Una vita a foglietti

Ritagli (2)

ritagliNel giro di pochi giorni ho seguito due trigesimi; uno mi ha portata in una chiesa completamente nuova per me, S. Maria del Rovo. Mai vista dall’interno. E parlo di quella piccola, ufficiale, non quella post terremoto. È uno splendore. Una bomboniera che si mostra ai miei occhi.

Quando entro ci sono poche luci accese, ma un grande chiarore viene fuori dai riflessi dei candelabri d’oro che si trovano alle spalle dell’altare. Nella costruzione della cappella c’è qualcosa di assolutamente coinvolgente. I colori sono venature, tinte di marrone e grigio che regalano profondità e curve. Il tutto crea una magia particolare, un’atmosfera che cattura e che non lascia spazio per pensieri che non siano rivolti al Signore.

Quando le luci si accenderanno qualcosa si perderà, gli angoli discreti e soffusi spariranno, ma arriveranno parole a riempire i nuovi spazi che si saranno aperti.

Ieri invece sono tornata in una Chiesa già vista. Un’altra piccolissima chiesa con meno atmosfere architettoniche, ma ricca di un sentimento assai diverso. Giuseppina e Carmela. Donne che hanno saputo scrivere di donne: forti e devote.

Per Carmela c’era la presenza di qualcosa assolutamente intangibile ma così presente da riempire la piccola Chiesa in ogni angolo, nella minima fessura, in ogni spiffero della porta.

Ripenso alla sua figura magra, delicata e mi sale un sorriso pensando invece come oggi sia qui, ovunque. Soprattutto come ha saputo riempire i cuori di chi ha incontrato nel percorso della vita.

Quali dubbi possiamo avere dopo queste testimonianze, dopo questa dedizione, dopo tutto questo amore?

Nessuno. Seminiamo e raccogliamo; tutto in proporzione, tutto secondo la cura e l’attenzione che abbiamo dato al nostro giardino.

Alla fine della messa scorrevano lacrime in abbondanza. Ce n’erano di ogni sapore: di dolore, di amore, di speranza, di tristezza, di sconforto, e, uniche le mie. Quelle che sanno di rabbia, di sconfitta, di ciò che non volevamo che fosse e che invece è stato e continua ad essere.

Sono le stesse che anche adesso tornano a scorrere sul mio viso, che non finiscono mai, che trovano la forza di alimentarsi da quel serbatoio di assurdità che viviamo da anni e che non si svuota.

E mi torna in mente una preghiera, la stessa che mi ripeto da tantissimo tempo ormai: Fermatevi. Fermatevi a ripensare a ciò che è stato e soprattutto a quanto ancora dovrà essere. Fermatevi e fate un passo indietro. Noi siamo condannate al dolore, ma a voi resta invece la solitudine e la perdizione. Che fanno paura, anche solo ad immaginarle tanto saranno gravi e pesanti.

Datevi questa opportunità, a tutti ne viene concessa ancora una. Fatelo.

Anche in voi è seppellita un’anima che di sicuro non avete ascoltato per lunghissimo tempo, ma ora datele voce: scoprirete che ha tantissime cose da raccontarvi.

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