Una vita a foglietti

Regalo e cuore

regaloDa ieri pensavo a cosa sarebbe stato giusto come regalo per un compleanno: quello dei tuoi 25 anni.

Data importante, le prime nozze d’argento con te stesso, e noi che ricordiamo in maniera ancora nitida le ore prima della tua nascita, mentre facevamo il tifo affinché nascessi ad ottobre e non a novembre: “il mese dei morti”. Ma tu invece sei riuscito a resistere qualche ora in più e ti sei regalato uno dei giorni più belli dell’anno: quello di tutti i Santi.

Ti faccio questi discorsi e forse ti faccio sorridere, ma mi devi sopportare, perché sono tua zia e non lo puoi cambiare e perché “a caval donato” non si guarda in bocca. E se non l’hai capito, questo è il mio regalo per te!

Non puoi immaginare quando l’ho scelto e come ho sentito che forse era l’unica cosa più giusta che potessi donarti.

Sai del mio appuntamento delle 8.30 della domenica e dei giorni di festa.

La Messa è uno dei grandi lussi che mi piace permettermi, quello che mi dà la forza per tutte le cose che bisogna affrontare e come sempre non resto delusa.

Ascolto le parole di don Antonio e vorrei, come spesso mi accade, poter tenere in mente tutto, ma non ce la faccio. Quello che mi resta sono le immagini che mi fa nascere dentro, i messaggi che mi sembra di dover portare fuori da quelle mura che amo tanto, che mi fanno sentire ricca e salva, ma non posso viverci sempre. La maggior parte della nostra vita è fuori da lì, anche se ciò che ci regala rimane sempre, ce lo auguriamo, dentro di noi.

E così, alle sue parole che ci ricordano tutti i progressi dell’uomo, le nostre tecnologie, la nostra capacità di essere sempre “collegati” con tutti, io immagino che mi piacerebbe regalarti la possibilità di una conversazione, la calma di una passeggiata. E sai dove ti porterei? In quel luogo dove vivono i morti, quelli che da giovani volevamo evitare per te e che tu, alla fine, ti sei scelto.

Lo stai pensando, ma non sono ancora completamente impazzita. Ti autorizzo a dubitarne casomai, ma un motivo c’è e cercherò di spiegarmi. Cosa sempre difficile, ma lo sai che mi applico.

Ieri siamo state al cimitero. Emma era con noi e tra il suo stato d’animo e il nostro, c’era, giustamente un abisso. E nella grande differenza di età noi abbiamo colto la profonda differenza. Io oggi lo trovo un luogo di profonda pace. Quasi mi piace andarci, apprezzare la disposizione di quelle lapidi che riescono a godere del sole caldo, del silenzioso rispetto dovuto all’eternità. E ricordavamo di come invece un tempo avevamo quasi timore ad entrarci, perché era lì che si seppellivano le persone che non avremmo più rivisto, con cui non avremmo più parlato o giocato; perché non riuscivamo ancora a guardare oltre quel freddo marmo, oltre il buio della terra.

Ma gli anni mi hanno regalato questo cambiamento. Mentre gli uomini si affannano a cercare il modo per vivere più a lungo, per vivere nel maggior agio possibile, dimentichiamo che forse dovremo solo vivere meglio, accontentandoci di ciò che ci basta. La vita terrena è una parentesi, un’opportunità che ci viene concessa e non va sprecata.

I santi di cui oggi si parla non sono le persone che non hanno mai sbagliato: sono quelli che hanno saputo capire che oltre i loro errori c’era la possibilità di anelare ad un cuore puro, ad un amore eterno.

Non è necessario sognare di andare a vivere sotto i ponti per capire come ci si debba sentire nel farlo, ma essere pronti ad aiutare chi ha bisogno, per quell’atto di Misericordia che Papa Francesco chiede a tutti noi.

Non so se sei arrivato fin quaggiù e quanto sarai d’accordo su ciò che ti ho scritto, ma sento di voler approfittare di questo foglio, di questo giorno, per dire a te, ma anche ai tuoi fratelli, ai miei figli, agli altri cugini, a tutti quelli che vorranno, di darsi l’opportunità di una lettura diversa della vita.

La Chiesa, la religione, non sono soltanto “l’oppio dei popoli”; lo diventano quando si trasformano in strumento in mano a chi li sfrutta.

Il nostro regalo deve essere la capacità di affidarsi a qualcuno che sappia guardare sempre con benevolenza alla nostra vita; saper accettare il grande regalo di libertà che ci è stato fatto nel poter scegliere che tipo di esistenza condurre, perché né l’obbligo, né la paura devono indirizzarla.

Ecco perché ti scrivo queste parole nel giorno del tuo compleanno, nel giorno della festa dei Santi, nel giorno in cui ti regalo un pensiero di cuore. Su quale mensola lo appoggerai lo saprai solo tu. Se deciderai di rileggerlo lo farai sempre tu. Se vorrai fare una passeggiata con me, me lo chiederai sapendo già quale sarà la mia risposta.

E se un giorno ti ci ritroverai, saprò allora di aver scelto il regalo giusto, quello che non ha nessun fiocco, che non ha uno scontrino; l’unico prezzo che è stato pagato per poterlo realizzare, è stato vivere. In piena libertà.

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