Una vita a foglietti

Roberto Ritondale – Sotto un cielo di carta

sotto-un-cielo-di-carta_LRGCaro Roberto, mi hai fatto una bella sorpresa stavolta. Tu sai quanto abbiamo discusso sui finali dei libri e leggendo questa tua ultima fatica, la cosa che mi è piaciuta di più sono state proprio le ultime pagine; perché dovevano essere il finale, ma il finale nel tuo libro questa volta non c’è!

E bravo. E poi mi hai messa fuori strada raccontando della carta, dei sentimenti, del profumo, dell’emozione che provoca il rumore della penna sul foglio e poi? Poi scopro che hai scritto un libro politico!

Insomma mi hai davvero stupita.

Premetto che tempo fa lessi un libro, di cui forse ti è arrivata la recensione, che aveva come argomento proprio i libri, la lettura, e il tentativo di sostituirli con moderne tecnologie. Quel libro non mi aveva entusiasmato e non per il contenuto, ma per come fosse stato trattato l’argomento. Quando alla presentazione ho capito che poteva essere lo stesso, ho avuto tanta curiosità perché conosco il tuo modo di scrivere, la tua onestà intellettuale, la tua ricercatezza dei dettagli. E confesso che non mi hai delusa, per niente.

Questo è per davvero il libro di Roberto. Il Roberto uomo, quello cresciuto con i sogni, quello che ha pagato le proprie scoperte e che sa, da uomo saggio, che nella vita non ci sono solo pagine da leggere per avere spiegazioni. Ci sono valori da vivere che riescono a spiegare ad ognuno ciò che vuole sapere.

Dico che hai scritto un libro politico e lo fai in quattro brevi specifiche pagine. Lo hai nascosto dentro la carta, ne hai fatto un origami con la forma di un libro e lo hai lanciato non come un volantino di quelli che aspettano i rivoluzionari per scattare e dare il via alla rivolta. No. Lo hai lanciato nel vuoto che è di tutti. L’appuntamento non è per l’11 di un mese qualsiasi, è per ogni giorno della nostra vita. Ogni giorno è quello giusto per far scattare l’unica vera rivoluzione che vale la pena di combattere: quella con noi stessi.

La storia d’amore di un padre, di una madre, di una figlia, un nipote e amici e tutti quelli che possono rimanere coinvolti nella vita di ognuno, serve solo da parasole, per dimostrare che, se proprio ogni storia deve essere vissuta, deve avere un luogo, un tempo per affermarsi, per esistere.

E questa storia, questo libro è un grido di paura, ma di una paura non nuova.

Se la dedica sul frontespizio richiama Farenheit 451, che risale al 1953, si capisce bene che la cultura è stata sempre l’arma più temuta da chi comanda.  E da allora non è cambiato niente. Sono solo cambiati i numeri. Siamo molte più persone sulla terra, sono molto più alti gli interessi di cui ci si vuole appropriare, sono sempre meno le persone che hanno in pugno il destino di tanti.

E sono quelli nascosti sotto “gli abiti civili”, quelli che indicono le conferenze stampa per difendere la libertà.

Sono quelli che ci costringono a prendere una posizione, a destra o a sinistra di un tavolo, mentre, ragionandoci, per trovare ciò che è meglio per “gli uomini” non bisognerebbe guardare mai da una parte o dall’altra: si trova nello stesso posto. Ma se così fosse, sarebbe semplice, quasi banale.

E non ci potrebbero essere schermi dietro i quali nascondere le proprie bugie.

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