Una vita a foglietti

Recensione de “L’oltraggio” – Sara Bilotti

EinaudiStileLiberoQuesta pagina è più la continuazione dei pensieri per Sara che una vera e propria recensione. Non posso parlare della sua creatura dimenticando quello che ho visto di lei. Proviamo a vedere cosa viene fuori.

Di questo libro hanno parlato molto prima che lo leggessi. Commenti, attese, recensioni positive. Forse ora che l’ho letto anch’io, mi andrebbe di rispondere un po’ a tutte le cose che ho sentito, ma non credo sia corretto.

La prima cosa che mi viene in mente è che qualcuno, ma in genere se lo può permettere solo l’autore, abbia deciso di stendere la sua biancheria. Lenzuola lavate e stese al sole, per far prendere aria, per liberarle dall’umidità e dallo sporco. Il tutto unito al desiderio come alla paura, di un temporale che può arrivare sì a pulire l’aria, ma anche a rovinare tutto.

Sara Bilotti in questo libro vuole raccontare di disagi, di amore, di donne, di dolore e di come le vite che si vivono sono sempre il risultato di un’infanzia, di un vissuto che arriva quando non lo si sa affrontare, quando non te lo sai spiegare. E te ne porti dietro conseguenze, nel bene e nel male.

Vedere “solo” sesso in questo libro mi sembra riduttivo. È fin troppo pieno di insicurezza, di domande, di cose non capite e comunque mal vissute. E ognuna di queste caratteristiche è stata assegnata ai personaggi che ruotano intorno a Emanuela. Lei che, cercando una soluzione ai suoi problemi materiali, si trova a varcare la soglia di una casa che le aprirà piuttosto porte di un passato che forse voleva tenere lontano, chiuso nelle valigie del trasloco. Ma quando incontri Alessandro, Emanuele, esseri che incarnano il sogno di ogni donna, ma che l’autrice ha dovuto sdoppiare, (troppe qualità non possono esistere in una sola persona!), non puoi rimanere sulla porta di casa. Loro sono gli accompagnatori verso l’inferno ma anche del viaggio di ritorno: se il tutto si svolge in Toscana, una relazione con il sommo poeta dovrà pur esserci stata!

Eleonora conoscerà bugie, intrighi, sofferenze, ma soprattutto sarà obbligata a conoscere meglio se stessa. Per una volta si sentirà guidata da una forza che non le permetterà di scappare e questa spinta nascerà prima dal suo corpo che dalla mente. Lei vive il suo piacere con sofferenza, sembra non ci sia libertà in quello che fa, come se fosse solo un modo per assecondare gli istinti di un corpo al quale si vuole ribellare. Se ci pensa non è giusto, ma quando l’aria intorno a sé si riempie di colui che accende ogni piccola parte del suo corpo, spegnendo le sue resistenze mentali, non può trattenersi dal concedersi, non solo all’altro, ma a se stessa, regalandosi ciò che ogni donna dovrebbe conoscere: il piacere. Un piacere che porta alla conoscenza, alla necessità di un riscatto. Questo è quello che qualcuno vuole condannare nel libro di Sara? La voglia di affermare che la donna è parte di un rapporto e non ne è l’oggetto? Le persone possono scoprirsi attraverso il corpo per arrivare al cuore. La strada che porta all’amore non è sempre la stessa, non è unica. Ma quando l’hai intrapresa devi avere anche il coraggio di seguirla. Non è un libro che tutti possono accettare di capire. Se vuoi andare a fondo, toccare il dolore, affrontarlo, allora puoi leggerlo con gli occhi di chi lo ha scritto. Se non sai accettare le ombre che esistono dietro e dentro ogni vita, allora diventa il libro noir – erotico e tutte le etichette che vuoi.

Appunti ne farei sul fatto che forse dei concetti vengono ripetuti un po’ troppe volte, come il rapporto tra Eleonora, sua madre, Corinne; che alcuni personaggi entrano in scena e poi non si capisce bene che ruolo abbiano, ma potrebbero essere una preparazione per il futuro, di fondo questo è il primo di una trilogia. Potremmo aspettarci un utile legame, ma lo scopriremo…

Quello che mi resta non so se è condizionato dall’aver “visto” Sara dal vivo, aver guardato per pochi attimi dietro il sipario della sua vita e aver percepito che deve averlo scritto come una forma di espiazione, di fuga, di liberazione, e non ultima, di crescita. Vivere un dolore è difficile, conviverci lo è di più, affrontarlo per superarlo è per pochi. Poi ci possono essere mille altri risvolti nel percorso: incontri, errori, amori, una vita intera, ma decidere di dover guardare in faccia quel dolore, che è il principio di tutto, anche quando non te ne accorgi, e volerlo mostrare per smascherarlo, per renderlo innocuo è un atto di coraggio!

Sara è troppo presente e allo stesso tempo lo è troppo poco. Lei è la protagonista che non riesce a scomparire nel libro, ma che non sa neanche rivelarsi tutta. E’ il tentativo di aprirsi, ma nonostante tutto il desiderio che viene anche raccontato e affrontato, non c’è tutto il godimento che meriterebbe. Confesso che la prima ad aver cercato Sara nel libro sono stata proprio io. Volevo capire cosa ci fosse dietro quegli occhi che hanno necessità di esplodere sensazioni ed emozioni, e speravo che fossero state raccolte in queste prime pagine. Ma non sono bastate. Forse la trilogia spiegherà anche questo.

Nel frattempo conservo queste e le altre cose che ho scritto mentre leggevo e pensavo e scoprivo questi personaggi apparentemente nascosti dietro maschere, ma che poi hanno dovuto rivelare la loro vera essenza, perché non si può mentire all’infinito: la conseguenza è non vivere.

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