Una vita a foglietti

Serata per “Anima Post” di Pasquale Di Domenico.

Avrei diversi modi per iniziare il racconto di questa serata; partire dalla fine, con la leggerezza di nuvole apparenti che erano in realtà più pennellate di un magnifico Artista, che mi attendevano all’uscita del Salone del Museo della Civiltà Contadina di Santa Lucia a Cava, che mi ha confermato le piacevoli sensazioni vissute alla presentazione dell’ultimo libro di Pasquale Di Domenico “Anima Post”.

L’alternativa sarebbe parlare delle prime impressioni personali dopo aver ricevuto la mia copia gentilmente omaggiata dallo stesso Pasquale, che, confesso, non erano sulla stessa lunghezza d’onda.

Ma nell’insieme, sono proprio queste contraddizioni apparenti che danno maggiormente il senso del vissuto di questa domenica pomeriggio.

Il libro di Pasquale, come tutti i precedenti ad oggi pubblicati, hanno un legame profondo con queste due frazioni, Sant’Anna e Santa Lucia. La vita contadina, i sacrifici, le eredità non solo materiali ricevute da queste generazioni oggi “pensionate”, ma che hanno avuto una giovinezza che si è confrontata con un dopoguerra, con tutte le sfaccettature di un potenziale benessere, ma anche di conseguenti ristrettezze.

Pasquale fa della sua appartenenza a questo territorio, con la sua esperienza di contadino che ha colto l’occasione di cambiare il corso della sua vita, lo spunto per mandare un messaggio ai “Post-eri”.

Io non appartengo a questi luoghi anche se ci vivo da decenni. Lo sottolineo perché questo cambia tanto la prospettiva dell’impatto sul libro.

Le storie che si raccontano, somigliano a quelle che mi raccontava mio padre, ma della “sua” terra, non di questa, e a me sono sfilate via un po’ troppo velocemente nella lettura solitaria che ne ho fatto.

Quanto poi è cambiato l’esserci stata a questa presentazione? Tutto.

Anche qui potremmo aprire parentesi o intere pagine, sull’importanza di vedere, di sentire, di vivere personalmente un’esperienza, perché ciò che conta è quello che ti rimane dentro l’anima, non l’idea di un qualcosa che giudichi senza sapere; errore che si commette troppo spesso e con molta leggerezza.

E allora in questo salone immenso, che non avevo mai visitato, mi ritrovo tra la solita quantità di invitati che non mancano mai quando Pasquale chiama.

La prima cosa che si fa notare in questa serata, è la presenza “in panchina” di Franco Bruno Vitolo; un infortunio, che tutti ci auguriamo sia di breve durata, gli toglie la conduzione della serata, anche se le sue parole non possono mancare e le affida a Pia Lanciotti, nipote di Pasquale, attrice famosa e quindi padronissima della scena.

È lei ad introdurre i saluti del sindaco Servalli, di don Beniamino, padrone di casa. Del primo mi colpisce una riflessione sui giovani di oggi, sulla velocità del loro vivere e di come tutto sembri “iniziare oggi”, come se un passato non ci fosse mai stato.

Don Beniamino invece fa sorridere, ma anche riflettere, sulla sua prima estrema unzione ad una nonna ultra ottantenne, sulle parole di conforto che aveva voluto pronunciare per i familiari presenti, riferendosi alle grandi “ricchezze” che aveva di certo lasciato. “A me non ha lasciato niente”, qualcuno rispose, pensando all’aspetto materiale, ma la soluzione dell’allora giovane prete, richiamò velocemente alla tanta “saggezza” che poteva aver accompagnato una donna così avanti negli anni: i valori che non si possono “rubare”, né perdere se hanno messo radici nel nostro cuore.

E anche lui, seguendo l’esempio del libro che ne cita parecchi, confessa il soprannome del padre “Mario ‘u mutandone” a causa dei suoi pantaloni estremamente larghi.

Questo sarà il tema portante della serata: i valori, il legame con la famiglia e la terra d’origine, gli esempi e la provocazione.

Su questa parola si sofferma in particolare Tania Pezza, insegnante di lettere, che da Pasquale ha ricevuto la passione per questa professione. Tra le varie belle parole che ci dedica, soprattutto con un fare di tale serenità che mi fa immaginare la fortuna dei suoi alunni nell’ascoltarla, mi colpisce appunto Provocazione, scomposta nella sua origine pro-vocare, quindi: chiamare qualcuno a dare una risposta. In questo senso la pubblicazione di Anima Post, diventa la consegna di un testimone e noi dovremo essere capaci di farne tesoro, per essere noi stessi, domani, “provocatori”.

I vari interventi sono intervallati dalle letture di Pia; è ovviamente completamente a suo agio in questo ruolo e noi ne gustiamo il risultato: la sua voce trasforma quei racconti in realtà, dando vita agli oggetti, come il maccaturo, o ai personaggi di cui legge la storia.

Abbiamo ascoltato altri interventi, da Francesco Romanelli, presidente dell’Associazione Giornalisti “Lucio Barone” che ha in comune con Pasquale l’amore per le proprie origini; l’editrice Gabriella Pastorino che è da sempre al fianco dello scrittore, fino ad arrivare all’Assessore alla Cultura Armando Lamberti.

Dopo una presentazione da parte di Pia che di certo l’avrà lusingato, viste le grandi sottolineature alla passione che mette in ciò che fa, ci regala come sempre delle parentesi sulle sue esperienze rispetto al libro e a ciò che ha vissuto insieme a noi.

Secondo Lamberti, il libro fa memoria, e riporta un parallelismo con la canzone di De Gregori “La storia siamo noi”, unita a citazioni, una di Sciascia “Un libro è una cosa: lo si può mettere su un tavolo e guardarlo soltanto, ma se lo apri e leggi diventa un mondo.», l’altra di Cicerone, paragonandola ad un figlio, «I libri sono l’alimento della giovinezza e la gioia della vecchiaia.»

Ritornando al suo impegno istituzionale, fa un doveroso ringraziamento a Franco Bruno Vitolo, il quale non solo si può permettere di presentare i grandi scrittori che abbiamo il piacere di ospitare a Cava, “le manifestazioni SPOT” come le definisce, ma ha soprattutto il merito di assistere la grande produzione degli scrittori locali, perché questo nutre il grande fermento della città metelliana.

Fondamentalmente ciò che va curato, ciò che si deve alimentare è la parte dell’uomo che guarda ai sogni; senza quell’aspetto, le nostre esistenze di certo perdono sapore.

Questo, molto in breve, il racconto della serata, condita dai ringraziamenti di un emozionantissimo Pasquale, soprattutto dopo la lettera da parte della sua numerosa famiglia, che lo segue ovunque con orgoglio.

Ci sono state anche altre due persone, il soprano Margherita Amato e la pianista Sara Germanotta: la loro presenza discreta ha condito perfettamente la serata. Era proprio quel tipo di musica, quella voce che potevano fare da cornice a quanto vissuto.

Io me ne vado con le mie riflessioni, con quel dubbio iniziale che è sparito, perché non si può giudicare l’appartenenza, ci si può solo arricchire di considerazioni.

Non decidiamo se sono “giuste” o “sbagliate”, fermiamoci a ciò che fanno nascere, quali meccanismi mettono in moto in ognuno di noi.

Quello è il seme, quella la radice da piantare, quello è lo spunto da cercare per generare nuove pagine di vita e di racconti.

Noi siamo e dobbiamo essere sempre protagonisti. Quando riceviamo la consegna del passato, dobbiamo essere in grado di saperne fare buon uso. Ciò da cui veniamo può essere occasione di conoscenza ma anche ingessatura che blocca verso il nostro futuro.

La nostra responsabilità, dopo aver ricevuto la “provocazione”, è avere i nostri occhi per “guardare” e il nostro cuore per “sentire”.

Grazie

3 thoughts on “Serata per “Anima Post” di Pasquale Di Domenico.

  1. Pasquale Di Domenico

    Eccezionale, analitico, profondo, pregnante di rinnovate emozioni, invitante per nuove provocazioni. Grazie di cuore con molta ammirazione. Pasquale.

  2. Teresa

    Ero assente giustificata e so di aver perso molto. Fa tanto bene riflettere sulle radici, guardare un attimo indietro. Oggi nasce da ieri, vuole dirci Pasquale nei suoi scritti, ed è bene ricordarlo. Sempre un piacere leggerti, Paola, chi ti conosce sa che sei in ogni cosa che fai, presente e attenta come pochi, e ne esci arricchita di spunti, che quando semini sono utili per attivare altre considerazioni, altri pensieri, in un circolo virtuoso di riflessioni. Bello pure il tuo sguardo in alto, all’Artista delle nuvole, create libere e capricciose, varie e in cammino, come l’umanità.

    1. Paola La Valle Post author

      Le parole hanno sempre un racconto dentro; sprecarle, banalizzarle, renderle vane non è ciò che cerco.
      All’inutilità del dire, sarebbe opportuno contrapporre il Silenzio.
      Sempre grata alla tua sensibilità. Grazie

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