Una vita a foglietti

Ritorno…

Ho già visto questo posto. L’ho già vissuto e l’ho anche raccontato. Corridoi, stampelle, camici bianchi, sale d’attesa.

È un ospedale che ha raccolto molti dei miei pensieri in un periodo relativamente breve. Erano i giorni del dolore, della rabbia, della speranza, dei litigi, delle bugie, delle attese.

Ora non è più così.

Il dolore si è trasformato. Prima ti consumava il cuore, bruciava i giorni, fermava i battiti. La rabbia è diventata tristezza, una solitudine di cuori incomprensibile, ma che esiste. Le bugie sono rimaste le stesse, solo che hanno minor presa. L’evidenza è troppa. La speranza si è spenta in un giorno di dicembre: freddo, umido, grigio.

Ritrovarmi qui mi fa di colpo riaccelerare il battito cardiaco. Il numero della stanza, il letto dove ti trovavamo immobile, in attesa di una compagnia che ti è stata concessa a piccolissime dosi.

Mi salva il terrazzo. C’è un mare stupendo. L’azzurro domina con le sfumature chiare del cielo e quelle più scure del mare. Le piccole onde mi danno di nuovo un ritmo più giusto al cuore, mi regalano un respiro regolare.

Gli uccelli volano in gruppo, a dimostrazione che “insieme” si sta meglio. Una leggera piuma vola davanti ai miei occhi senza allontanarsi: un ricordo? una presenza? Posso immaginare ciò che voglio. Quello che vedono i miei occhi è quello che vuole il mio cuore. Anche quegli alberi in lontananza sembrano solo rami rinsecchiti e tronchi contorti, ma io so che dentro c’è vita. Torneranno a fiorire in una stagione più giusta, quando sarà il momento giusto.

Anche noi siamo così.

Possiamo morire per certi dolori, possiamo soffrire al punto di immaginarci finiti, sfiniti, ma poi arriva una nuova rinascita.

Se vogliamo, se resistiamo, se ancora desideriamo guardare con gli occhi del cuore.

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