Una vita a foglietti

Riparte con “La Dodicesima notte” la Rassegna dell’Autunno Cavese

foto-1Da Vivimedia

Il racconto della prima serata della XVI Edizione dell’Autunno Cavese, la Rassegna della scuola Teatro Arte Tempra che vede la Direzione Organizzativa affidata alla signora Clara Santacroce e quella Artistica a Renata Fusco, lo iniziamo dalla fine.

“Nelle opere di Shakespeare c’è tutta la complessità della natura umana”, non saranno testuali queste parole, ma riportano il senso di quanto ha detto Renata Fusco nel saluto finale al pubblico, e quello che noi abbiamo visto. Quando ha raggiunto il palco le ha pronunciate con il volto pallido e stanco, e ho immaginato che se avesse recitato lei stessa, non avrebbe sentito così tanto la fatica per quel lavoro immenso che hanno messo in scena: “La Dodicesima notte” di William Shakespeare, (prima di altre opere in cartellone del grande drammaturgo, in occasione del quattrocentesimo anniversario della morte) di cui è stata regista, con la collaborazione di Maria Laura Mollo e Raffaella Zarrella. E ne aveva motivo, hanno davvero compiuto un altro dei loro piccoli grandi miracoli.

L’opera originale prevede ben cinque atti, che però sono stati ridotti a due più un epilogo, arrivando ad uno spettacolo di oltre due ore che ha tenuto incollati, tutti i presenti nella sala dell’Auditorium De Filippis presso I.I.S. Della Corte – Vanvitelli, alle sedie.

La cura dei dettagli, il rispetto per il pubblico che deve aver ben chiare le situazioni che danno il via ai comportamenti e alle relazioni che poi si vengono a creare, hanno fatto sì che dal solito palco – schermo, partisse la proiezione di un video. Ci voleva il mare, ci voleva un’imbarcazione, un naufragio, una disgrazia, un dolore per dare il via a tutte quelle nuove storie che da lì avrebbero preso vita. E non potendolo portare in sala, sono andate a girarle prima le scene, mostrandole poi con il montaggio di Giovanni Noviello.

Così noi pure siamo partiti su quel veliero, abbiamo goduto della meraviglia del viaggio fra le calme acque del mare che accoglie sempre, ma che può trasformarsi da compagno di viaggio in pessimo nemico e ribaltare completamente le vite di chi lo ha sfidato. È da quell’imbarcazione che nasce la storia di Viola (Manuela Pannullo) e Sebastian (Gerardo Senatore), due gemelli che si ritroveranno naufraghi in posti diversi ed ognuno crederà alla dipartita dell’altro. Quel dolore segnerà le loro azioni future, portando Viola a vivere la vita di un uomo dal nome Cesario al servizio del Duca Orsino (Pasquale A. M. Senatore), di cui si innamorerà ma che è, intanto, perdutamente invaghito della contessa Olivia (Giuliana Carbone). Amore questo non ricambiato per il profondo dolore che la contessa prova a sua volta per la perdita vera del fratello e quindi decisa a vivere molti anni nel lutto. Ma i personaggi che affiancano la vita di Olivia sono tanti, a cominciare dal cugino ubriacone Sir Toby Belch (Lello Conte), il cui compagno di bevuta è Sir Andrew Aguelcheeck (Francesco Donnarumma) e la controversa figura di Malvolio (Luca Senatore), il maggiordomo di casa. Ma non può mancare la dama di compagnia, Maria (Luciana Polacco) e Fabian (Mario Fusco) gentiluomo al suo servizio. Troviamo poi Valentine (Antonietta Calvanese), guardia al servizio del Duca e Antonio (Livio Cuccurullo), l’amico fraterno di Sebastian, a cui ha salvato la vita.

“…la complessità della natura umana” ricordate queste parole? Ebbene i personaggi su elencati, hanno dato vita ad una serie di equivoci, di contraddizioni, di offese e di scuse, di sofferenze e di perdono, dimostrando che l’uomo può mutare, manipolare, trasformare quella che è la semplice realtà, facendola partire invece da una bugia, da interessi personali, tra il continuo contrasto tra l’essere e l’apparire. E’ questa la geniale intuizione dl grande drammaturgo, che del resto aveva già percepito la capacità dell’uomo di vivere attraverso una doppia personalità.  E forse l’aveva anche vissuta di suo.

E chi può raccontare, in un contesto del genere, la sola verità? Ovviamente il Buffone (Gabriele Casale), colui a cui viene concesso di parlare, di dire tutto ciò che vuole semplicemente perché la sua condizione non lo rende credibile, ma che poi, in realtà, è l’unico che vede le cose con maggiore chiarezza. “Nulla di ciò che è vero, lo è per davvero” W. S.

La storia dunque vede Viola – Cesario al servizio del conte e suo messaggero presso Olivia, la quale, disdegnando la corte del nobile, è profondamente attratta dall’avvenenza del giovane, che ovviamente sfugge a quelle attenzioni così sfrontate e addirittura sorprendenti in una donna che, a causa del suo lutto, rifiuta a priori la corte del romantico Orsino. Ma come abbiamo detto i personaggi che ruotano intorno alla duchessa sono tanti e hanno obiettivi e valori diversi: Toby e Sir Andrew amano bere e divertirsi, il loro barcollare a causa delle continue bevute, anima la casa già dalle prime ore del mattino e solo l’avversione per il narcisista Malvolio, li fa alleare con Maria e Fabian per tendergli una trappola affinché cada nel ridicolo nei confronti della contessa che vorrebbe sedurre.

Mentre Viola si strugge in silenzio per Orsino che non fa altro che dedicare parole di profondo amore verso quella nobile donna che lo rifiuta senza dargli nessuna speranza, ecco che ricompare Sebastian, accompagnato dal fido Antonio, che ha sfidato la sorte recandosi nei territori del Duca, con cui in passato aveva avuto problemi mettendo a repentaglio la propria libertà. Quando in scena Viola e Sebastian appaiono alle persone che li conoscono con altri ruoli, nascono i peggiori equivoci che porteranno in prigione Antonio, alle mani Sebastian e Sir Andrew, all’amore finalmente corrisposto tra Olivia e Sebastian ma negato da Viola e alla rivelazione per il Duca che il giovane Cesario, in realtà la bella Viola, può sostituire nel suo cuore l’amore “profondo” che provava per Olivia. I servitori intanto ammetteranno di essere gli artefici della falsa lettera che ha portato al ridicolo e quasi alla pazzia Malvolio, e tutto finirà nel migliore dei modi.

Con l’ultima parola affidata al buffone – saggio: “divenire o apparire, questo è il problema”

Ecco quanto noi abbiamo visto e quanto è stato realizzato. Ma come raccontarvi fino in fondo dell’eleganza di Orsino e la delicatezza e allo stesso tempo la forza della sua stupenda voce, della mutevolezza di Viola, della passionalità di Olivia, della presenza incredibile di Malvolio, dell’arte di attrarre del folle – vero Buffone, della personalità di Maria e degli ubriachi Toby e Andrew? E con loro tutti quelli in scena perché nessuno passa inosservato sul palco delle signore del teatro.

Per finire la musica. La collaborazione con l’Antica Consonanza è ormai storica. A loro si è aggiunta Francesca Senatore con la viola. Da antologia duetto iniziale tra lei la viola e il duca:il desiderio di lui esplodeva e lei taceva, un tocco delle sue dita e lei vibrava. Piccoli dettagli di un lavoro magnifico. E gli strumenti che hanno usato? Ne vogliamo parlare? Antichi, alcuni mai visti, una specie di chitarra, scuserete la mia ignoranza ma non ne conosco il nome, che andava a manovella!!! E un flauto di una dolcezza che incantava!

Anche a questo proposito Renata svela che sono stati usati pezzi di spartiti originali del ‘600, con degli accorgimenti per modernizzarli, ed inseriti ad arte dei riferimenti a famosi brani dei Beatles che pure hanno attinto dal passato gli spunti per la loro eccezionale carriera. Molto è stato già fatto, riscoprirlo è ancora un lavoro o forse un dovere da compiere.

Insomma come sempre siamo senza parole, perché davvero è difficile raccontare tutto quanto si è visto. Mi viene in mente l’accento da lord inglese di Malvolio, le sue manie, la sua mimica e davvero penso a quanto sono cresciuti questi ragazzi. Gabriele è ormai da anni una certezza, così come Giuliana. Qualunque sia il personaggio che interpretano, sanno rendergli onore da professionisti navigati; e aggiungerei, con la passione e il rispetto di chi ama profondamente ciò che fa. E poi Lello Conte: gli ho visto fare un po’ di tutto e ogni volta sa sorprendermi. Passa dalla serietà che emana il suo aspetto imponente, al barcollare come un ubriacone sul palco. Davvero a questi ragazzi tutto è concesso.

Non me ne vogliano tutti gli altri, ognuno meriterebbe una pagina di appunti per quanto di bello hanno fatto, e sono certa che la collaborazione con Arte Tempra, darà a tutti loro ancora grandissime opportunità e soddisfazioni.

Un ultimo pensiero lo dedico a Clara Santacroce e Renata Fusco, ammesso che riesca ancora a trovare delle parole che raccontino fino in fondo ciò che fanno. La stanchezza sul volto di Renata penso che alla fine della lettura, sia un po’ più comprensibile anche per chi, purtroppo, non era presente. Dialoghi lunghissimi, entrate in scena a pennello, sintonia alle stelle, cura dei dettagli, tocchi alla regia da vera stratega (annoto le fioriere che nascondevano i quattro in scena che sbeffeggiavano Malvolio!). Se noi abbiamo visto tanta bellezza, tanta professionalità è perché loro ne hanno messa tanta in campo. Non si arriva a risultati del genere senza quel duro lavoro che ti resta addosso fino alla fine, fino a quando il sipario è calato per l’ultima volta, fino a quando il viso è ancora pallido e il corpo stanco.

Per questo, leggendo le parole del Sindaco sulla brochure di presentazione della Rassegna, spero davvero che non resti l’ennesima promessa la creazione di uno spazio che renda davvero omaggio a quanto di bello e grande si ha la capacità di fare in questa città.

Ci sono tesori che ci vengono donati, non sfruttarli è peccato.

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