Una vita a foglietti

Serata con Pasquale Di Domenico per “Il costo della libertà”

il-costo-della-liberta-3-cava-de-tirreni-maggio-2014-vivimediaQuest’articolo, scritto il 19 maggio e pubblicato su Vivimedia.eu ha avuto una storia un pò particolare e per questo mi sono distratta. Ma “i foglietti” tornano tutti qui, per affetto, in famiglia, anche se in ritardo.

Noi venivamo da Barcellona Atletico Madrid: la Liga da assegnare, tutto in 90’, tutto che può ancora succedere e adrenalina a fiumi. Non pensavamo però di assistere ancora a un’altra partita.

Lo Stadio è il Teatro Reginella di Santa Lucia, l’arbitro è Franco Bruno Vitolo, l’unico in Italia a non aver bisogno della moviola viste le notevoli capacità sviluppate sul campo; valide collaboratrici sulle fasce Pia Lanzotti e Margherita Amato, con l’ausilio di don Alessandro Buono (pimpante parroco di Sant’Anna) e di Gabriella Pastorino (solare editrice del libro). Quarto uomo, anzi quarta donna, una grandissima Annamaria Senatore e la partita che si gioca è il Pasquale Di Domenico Memorial. Solo che qui non c’è l’avversario: qui sono tutti per uno e ne hanno validi motivi.

Pasquale Di Domenico è l’autore del “Il costo della libertà” edito da Noitre, (…) ed è il protagonista della serata, anche se le sue parole arriveranno solo ai calci di rigore.

Diciamo della partita iniziata con molta cautela, “si studiava l’avversario” si sceglieva la tattica, con Don Beniamino, padrone di casa a spiegare le prime mosse. Ma già dalla note della Ninna nanna di Gershwin, magistralmente interpretate dal soprano Margherita Amato, capisci che non è una partita qualsiasi.

Qualche pagina letta in fretta , da sola, nell’attesa mi fa tuffare in un mondo antico, più della mia età, ma non per questo sconosciuto. E’ il mondo di una generazione che ha vissuto il dopoguerra e tutto il rigore che comportava. Un rigore materiale ma anche nei sentimenti, anche se su questo spenderei qualche parola (per questo si è arrivati ai rigori, tempi normali più supplementari, non sono bastati per raccogliere i numerosi spunti di questa vita). Quando si parla di periodi duri, della rigidità dei rapporti, chissà perché si è portati quasi ad immaginare persone incapaci di provare sentimenti: come ci sbagliamo! Quanto amore doveva esistere in quella mamma, collante di una famiglia numerosissima e di quel padre, che nella rigidità riconosce l’unica strada per permettere ai figli, tutti, di raggiungere gli obiettivi e i sogni prefissati. Tanto. Forse molto di più di quello sbandierato e spesso disperso in questo nostro mondo fatto di parole e di cose, ma di pochi contenuti. Ma il libro non è polemico, anzi. E’ un continuo riflettere e soffermarsi su quello che è stato un cammino. Nico e Ale che decidono di raccontarsi per confessare le due facce di una stessa vita che si divide tra quello che deve essere e quella che vorresti che fosse. Fino al giorno in cui tutto diventa possibile.

Il libro va letto e sarebbe bello ascoltarlo dalla voce di Pia Lanzotti, nipote dell’autore e attrice di cinema oltre che di teatro della grande scuola di Giorgio Strehler, che invece ci regala solo poche pagine, ma che bastano per aprire la porta ad un’altra grande protagonista della serata: Annamaria Senatore. Quando prende la parola capisci subito che è di casa. Lei ti fa proprio sentire come se fossimo tutti non in un tetro, ma intorno ad un camino, tutti zitti ad ascoltare il racconto della sera, come accadeva tanto tempo fa. E di tanto tempo fa loro parlano, delle gare di tabacco da “infilare”, dei viaggi in treno, dello scopone scientifico come esercizio matematico per allenare la mente, della scelta “cappotto o tasse universitarie?”. E come per Pasquale, neanche la sua è una critica. Io quella donna la vedo quasi tutti i giorni viverla quella vita che racconta. Oggi come ieri. Quella mamma accompagnata sempre, la campagna vissuta ancora adesso, ma lei è stata una Direttrice Didattica! E mi vengono in mente donnette che si elevano a personaggi nei corridoi delle scuole dove insegnano pensando ai loro interessi e dimenticando il ruolo che rappresentano.

E allora la polemica la faccio io, perché ogni cosa merita una o anche più riflessioni. Molti in sala si sono augurati che questo libro arrivasse in mano ai giovani, nelle scuole, per dimostrargli che nella vita non è poi così bello avere sempre dei sì, perché non ci saranno mai cose da desiderare, ma solo da chiedere; mai ostacoli da superare, ma chiavi da comprare per aprire porte. Ma voglio aggiungere un passaggio che ritengo importante: prima di trasmettere questo messaggio ai nuovi quindicenni, perché non lo facciamo  arrivare ai loro genitori di 30 o 40 anni? E’ questa la generazione che ha deciso di dire solo sì, è questa la generazione che credeva di aver lottato per la parità e per i diritti, ma forse ha solo costruito una società piatta in cui tutti hanno creduto di potere e dovere avere tutto senza sudore e senza merito! Allora cominciamo a dare responsabilità a chi deve prendersele. I ragazzi sono lo specchio delle loro famiglie, così come Pasquale e Annamaria sono stati specchio dei loro genitori. Da qualche parte però questa catena deve essersi spezzata. Si è voluto passare dal troppo poco al tutto, e questo ha generato il caos. E dalla perdita di valori nelle famiglie, ci siamo ritrovati velocemente in una società povera di princìpi. Effetto domino e soprattutto uno scaricabarile.

Forse dovremmo fermarci un attimo. Fermarci e ritrovarci.

Magari in un posto come questo, un teatro che sembra il salotto di una vecchia casa di campagna dove si sono ritrovati amici d’infanzia, di scuola, di università, familiari, amici e anche i “forestieri”, ma che sono stati accolti con il buongusto e la semplicità della gente buona di “campagna”, e ci inchiniamo a questo titolo.

Incontri così ti trasmettono non chiacchiere, ma valori, princìpi che ti restano attaccati alla penna, ma soprattutto al cuore, perché è forte la speranza che quel rispetto sentito per la famiglia, per la vita, per le conquiste e le scoperte dell’amore, non vada sprecato.

E chissà perché più che visitare le pagine del libro del signor Pasquale, forse sarebbe bello frequentare la sua casa. Persona d’altri tempi in cui noti soprattutto l’umiltà, ma la cui presenza ti trasmette la solidità di una roccia, di una persona che ha vissuto tutti gli anni della sua vita senza sprecarne neanche uno.

Perché anche quando “girava la ruota” invece di giocare, quando riceveva in dono un vestito già dovuto, ha saputo conservare e capirne, a distanza di tempo, il giusto significato. Grazie.

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