Una vita a foglietti

Ricordi per un amico: Adolfo Corinaldesi

adolfoQuesto pezzo fa  parte di  un articolo pubblicato a più mani su Vivimedia per Adolfo Corinaldesi,  artista che ci ha lasciati all’improvviso, ma che ha saputo regalare tratti di arte davvero grandiosa.

Non ti avevo dedicato neanche una parola quando ho saputo che ci avevi lasciato. Così, all’improvviso. In un giorno che è stato brutto dal mattino; un’altra vita finita, poi tu che solo pochi giorni prima avevo scoperto malato. Ma non ho voglia di parlare di quello che non c’è più di te.

Ho letto molte cose in questi giorni da parte di persone che ti hanno dedicato pensieri, ricordi della tua sensibilità, della tua arte magistrale.

Ma io con te ho sempre litigato. Ci siamo scontrati dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti. La tua arte come scudo di ogni follia. È vero, sei, eri, un artista. Hai disegnato cose stupende, hai incastrato dentro le tue maioliche un animo che nella realtà non hai mai saputo o voluto raccontare davvero. E ora non potrai nemmeno venire a discutere di ciò che ti dirò!

Ti ricordi la tua passione per come scrivo? In fondo sei stato uno dei primi ad amare i miei pensieri, tanto da farli diventare presentazione della tua mostra qui a Cava, tanto da chiedermi di inaugurare il tuo laboratorio, tanto da rendermi immortale in un tuo quadro. Un quadro a cui avevi dato un titolo che poi hai cambiato, ma io e te lo ricordiamo ancora.

Si, sei stato un folle. Un folle genio, peccato che tu abbia imprigionato la tua arte dentro una corazza. Quando facevi trapelare ciò che c’era dietro, erano meraviglie quelle che venivano fuori, ma troppo spesso le sommergevi con quell’aria da burbero che ti piaceva assumere.

Cava ha parlato poco di te, ora come prima. Ma tu l’hai amata tanto, con i suoi personaggi, le sue storie, con i campioni che l’hanno attraversata.

Hai lottato per uscire dall’anonimato di una città snob, chiusa, lobbista, che sa curare solo interessi di parte, ma l’hai fato preferendo lo scontro, vantandoti di come ti amassero fuori, fino in America e non a casa tua. Nemo profeta in Patria, sembra scontata come frase. Ma per te è ancora più vera. Tu eri incompreso quasi ovunque. Ma ha lasciato grandi segni della tua presenza. I dipinti, la tua passione per i dettagli, le mani, ti ricordi quante volte me ne hai parlato?

So che da qui a un mese sarebbe partita la tua scuola, un sogno che stava per diventare realtà. Una vittoria su  quella burocrazia e quel sistema che hai sempre combattuto, e che ti aveva concesso un sì giusto in tempo per non viverlo. Anche in questo ti hanno preso in giro? Ma forse non c’erano molti che potevano continuare la tua arte, la tua stessa passione, la tua stessa “follia”.

Ciao caro Adolfo, non ci siamo salutati in vita, non ci siamo più scambiati rimproveri e litigi, come vecchi amici sanno fare, ma con te non ho assolutamente l’impressione di essermi lasciata. Sei sempre qui intorno, il tuo cane lo vedo ogni mattina, a lui manchi di sicuro, ti viene incontro. Non sa che non tornerai, ma noi sappiamo che non hai fato in tempo ad abbandonarci, no, non l’hai fatto.

In ogni sfumatura di colore, in ogni sguardo, in ogni oggetto dove hai voluto lasciare la tua firma, potremmo rivederti, ritrovarti. Per sempre.

Tu vivrai molto più di noi caro Maestro. Egoista. Come sempre!

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