Una vita a foglietti

Sipario d’inverno – Serata finale P.P. & Friends

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Sorprese su sorprese per l’ultima giornata della rassegna Sipario d’inverno.

Già era viva l’attesa perché tante cose c’erano da scoprire: i vincitori delle varie categorie e non meno importante la possibilità di vedere in anteprima “Un diavolo per capello”, opera prima di Luigi Sinacori che, avendo come protagonisti i ragazzi di P.P. Friends, non era in concorso.

E l’attesa non ha affatto deluso.

Luigi ha saputo mettere in scena una commedia simpatica, divertente, attuale, divisa in due atti che hanno visto i protagonisti vivere le proprie vicissitudini in ambienti e tempi diversi, ma con una continuità di avvenimenti molto valida e credibile. Il tutto mantenendo ritmi di scena importanti e soprattutto con la possibilità di vedere i suoi attori – amici, in tutt’altre vesti.

Carla Russo ha smesso di essere giudice per diventare Maria, moglie fedifraga di Mimmo che passa da un amante all’altro per dimenticare i dispiaceri di una mancata maternità.

Mariano Mastuccino, che si occupava di fotografie, era appunto il barbiere Mimmo, uomo tradito che tradisce a sua volta, che ci riporta le insicurezze di chi, anche essendo sposato, non sa affrontare le responsabilità che ne conseguono. E le sue umiliazioni non finiscono perché, a un certo punto, lo ritroviamo a calzoni calati sul palco, mentre è alla mercé di Gianluca Pisapia, che, dopo aver usato lo smoking di Emilio per sedurre, ha addirittura indossato una maschera da rapinatore, in un’aggressione violenta e credibile, che poco ci ha fatto ricordare del gentile presentatore della serata di poco prima.

Federico Santucci e Tiziana Memoli si sono ritrovati con addosso sacre tonache, quella di don Gino e di Suor Betta (anche il nome è una battuta derivante dal nome datole da genitori gelatai: Sorbetta!!!), che non sempre hanno saputo “rispettare”, ma che hanno interpretato con molta simpatia.

Luigi Sinacori si è trasformato prima nel monello Alfredo che, con la  sincerità che di solito condanniamo, svela le tresche di Maria e dei suoi amanti; e poi in Dino, impiegato annoiato, arrabbiato, incompreso; e tutti e due i personaggi, guarda caso, gli erano proprio cuciti addosso.

E alla fine il bravo presentatore Pietro Paolo Russo: si presenta al pubblico con una parrucca biondo platino, abitino di maglia attillato e ventaglio civettuolo, alias signorina Assunta. Ciliegina sulla torta. Davvero divertente e sorprendente la sua performance. Da ricordare. Il suo modo di definire “che uomo orribile” il cattivo ColonnelloGennaro Avagliano, era troppo carino!

E orribile costui sembra davvero perché con la sua aria “vagamente hitleriana” prima semina il panico nel negozio di Mimmo per aver visto la spia inglese Rosy (….), civettuola amante, “ma a pagamento”, di Mimmo che, non conoscendo le lingue straniere!, ha scambiato per una collaboratrice, e poi diventa il salvatore di tutti. Devo dire che si è calato perfettamente nel ruolo e lo sguardo che lo ha accompagnato durante lo spettacolo, gli si è così cucito addosso, da incutere quasi timore anche dopo lo spettacolo. A completare la lista degli attori, citiamo ClotildeAnna Cortone D’Amore, la contessa impiegata delle poste che a sua volta cerca con sfrontatezza e impazienza un partito adatto alla sua condizione di “single”, e l’odiato DirettoreMassimo Bottiglieriquello del Nord che arriva già con le critiche confezionate, sperando di combattere l’abitudine al pettegolezzo tipico dei nostri uffici.

La commedia come dicevamo è stata molto apprezzata; se Luigi Sinacori ha tra i suoi sogni quelli di scrivere commedie divertenti, il talento crediamo che ce l’abbia. E che abbia anche tanta voglia di coltivarlo, soprattutto se saprà far germogliare fiori sia dagli elogi (e stasera sono stati tanti) che da critiche ed imperfezioni (si sarà accorto anche lui che il finale era un po’ affrettato, rispetto al resto, e che un po’ di spessore in più nel contenuto non guasterebbe).

Il tempo ci dirà se siamo stati non bravi, ma credo, in questo caso, facili profeti.

Ma in questa serata c’erano dei premi da assegnare e sembra doveroso citare e ringraziare la giuria composta da Carla Russo, Guglielmo Lipari, Guglielmo Cirillo, Pina Ronca, Franco Bruno Vitolo.

È stato il loro giudizio ad assegnare il Premio come migliore compagnia al “Il Prisma” di Vietri, con Tre pecore viziose. La regista Antonella Raimondi riceve a giustissimo titolo il premio, acclamata dalle “sue ragazze” in sala, con questa motivazione:

Grazie sia ad una recitazione sempre all’altezza, con attori magnificamente affiatati e rispettosi dei tempi e dei toni comici, sia al ritmo brillante e senza cadute, sia alla caratterizzazione a tutto tondo dei singoli personaggi, segni evidenti della mano ferma di una regia che da una parte ha gestito i singoli momenti sapendo anche lasciare campo libero ai singoli interpreti per i momenti di estro personale, lo spettacolo è risultato  gradevole e coinvolgente e ben qualificato in tutte le sue componenti.

A seguire viene premiato come migliore attore Antonio Santoriello, il primo Felice Sosciammocca, quello de ” L’amico di papà” degli Amici di Pregiato. Quando arriva sul palco, si vede tutta la sua emozione e la gioia per un riconoscimento davvero meritato, spiegato così dalla giuria:

L’attore ha dipinto con efficace eccentricità la maschera comica di un personaggio fortemente caratterizzato come lo scarpettiano Felice Sciosciammocca, sfruttando al massimo le potenzialità di un fisico tagliato per il ruolo e di un’espressione facciale tale da “bucare la scena” e creando così una figura scenica divertente e non priva di risvolti umani.

Come miglior attrice, non è stata una sorpresa vedere premiata Caterina Ferrara della compagnia Teatro Allegro di Santa Lucia. L’interpretazione di Margherita, mi permetto di ripetermi, fu praticamente perfetta. Per lei i giurati si sono così espressi:

L’attrice, sfruttando la guida sapiente della regia e nello stesso tempo sapendo liberare i suoi estri personali, ha saputo ottimamente valorizzare le opportunità di un testo che  fondeva elementi di farsa, di satira e di umanità, con una recitazione ora fondata sulla vivacità della parola ora legata all’importanza dell’espressione visiva ed alla postura del corpo, che le ha permesso di creare un personaggio divertente e incisivamente caratterizzato dal punto di vista umano.

Alla compagnia Le facce toste, è andato il premio speciale della giuria (per l’originalità) perché avevano portato nella loro serata oltre alla recitazione, anche balli e canti e sono stati  apprezzati per questi motivi:

Sia attraverso il rispetto dei canoni classici della farsa scarpettiana  sia grazie al rapporto stretto

tra scena e platea ed all’inserimento originale di spunti legati al café chantant ed al repertorio musicale napoletano, lo spettacolo si è caratterizzato soprattutto per la capacità di intrattenimento del pubblico, risultando vivace e gradevole.

Ricordiamo poi i saluti anche da parte della padrona di casa Annamaria Garofalo, che anche in un momento così gioioso, ha lanciato un appello accorato affinché tutti si impegnino per non vedere chiusa la struttura del CUC, rischio che si sta correndo. Noi ci auguriamo che qualunque sia  il motivo, più o meno grave che incombe sul Club Universitario, possa essere risolto. Ci abbiamo preso gusto, la Rassegna ha anche promesso di ritornare e senza la giusta sede, dove avremo il piacere di ammirare tanto lavoro, tanta qualità e tanto divertimento?

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