Una vita a foglietti

Rassegna teatrale al CUC – La compagnia“Fuori dalle quinte” con “E a mme me danno ‘a pensione”

CUC 2Venerdì 5 giugno, con la sempre sentita partecipazione di Annamaria Garofalo, presidentessa del Circolo, e con la direzione artistica affidata a Geltrude Barba, è iniziata al Club Universitario di Cava de’ Tirreni (CUC), la Rassegna Comico Teatrale 2015.

Ogni volta che si parte con una nuova avventura, si arriva con un misto di curiosità e aspettative e anche VIVIMEDIA.eu non ha voluto far mancare la sua presenza. La nuova direzione artistica è stata un segno di stima e affetto verso una struttura e chi la gestisce, che da sempre si preoccupa di avvicinare la città alla cultura, all’opportunità di dare spazio e visibilità a compagnie che hanno davvero al loro interno talenti degni di grande rispetto. Già l’anno scorso, alla Rassegna invernale organizzata da PP&Friends, avevamo apprezzato questo aspetto di “non professionismo” ma di assoluto impegno e dedizione per cui ci accomodiamo con grandi speranze, guardando avanti, verso il palco, senza preoccuparci troppo di chi sarà dietro di noi.

Siamo certi che chi non è venuto, scoprendo cosa si è perduto, la prossima volta non mancherà di presentarsi! Perché come dicevamo, la magia di uno spettacolo non la valuti in base a chi è seduto al di là del palco. Il bello è la scoperta dietro il sipario, prendere ciò che hanno preparato per te.

L’esordio  è stato della compagnia teatrale “Fuori dalle quinte” con “E a mme me danno ‘a pensione” commedia in due atti che ha visto un adattamento del regista Silvio Tegolo, sul testo originale di Paolo Caiazzo (Antonio Cardamone in Made in Sud) e già questo può darvi un’idea di quanto ci siamo potuti divertire.

I sette attori, hanno dato vita a undici personaggi, alcuni alternandosi in doppi abiti che hanno messo in risalto molti aspetti della loro bravura, con il montaggio scene affidato a Luca Trotta, i costumi a Veronica Oriundo, audio e luci a Biagio Elmi.

La storia è quella di Nicolino (Eduardo Di Lorenzo), trentenne che già percepisce la pensione per disturbi mentali. Grazie a questa pensione tirano avanti, tra mille difficoltà, la sorella Maria (Giovanna Trotta), che ritroveremo poi nei panni di Karina e che ha curato anche il trucco, il parente Pasquale (Massimiliano Conte), dopo anche aiutante cuoco e addetto alle scenografie. La loro casa è frequentata da Gennaro Che Guevara (Danilo Candela), uno sfaccendato idealista, ideologi sta, ma fondamentalmente nulla facente, per il quale spasima Maria, ma che non dimostra di afferrare le chiare “avances” che riceve da lei.

In questa strana famiglia, dove il frigorifero è chiuso da una combinazione, dove il latte scaduto viene conservato per mesi, dove anche l’uso dell’acqua va moderato per evitare sprechi, soprattutto da Pasquale, scacciato dalla moglie e quindi inquilino “abusivo”, si sente forte la presenza della vicina di casa, signora Olga (Nunzia Controne) anche lei con il doppio ruolo di cuoca giapponese. Dagli uomini viene vista come una vamp che scatena le loro fantasie erotiche ma che Maria classifica semplicemente come una donnaccia che si accompagna facilmente a uomini di ogni genere!

Appare poi in questo quadretto anche Luca Landi, il più giovane della compagnia, ma che non per questo si risparmia nelle doppie vesti di Vaniglia, ragazzo con seri problemi esistenziali, che contribuisce a creare disordine e confusione in un contesto già di suo ricco di doppi sensi e contraddizioni, e di un falso ispettore INPS.

La vita di questi personaggi è dunque condizionata dalla falsa pensione di Nicolino, al quale vuole dare una mano la sempre più sexy signora Olga e le sue numerose conoscenze, facendogli riavere un appuntamento con l’ispettore dell’INPS che, andato a fare un controllo, è invece rimasto vittima dello strano menage familiare che si conduce al’interno della casa.

Nel mettere in scena il nuovo incontro, sperando di prepararlo nei dettagli per rendere credibile la pazzia di Nicolino, tutti si impegnano a recitare una parte, creando però solo disordine ed equivoci, tipici della commedia napoletana. Ovviamente il tutto si rivelerà un flop, perché l’ispettore per il quale si sono preparati, era un truffatore come loro, che, fingendo di voler “chiudere un occhio”, prenderà una cospicua bustarella per tacere, ma soprattutto per sparire.

Una volta realizzato di essere stati scoperto avendo visto sospesa la pensione per qualche mese, Nicolino decide che la nuova strada da intraprendere è quella della politica! Per iniziare la propria campagna elettorale e  promuovere la nascita del nuovo partito, si prepara ad una conferenza “fatta in casa”, che casualmente va in onda mentre si presenta il vero ispettore dell’INPS (Marco Chieffi) che, volendo porgere le scuse per i disguidi burocratici che hanno fatto sospendere alcune pensioni, si ritrova anche a fare delle verifiche.  Quando, lasciato in disparte da Nicolino e la sua troupe troppo intenti a elencare il nuovo programma elettorale, ascolta le nuove – vecchie promesse, non ha nessun dubbio: Nicolino Esposito ha pieno diritto alla pensione per infermità mentale!

Tutto quello che vi ho raccontato, è stato difficile da rimettere insieme perché molto del tempo lo abbiamo trascorso a piegarci sulle sedie per la continua ilarità che arrivava dal palco. È stata una vera fatica cercare di trattenere risate ed applausi e confesso che nella lotta abbiamo perso.

Comicità spontanea, battute continue, realtà e il doppio senso, il “desiderio” e la sconfitta, la sexy e la cameriera, l’idealista e il fannullone, il pazzo e il saggio, la zitella e la donna di casa, il divorziato e lo sfaccendato. Non credo fosse un caso che ogni personaggio mostrasse se stesso e il suo contrario.

Pensiamo a come mai l’incaricato dell’INPS, cercando un pazzo, lo ritrova in ognuna delle persone che incontra: forse ognuno di noi ha dentro di sé un lato folle o forse un altro sé diverso da quello che mostra? In psicologia si parlerebbe di sdoppiamento della personalità!!!

Ma la cosa che mi è piaciuta anche a distanza di tempo, è stata la vera ricchezza del testo e delle interpretazioni.

Uno spettacolo splendido, che merita sicuramente di essere segnalato e seguito. Se vi dovesse capitare di vederlo in cartellone, andate con la certezza che non uscirete a mani vuote. Gli attori sono stati formidabili. Giovanna Trotta (Maria) è eccezionale: 35 anni, zitella da 40. Il suo ruolo di donna di secondo piano, taccagna, pesante, goffa, lo ha reso stupendamente. Non c’è stato momento su quel palco che non fosse illuminato dal suo passaggio. Sempre.  Quando difende “il Mastro Lindo del ’73, di quando aveva ancora i capelli,” o quando torna “dalla guerra delle offerte al supermercato”. Ha saputo parlare con tutta se stessa. A quelle donne che ha rappresentato, non ha risparmiato niente. Ogni sguardo, ogni movimento, rendeva perfettamente il momento che stava vivendo.

Anche l’altra signora non è stata da meno: Nunzia Cotrone (sig. ra Olga) “femme fatales”, ha saputo reggere benissimo lo sguardo interessato degli uomini presenti, ma quando poi ha indossato i panni della cuoca giapponese, è stata quasi più brava a farci ridere con le sue parole straniere cariche di doppi sensi.

Gli uomini li accomuno in un applauso generale, non perché sono di parte, ma perché davvero non ci sono state interprestazioni che hanno superato le altre. Tutti ad un ottimo livello, tutti con un impegno da veri professionisti, e i risultati si sono davvero visti.

Una parola la spendo per il giovanissimo del gruppo, il sedicenne Luca Landi. Anche lui, come detto, ha interpretato due ruoli. Se in quello di Vaniglia ha portato il ragazzo giovane che è,  mi ha impressionata molto di più quando si è trasformato nel finto ispettore. La serietà del personaggio, la scaltrezza che ha dovuto dimostrare, ha dato un saggio della sua maturità. Credo che ne sentiremo ancora parlare!

In questa serata, noi abbiamo riso di cuore, ma poi, se riascolti di cosa e su cosa ci siamo divertiti, rimani davvero “a bocca aperta”. Noi siamo continuamente vittime di un modo di dire, di fare, di pensare che davvero sembriamo fatti con lo stampino. Le frasi delle pubblicità che entrano nel nostro linguaggio, le infinite soap che diventano i nostri modelli di vita, programmi demenziali che abbondano di personaggi inconsistenti, ma che ci vengono riproposti in tutte le salse.

E poi la magica POLITICA dei folli. Quella che ormai si riempie di titoli e proclami, a chi la spara più grossa; quella dove accusati e accusatori sono confusi in un ammasso di carne e pensieri che hanno dato vita ad una nuova razza.

Non più uomini, non più punibili, non più credibili, non più presentabili.

Ma le continue negazioni tra di loro si sono annullate e quello che era impossibile un tempo, ora è realtà.

Questa è ancora una volta la magia del teatro.

Risate: immediate e tante;  riflessioni: nel tempo e profonde.

Siete d’accordo che è meglio esserci? Noi ci saremo, giovedì 11 giugno con la seconda serata della Rassegna e lo spettacolo Una più del diavolo!

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