Una vita a foglietti

Recensione di un libro non letto

libro biancoCava 10/7/2012

Non ho ancora letto questo libro (e non so se lo farò), ma nel giro di un’ora, ho sentito il commento di un potenziale lettore, che diceva che era un libro per femministe, sulla libertà delle donne. Poi ne ho letto la presentazione e viene consigliato come un libro che gli uomini dovrebbero imparare a memoria.

Premesso che ogni libro può mandare a estremi opposti i vari lettori, mi chiedo, dopo averne letto appunto la presentazione quindi partendo dal concetto base dell’autrice: perché milioni di uomini dovrebbero identificarsi in questo eccezionale protagonista che sa e può fare di tutto? La vita non è fatta solo di miliardari che catturano le loro donne dentro scenari da favola, con cene e vite regali e chi più ne ha più ne metta. La vita quotidiana è fatta di tante altre cose. Forse quello che meno mi piace in un libro è voler diventare lezione di vita partendo da una vita che non può essere eguagliata che da pochissime persone. La mia contrarietà verso questo tipo di scritto, che diventa oggetto di discussione planetaria con i maggiori filosofi o anche solo con la richiesta di intervento di Rocco Siffredi, è che rende molto più ardua la missione di un libro. Un tempo c’erano grandi scritti, oggi diventa grande chi riesce a fare un gran parlare di sé. E si montano discussioni sulle donne, gli uomini, i rapporti, il femminismo, il maschilismo…. E quanto altro ancora vogliamo aggiungere. Ma la dignità di una persona si misura non con un movimento, non con una parola, ma con quella che è la conoscenza di ognuno di noi. Se non sappiamo rispettare la nostra persona, non riusciremo mai ad andare oltre i nostri limiti. La conoscenza, il desiderio, la voglia di migliorarsi, sono obiettivi a cui miriamo partendo da qualcosa che dovremmo già possedere. E invece, troppo spesso, le basi dalle quali partiamo, sono queste teorie finte, di vite lievitate che non rappresenteranno quasi mai la realtà, ma che ci proiettano per forza in un mondo irreale, dove non c’è legame con il quotidiano, con la conoscenza personale. La mia critica è verso una società che continua a generare falsi miti, falsa felicità, false verità. Sono danni che l’uomo è stato in grado di fare sempre nel suo percorso storico, ma oggi, l’amplificazione data dai mezzi di comunicazione, rende tutto molto più profondo. Un tempo la cultura, il sapere erano per pochi e non era giusto perché si utilizzava solo per i propri interessi nella maggior parte dei casi, ma anche mettere in mano a persone di dubbia intelligenza strumenti che non sanno usare fa altrettanti danni. Dov’è il giusto? Nel mezzo come sempre.

La vita dobbiamo imparare a viverla come strumento di conoscenza, non come mezzo per ficcarci dentro quello che altri decidono ciò che è più “trend”.

Come femministe io penso alla trisavola di Dacia Maraini, donne che non hanno pensato di dover fare qualcosa in quanto donne, ma avevano la forza per chiedere alla vita in quanto persone e questa forza le ha portate una spanna più su delle altre. Non possiamo dimenticare quello che decidiamo di fare del nostro corpo, e poi lamentarci di essere donne oggetto. C’è una dignità e una coerenza che manca nella nostra educazione e le conseguenze si vedono tutti i giorni, dall’episodio del vicino all’articolo di giornale al caso di omicidio in televisione. Tutto ci coinvolge, ci travolge, ci spinge a fare commenti, a giudicare, ma con quanta lucidità non lo sappiamo. Sono davvero nostri i pensieri che accompagnano le reazioni a tante notizie? O sono già costruiti nelle notizie stesse?

Domande, domande…..

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