Una vita a foglietti

Roger Federer perdi, ma vinci sempre

Questa pagina non avrei potuto scriverla ieri. Non dopo quell’ennesima steccata che consegnava al tuo avversario l’ultimo punto. Quella sconfitta è stata, in quel momento, un dolore fisico, una delusione cocente, quasi un tradimento.

Ne ho viste tante di partite, tante di quelle che avresti potuto e dovuto vincere e poi invece le hai perse, e stanotte, quasi a liberarmi da un peso, mi sono venute in mente delle considerazioni che hanno alleggerito la mente e mi hanno restituito il sorriso.

Tu sei Roger Federer, il più grande tennista che abbiamo avuto in questi ultimi venti anni.

Non ci metto le rivalità, non faccio confronti, io parlo di talento puro. Nadal e Djokovic hanno caratteristiche diverse dalla tua, loro hanno “cazzimma”, loro sono forti fisicamente e mentalmente, ma non mi sono mai sognata di paragonare il loro tipo di tennis al tuo. E sinceramente, penso che nessuno possa essere paragonato a te.

Ma non volevo parlare di questo o di altri in questa pagina.

Volevo solo dirti grazie. Grazie anche per questa sconfitta. Mi sono venuti in mente i tuoi numeri e quelli che invece potevano essere ripensando alle tantissime occasioni sfuggite per un punto. Qualcuno dirà che il campione si vede su un solo punto ed avrà anche ragione, ma a me piace guardare la partita per intero.

Ieri tu hai strameritato di vincere e in realtà, per me, hai vinto.

Hai vinto perché ci hai dimostrato che si può rimanere aggrappati ad un sogno per quasi cinque ore alla tua età.

Ma hai vinto soprattutto perché hai lasciato che questo sport restasse ancora in qualche modo umano. Sei al di sopra di tutti. Sei inarrivabile anche se qualcuno arriverà a vincere numericamente qualcosa più di te, sei un esempio e nessuno sarà mai come te. Al tuo immenso talento non si abbina per niente anche quella “cazzimma” che serve agli altri per vincere tanto. Tu hai solo genialità tennistica, tu sai regalare solo emozioni. E lezioni.

In una partita che ti poteva regalare un sogno e apparentemente hai buttato via, non ti è mai sfuggito un gesto che non fosse legato al campo di gioco. Tu non contesti l’arbitro, non polemizzi col pubblico, non ti lamenti del vento, della pioggia o delle buche. Tu giochi a questo sport che nelle tue mani, nelle tue corde, diventa opera d’arte. A me capita di fare recensioni del genere e davvero si potrebbero tradurre i tuoi gesti, i tuoi colpi come anche i tuoi errori, in una pagina di emozioni come se fossimo a teatro o ad un concerto.

Grazie per queste lezioni di stile, grazie perché è facile esultare nella vittoria, molto più difficile essere esempio nella sconfitta.

Grazie perché ci hai regalato sogni ed esempi che difficilmente troviamo in giro e perché, dall’alto del tuo essere decisamente di un altro pianeta, con le tue sconfitte, resti fortemente ancorato a questa marea di “normali speciali” esseri umani.

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