. Lo dicevo per una grande del tetro, Rosaria De Cicco, ammirata in una serata della rassega estiva Li Curti: puoi fare tutte le prove che vuoi, ma quando sei su di un palco, quello che avviene è lì, in quel solo attimo, in quella solo battuta e non ti è concesso altro. E non è da tutti affrontare prove in cui non ci sia appello.

Ma noi facciamo le nostre “critiche” volte ad essere una spinta a dimostrarci che in un prossimo futuro si potrà solo migliorare e mai a pensarle come qualcosa che voglia togliere entusiasmo e voglia di lavorare.

Ricordatevi allora che saremo ancora più interessati alle vostre prossime esibizioni, per toccare con mano i sicuri successi che arriveranno.

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