Una vita a foglietti

Serata a Maiori con Antonio Armenante

anche-dio-lavora-antonio-armenante-vivimedia-210x300Il 25 giugno, nei giardini Mezzacapo a Maiori, si è tenuta un’altra serata della rassegna “Incostiera” durante la quale si sono presentati due libri. Uno era a doppia firma, Massimiliano Amato e Marcello Ravveduto “Riformismo mancato” e l’altro di Antonio Armenante “Anche Dio lavora e noi non gli mettiamo i contributi. Lo scenario è bellissimo, la Costiera evoca sempre immagini e atmosfere incantevoli e gli argomenti si dimostrano interessanti. Padrone di casa Alfonso Bottone, che intervista i primi due autori mentre per Antonio Armenante è presente l’inseparabile amico Franco Bruno Vitolo e un’esordiente Paola La Valle, nella veste, decisamente grande, di intervistatrice.

La prima parte va veloce con il primo libro che, partendo dalla storia di due giovani sposi che mettono su famiglia negli anni del boom economico, del posto fisso, delle possibilità di creare il futuro, arriva ai nostri giorni pagando quelle scelte politiche fatte e anche quelle mai fatte, che hanno decisamente cambiato il corso e la prospettiva di milioni di italiani.

Arriviamo poi ad Antonio Armenante: lui è personaggio nella vita sociale della nostra comunità. E’ uno di quelli che gli anni di quella politica fatta e ingessata, li ha vissuti in prima linea e oggi, a distanza di anni, va per strada a raccoglierne i cocci. Antonio infatti, non è uno che passa vicino agli altri, lui va “incontro” alle persone. Al nostro primo incontro, nel momento della dedica al libro, quando, dopo aver firmato decine e decine di prime pagine, ti puoi sentire un po’ con la testa vuota e la penna “asciutta”, lui mi ha guardata negli occhi, con la voglia e soprattutto l’abitudine di considerare “persona” e non numero chiunque lo avvicina. E chi non lo avvicina, lui lo va a cercare.

Di questo libro si è parlato molto. Già dalla prima presentazione a cui ho assistito, mi avevano colpito i tanti commenti non solo positivi, ma sentiti. Ogni persona che esprimeva un pensiero, lo faceva come se avesse ricevuto un dono, come se gli fosse rimasto un segno di quelle pagine. Qualcosa di più di una lettura che fai, riporti al pubblico e vai avanti.

Quando poi ho aperto io stessa il libro, ho cominciato a capire il perché di questo atteggiamento.

Prima di tutto questo non è un libro che leggi d’un fiato. Non si può. Ogni pagina, ogni storia, ogni personaggio che risorge ogni volta dal proprio capitolo, riprende e riacquista quella dignità che forse la realtà della vita di strada sembra voler cancellare. E proprio per il grande contenuto, va come rispettato, assaporato, fatto nostro. Per questo i tempi si allungano.

E poi da un libro ti aspetti un po’ la fine, per mettere insieme il tutto e arrivare a fare delle considerazioni. Ma qui, neanche questo è così. Ho saputo di un Monsignore che lo ha definito un manuale ed è forse questo il termine adatto per un libro che vuole essere apprezzato proprio pagina per pagina, storia dopo storia. In ognuna c’è una tale lezione di vita da obbligarti a fermarti e a pensare e a riflettere. Forse per tutte le volte in cui, trovando “pietre di scarto” sulla nostra strada, non ci siamo fermati, non abbiamo riflettuto.

E poi le domande che ti fai sono tante, anche se girano intorno a due argomenti che sono la base della nostra vita: la fede e dunque il rapporto con Dio e la politica che detta le regole del rapporto tra gli uomini.

Queste persone sono, nella maggior parte dei casi, il risultato delle scelte economiche dei Paesi dominanti. I loro interessi li spingono a creare tensioni, guerre civili, disordini per ottenere nuove ricchezze e mercati da conquistare. Solo che ci sono i danni collaterali, come le controindicazioni nei medicinali, e sono le persone. Quelle che si vedono scoppiare moglie e figlio su una bomba, che cercano di capire dove sono finiti genitori, sorelle, tutte quelle figure che sono la nostra storia, che sono la nostra ricchezza. E quando questo non c’è più, quando una società ti obbliga a combattere per sopravvivere, puoi aver voglia di scegliere di andar via, far ripartire la tua storia da un altro posto nel mondo, che si spera sempre possa essere migliore. Ma non sempre è così. E si diventa “pietra di scarto” in un posto sconosciuto, di cui non conosci le regole, e che quindi subisci. E iniziano nuove vite, fatte non di niente, perché il niente in certi casi è già tanto, ma si conosce lo sfruttamento, il furto, l’alcool, la violenza e tutto quello che ammazza le coscienze e la dignità dell’uomo.

E Antonio è lì, insieme a queste persone, con tanti, ma non con tutti quelli che vorrebbe. L’onda corta e l’onda lunga che si cercano nel tentativo di aiutare non solo nell’immediato, ma per far nascere quella catena di solidarietà che possa arrivare molto lontano, più lontano delle nostre mani, per abbracciare chi ha bisogno, ma soprattutto per fermare chi genera tutto questo. Non si può pensare ad uno Stato che investe milioni di euro in materiale bellico e poi non ha soldi per curare la scabbia o la cirrosi o solo per dare assorbenti o pane a chi ha bisogno.

Mentre leggevo il libro ho preso tanti appunti, segnando numerose pagine che evidenziavano concetti importanti. Poi mi sono accorta che le stavo riportando praticamente tutte. Ognuna merita. E c’è quella domanda che compare in ogni suo incontro: Cos’è Dio? Credi in Dio? Temi la morte? E in ogni storia, ognuno dà una risposta diversa, ma in realtà è sempre la stessa: Dio è qui con noi, sempre. La morte è il campanello che ci deve tenere svegli per non dimenticare il nostro compito di vivere, di alleggerirci durante il cammino della vita e non farsi carico di zavorre che impediranno il nostro camminare a testa alta, potendo “incontrare” fratelli di viaggio, di avventura e di sventura. Un Dio che non ha divisioni, non è Allah, Buddha, Gesù: è Dio per tutti. L’essere che lavora sempre, facendo straordinari continui, ma al quale noi non paghiamo i contributi, perché non abbiamo occhi per vederLo e orecchie per ascoltarLo.

E mi chiedo: come mai, noi che possediamo casa, macchina, lavoro, famiglia, quindi vita “regolare” abbiamo la necessità di farci spiegare da chi non ha NIENTE di materiale, cos’è l’essenza della vita, qual è il rapporto con Dio, qual è la strada per riconoscerLo. Perché quello che sembra chiarissimo è che nella vita difficile, dura, dolorosa che questa gente conduce, c’è la possibilità di riconoscere Dio nelle piccole cose che non sono proprietà dell’uomo: il Sole che riscalda tutti, il giorno e la notte che si presentano allo stesso modo per tutti, gli alberi che raccolgono il canto di tanti uccelli, bellezze create da Dio per tutti. E il potere, l’avidità e la cattiveria dell’uomo, ancora non hanno potuto sottrarle al mondo stesso.

Ed è lì che loro riconoscono il vero compagno di viaggio. Quella gioia non nel corpo ma nell’anima, perché sanno scoprire che nel percorso che Dio ha voluto creare per loro, non devono cercare verità e forza nel mondo che li ha scartati, ma in loro stessi. E la luce nasce nei loro occhi, li rende fari per chi, come Antonio, ha voglia di cercare, ha voglia di capire che siamo fatti per compiere un viaggio. Un viaggio leggero.

Ma tutto questo non deve neanche idealizzare queste persone, che spesso, preda di sconforto e alcool, rischiano di comportarsi male. Cerchiamo di andare all’origine del problema. Cerchiamo di fermarci un po’ prima del baratro. Non bisogna per forza cadere così in basso per poter capire che l’essenza della nostra vita non è dato dall’avere ma dall’essere.

I commenti potrebbero continuare, invece vi lascio e lo faccio con un invito mai fatto prima: Comprate questo libro. Ci sarebbero validi motivi per farlo perché il ricavato va a Casa Ruth, Casa della Pace, Pax Christi Italia, quindi beneficenza, anche la casa editrice Area Blu edizioni devolve parte del ricavato a queste associazioni, ma non è per questo che lo chiedo.

Fatelo per voi, è un regalo che vi dovete. Ci sono cose che dobbiamo sapere, punti di vista che dobbiamo scoprire. Poi non è detto che ne faremo tutti lo stesso uso, ma almeno ci sarà conoscenza e non ignoranza. Non potremo più dire: non lo sapevo! 

Rispondi