Una vita a foglietti

Serata con Marco Missiroli – Fedora e Rosa Aliberti a Roccapiemonte

Missiroli roccaDall’articolo di Vivimedia

Roccapiemonte è una cittadina molto ospitale, come in tanti hanno imparato in Italia dove tutti vengono accolti con fiori e tappeto rosso.

L’11 aprile scorso però, nel palazzo Marciani non c’erano questi addobbi per un gesto di rispetto verso Anna, giovanissima, che a soli 13 anni è già volata via da questo mondo. Non la conoscevo, ma non c’è bisogno di averla vissuta per dedicarle rispetto.

Il primo pensiero è dunque per lei nelle parole di Gaetano Fimiani, presidente di Fedora, mentre saluta i genitori della piccola e comunica alla sala, stracolma più del solito se possibile, di un’iniziativa, l’ennesima della sua Associazione, in collaborazione con l’altra Rosa Aliberti, per migliorare la qualità della vita di questa città che sta dimostrando che, se si vuole cambiare, si può. Prende la parola Mario Pagano, altrettanto commosso, che comunica del progetto “Roccapiemonte città cardioprotetta” che ha come obiettivo l’acquisto di 14 defibrillatori, il numero necessario per garantire un primo soccorso nei posti strategici. Ne mancano pochi, ma per l’ultimo appuntamento della stagione, quello del 13 giugno, si conta di raggiungere il numero prefissato.

Non me ne vorrà Marco Missiroli, l’ospite d’onore della serata se l’ho fatto aspettare per presentarlo, anzi sono certa che ora starà sorridendo leggendo, perché alcuni valori, alcune iniziative, hanno la precedenza su molte altre cose. E lui lo sa bene.

Autore del libro del momento, la vera rivelazione letteraria italiana “Atti osceni in luogo privato” (Feltrinelli), ha dato dimostrazione nel suo libro, di saper collocare i valori importanti in un preciso ordine.

Con lui a parlare del libro Stefano Piedimonte, scrittore e Salvatore Borriello, attore e regista che ne ha letto alcuni passaggi. Tra il pubblico, a sostegno del collega, Sara Bilotti, già ospite a Rocca con il suo libro d’esordio con Einaudi Stile Libero e Giusella De Maria autrice Mondadori, oltre a Luca Badiali, Antonio Pisano e Orlando Di Marino che collaborano come sempre per l’organizzazione.

La vostra attesa è stata anche la nostra. Quando si arriva all’appuntamento con uno scrittore così “alla moda”, così in voga, che sta riempiendo pagine di giornali, programmi radiofonici e tutto ciò che si può per dare spazio alla sua creatura, non si può non essere curiosi. E questa curiosità si sentiva eccome nella sala di Palazzo Marciani. È stata presente sempre, in un crescendo di coinvolgimento che ad un certo punto sembrava quasi la tavolata tra amici, dove battute, applausi, risate si confondevano in maniera assolutamente spontanea. Ma tutto questo perché l’argomento, e aggiungo la persona, erano davvero interessanti.

Missiroli ha scritto un libro sull’eros come lui l’ha definito, un libro che accompagna le varie fasi della crescita di un ragazzino, Libero Marsell, che cerca di scoprire il suo corpo e metterlo in contatto con l’universo femminile. Il tutto vissuto per un periodo nella Parigi di Sartre e Camus e poi nella più vicina Milano.

Questo è l’aspetto che maggiormente si è evidenziato durante la serata, anche se il libro, vi assicuro, è custode di molti altri risvolti, ma la cosa che ha reso davvero simpatica e particolare questa presentazione, è stata la sinergia tra intervistato e intervistatore. L’argomento è così reale, sentito e, aggiungo, “comune”, che a un certo punto tra Marco e Stefano, non si capiva più tanto chi faceva domande e chi rispondeva. L’atmosfera è stata perfetta.

Penso che lo stesso Missiroli sia stato così a suo agio da raccontare particolari molto privati che non possiamo rendere pubblici (la prossima volta venite alle serata a  Rocca, un motivo c’è sempre per farlo), ma che hanno creato  un crescendo di complicità assolutamente piacevole.

Missiroli ci ha raccontato la nascita della sua creatura, di come non fosse assolutamente in programma, di come non l’avesse mai nemmeno pensato un libro erotico, ma che ha preteso di esistere, come uno dei tanti turgori di Libero, incontrollabili, sconosciuti, ma necessari.

E a volte può capitare che una storia guidi una mano per prendere vita e così è stato, in un cammino velocissimo per farsi generare, ma lungo e lento per poterlo perfezionare: venti giorni per la “bozza”, due anni per far sì che tutta quella vita che spiega l’erotismo di un bambino, il suo percorso  di giovane amante fino alla scoperta dell’amore maturo, si manifestasse nel modo più pulito possibile. Mai una parola fuori posto; Missiroli definisce alcuni passaggi “dei bassorilievi”, dove tutto intorno è stato cancellato per lasciare in evidenza solo il fatto, puro e semplice.

Ci ha spiegato il perché del nome di Libero Marsell. Libero è il nome di suo nonno e Marsell è una casa produttrice di scarpe francesi: la libertà non completamente raggiunta di un uomo unita al valore effimero di un paio di scarpe. La grandezza del pensiero e la banalità del pratico in una serie di ossimori che da profondi opposti generano realtà.

Ci ha raccontato il suo approccio al mondo delle donne, al rapporto con i libri, a come gli abbiano dato una prospettiva nuova. Ci ha detto tante cose, ma la cosa che l’ha reso speciale è stata un’altra: ha regalato se stesso.

Quando parlava era un tutt’uno con le cose che diceva, il racconto che è stato sicuramente ripetuto più volte non cambia ma si rafforza nella certezza degli episodi che l’hanno generato e nella convinzione che andavano raccontati.

Quando poi ha portato il microfono alla signora che voleva rivolgerli una domanda è stato il preludio della sua dichiarazione d’amore. Più di cento persone attente e partecipi lui non le aveva mai viste. Gliel’avevano raccontato, a cominciare dal suo amico Giorgio Fontana, di cosa potesse significare una presentazione a Roccapiemonte, ma lui ha confessato che bisogna viverla quest’esperienza per capire cosa significa condividere il piacere di un libro con persone che non hanno dato priorità alla partita di calcio, o si sono fatti fermare dai capricci del tempo o solo dalla pigrizia.

Marco Missiroli è stato amato perché ha amato. Alla fine della serata, mentre tutti i libri andavano a ruba, non si è sottratto a nessuno. Non a chi chiedeva l’autografo anche su un foglio di carta da attaccare al libro ora esaurito, né a chi porgeva l’invito della serata per la prova di “esserci stato”, né a chi chiedeva foto o ancora parlava di Libero, di Parigi, a chi confessava di non aver visto niente della presentazione perché presa dalla lettura “in diretta” del libro sulle sedie della sala, o a giovani giornaliste che lo hanno aspettato per una breve intervista.

Lui c’è stato per tutti e di tutti avrà riportato a casa qualcosa. Qualcosa che speriamo possa spingerlo a scrivere altro ancora. Non possiamo sapere se sarà altrettanto bello, se sarà così coinvolgente, ma di una cosa credo che potremo essere certi: sarà ancora una volta VERO.

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