Una vita a foglietti

Serata di presentazione a Roccapiemonte: Michela Tilli con le associazioni Fedora e Rosa Aliberti

tilli1_305x380Dall’articolo di Vivimedia

Vi capita mai di fare qualcosa, di pensare a qualcosa e avere sempre l’impressione che vi sfugga un particolare, un dettaglio, una piccola sfumatura che possa spiegare tutto?

Ebbene, io mi sento così da ieri sera, da quando ho lasciato Palazzo Marciani a Roccapiemonte, che ci ha ospitati per un’altra delle serate di cultura che le Associazioni Rosa Aliberti e Fedora, con Gaetano Fimiani, Antonio Pisano, Mario Pagano, Orlando Di Marino e Luca Badiali, ognuno protagonista nell’organizzazione degli eventi, regalano a soci e non.

È stata una sensazione strana, come di qualcosa che era rimasto a metà, come discorsi non terminati e quindi non chiariti, come se l’autrice, degnissima e meritevole del successo che sta ricevendo, fosse stata lasciata sul palco senza aver espresso tutte le parole che meritavano di essere proferite.

E pensa, leggi, rileggi, ho messo insieme un po’ di pezzi di quei famosi puzzle a cui faccio spesso riferimento per chiarirmi un po’ le idee.

Michela Tilli scrittrice di origine ligure, ma trapiantata a Monza, è l’autrice di “Ogni giorno come fossi bambina”, (Garzanti) gran bel libro. Ed è un fatto. Un libro per il quale mi ero fermata a scrivere delle considerazioni già durante la lettura, perché davvero fa riflettere. E forse proprio questo è risultato stonato in una serata che poteva essere bellissima, ma è rimasta incompiuta.

E probabilmente nelle parole di Gaetano Fimiani, uno dei cuori pulsanti di queste Associazioni e degli avvenimenti che in questa piccola cittadina, ormai alla ribalta nazionale, che deve reggere paragoni addirittura con la capitale, dicevo, forse proprio nelle sue parole a fine serata trapela un velo di delusione per ciò che poteva essere e non è stato.

A Rocca ci si vanta di un pubblico caloroso, attento, numeroso e partecipe. Ma lo sforzo che si dovrebbe fare, prima di una presentazione, sarebbe quello di leggere. Leggere del titolo di cui si parla. Forse non riusciranno a farlo tutti, ma molti dovrebbero.

Gli interventi delle relatrici Luisa Trezza, mediatrice familiare AIMS, Maria Rosaria Tagliamonte, medico, intervallate dalle letture di Temi Capuano, hanno sottolineato solo alcuni degli aspetti di questo bellissimo incontro tra Arianna e Argentina, del  loro viaggio alla ricerca di vecchie radici, ma anche di un futuro ancora da svelare, per non rovinare la sorpresa a chi ancora non ha avuto il piacere di leggerlo. Ma in questo libro, vi garantisco, c’è molto di più. Michela Tilli ha bussato con la delicatezza e la sensibilità di un animo gentile a innumerevoli porte del cuore e ogni volta che è entrata ha dimostrato anche la sua forza, la sua lucidità. Ha saputo toccare sentimenti, dettagli, situazioni di vita con una pacatezza di pensiero davvero eccezionali.

Il suo libro parla dell’unicità delle persone. Siamo unici nell’intimità, nel rapportarci agli altri, al mondo intero. Ogni cosa non è mai uguale per tutti. E dunque gli interventi di chi non solo non ha letto, ma che dall’alto di un ruolo afferma qual è la ricetta o la soluzione a problemi di relazione, forse dimostra di avere ancora del percorso da compiere, e probabilmente molti dei fallimenti che nascono nella nostra società, dipendono dal molto dire, dal poco fare, dal poco capire. Realmente.

Gaetano Fimiani forse ha un sogno, al di là di tutti quelli che ha già realizzato, come far arrivare a Roccapiemonte un autore Garzanti, casa editrice che mai si era spinta così a Sud. Il suo sogno io lo immagino così: lui non vuole solo gli autori, non vuole solo il “nome” per riempire queste sale. Vuole che qui, come in ogni angolo del mondo, arrivi cultura. Non la cultura “di parte”, quella solo di qualcuno, perché già quell’etichetta la sminuisce. Un libro porta confronto e dialogo dopo averlo sentito, portato nella propria vita, vissuto insieme ai protagonisti, inserito nella tua realtà. Chiedersi cosa di quelle storie che non sono nostre può entrare nella vita del giorno dopo; cosa spiega di quelle domande che ci siamo fatti per tanto tempo; quanta riflessione regala il viaggiare attraverso luoghi che forse non vedremo mai ma di cui ci descrivono confini e contorni e profumi. Questo è il ruolo di un libro; il viaggio così abusato è lo spunto. C’è chi viaggia per davvero anche guardando Argentina seduta in poltrona, o Arianna seduta davanti a un monitor, e chi invece non sa muoversi neanche attraverso il raccordo anulare o dentro il pronto soccorso di Potenza.

Tutto è relativo, tutto si può scoprire. La differenza la fa il volersi mettere in ascolto, con umiltà, con attenzione, con sincerità. Le parole vere nascono da fatti e vi racconto un particolare e che forse chiarisce meglio il concetto. Le persone vere, spesso danno per scontato  che ciò che fanno sia solo normale e in fondo è così.

Michela ci ha raccontato di un episodio capitato alla figlia tredicenne, che in qualche modo era stata richiamata per il suo aspetto “poco curato”. Lei, la mamma, ha temuto per quell’offesa, per quel richiamo, pensando che forse avrebbe troppo colpito una ragazzina così piccola che invece ha reagito semplicemente dicendo più o meno che anche alla sua età, dare importanza all’essenza delle persone, avrebbe fatto una cernita importante su chi valeva la pena frequentare. Cosa voglio dire: Michela si è stupita di questa forza senza realizzare che l’insegnamento su ciò che conta e ciò che sono dettagli, è stato proprio lei inconsapevolmente a darle. E non “inconsapevolmente” perché non sa, ma perché è già dentro di lei, in maniera istintiva, naturale, l’essere e non l’apparire. I figli imparano dai genitori quello che fanno e non quello che dicono. Riflettiamo su questo e molte cose saranno più chiare.

Questa serata, come vi dicevo, è stata un po’ diversa, ma non la si potrebbe definire meno ricca, anzi: ciò che fa riflettere non è mai cosa da poco!

Del libro, a modo mio, parlerò in un altro momento, sappiate che merita di essere letto e non solo. Va ricordato come un insegnamento. E sono certa che anche questa serata sarà da ricordare, per molti. Come l’inizio di un percorso nuovo, più ricco, più consapevole. Perché davvero i confronti ci possono e ci devono migliorare. Basta non avere presunzione e credere sempre che ci siano altri passi da compiere, altri traguardi da raggiungere, altri punti di vista da scoprire.

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