Una vita a foglietti

Storie di tifosi

Ogni volta che scrivo di calcio, soprattutto di Napoli e Juve, penso che si abbia la netta sensazione che io sia una delle tante persone accecate dalla propria fede e che non abbia nessuna capacità critica. Ma in questi giorni, che seguono altri giorni altrettanto bui, credo davvero che si sia toccato un fondo che era già stato ampiamente raschiato e che, continuando così, porterà ad un punto di non ritorno.

Per questo racconto per intero il mio punto di vista, con l’aggiunta di alcune testimonianze che forse potranno meglio chiarire il concetto di sport che è depositato non solo nel nostro cuore, ma nella nostra mente.

In casa la coppia dei genitori è di fede azzurra, mio marito ed io napoletani convinti, ma, per un motivo non precisato e mai capito, i nostri figli sono rossoneri. Sarà che all’epoca del grande Milan di Sacchi, non si poteva negare l’ammirazione per quel gioco meraviglioso, per quella forza e per quei campioni contro cui ci siamo anche scontrati, vincendo e perdendo.

Con gli anni in casa si sono aggiunti gli amici dei figli che, ahimè, erano addirittura bianconeri. Ma questo non ha mai generato diverbi, solo discussioni, abbastanza pacifiche, perché si ragionava sull’evidenza dei fatti. Juve squadra forte in Italia, un po’ di sudditanza, un po’ di timore reverenziale perché tutti la definiscono sempre quella da battere e mai quella che deve temere qualcosa e via dicendo.

Questa situazione l’ho sottolineata perché è importante capire che quando si hanno punti di vista diversi, si è sempre obbligati ad allargare la mente. Pensate che io possa litigare con i miei figli per il pallone? Urliamo sicuramente in momenti diversi, abbiamo il muso lungo a turno, ma non ci offendiamo di certo. Gli azzurri ascoltano i rossoneri e viceversa, e quando ci sono i bianconeri, parliamo anche con loro. Da persone civili, rispettose, che davvero credono che lo sport insegni valori di vita. (Noi amiamo praticamente tutti i tipi di sport, citando NBA e tennis che credo incarnino davvero la regola del “vinca il migliore” ndr)

E arriviamo a Inter Juve. Capita un ennesimo errore e cosa mi raccontano i giovani amici juventini?

“Non è possibile che Pjanic non sia stato espulso, ma non si può fare una cosa del genere!” La frase è più o meno questa, mi scuseranno Carlo e Fabio se non ho riportato la citazione precisa, ma il senso è questo perché Fabio me l’ha ripetuta domenica personalmente, mentre mi mostrava quasi un senso di vergogna per qualcosa che forse non gli spettava completamente.

Di sicuro è quello che hanno detto milioni di italiani, ma non so quanti juventini hanno avuto la forza di ammettere che qualcosa davvero non va nelle loro stupende vittorie!

Ieri sera, in una trasmissione che è diventata un mercato di periferia per le urla che si sovrapponevano, Cruciani, forse urlatore di professione, continuava a dire che non ci si può permettere di dire che quelle decisioni hanno influenzato una partita, che dire che i giocatori del Napoli hanno avuto un contraccolpo psicologico è un’offesa ai professionisti, che si riportano sul web tante stronzate e lui se l’era segnate pure sul foglietto. Mentre l’ospite juventino diceva di aver goduto quando hanno segnato i due gol in rimonta, perché sono forti. E Valenti al suo fianco, cercava disperatamente di sottolineare che puoi diventare grande gli ultimi cinque minuti di una partita contro una squadra che ha giocato più della metà del tempo in dieci, compiendo uno sforzo enorme per riuscire addirittura a ribaltare il risultato, e che alla fine la lucidità e le gambe ti mancano.

Nel frattempo volavano parole come rispetto, come esempi, come valori che i giovani guardano e cercano in questo sport di massa. Rispetto, valori, esempi. Ma a quale squadra appartenevano quei giocatori che hanno mimato il gesto dei soldi all’arbitro a Madrid? Che colori difendeva quel mitico portiere che ha parlato di sentimento, di compensazione, di immondizia e che è stato osannato come paladino dei valori sportivo ed esempio di vita? Ditelo voi, perché se lo dico io ancora una volta dite che faccio la vittima e che li critico perché sono napoletana.

Si diceva che Orsato è stato richiamato su una decisione e che le regole lo prevedono. Ok. E l’arbitro di Cagliari Juventus, sul fallo di Bernardeschi eclatante, mastodontico, come mai non ha visto in diretta e si è rifiutato di rivedere la moviola? Come mai in Fiorentina Juventus, sul rigore solare per la viola hanno scavato un fallo precedente, interpretandolo come volevano, cancellando la decisione? Non ne cito più, ma ne potremmo trovare tanti altri, e voi cosa dite? Che noi facciamo le vittime? Quelli sono punti regalati. Quelli sono i punti che pesano sugli avversari che invece se li devono guadagnare tutti.

Sapete, noi sappiamo che errare è umano. L’uomo è imperfetto per definizione, ma come mai nella ruota che gira a voi capita sempre di essere dalla parte di chi prende?

È questo che è diventato insopportabile negli anni. Lo capite o no che se siete forti lo dovete dimostrare sul campo come fanno tutti?

Eppure io voglio chiudere con ottimismo questi pensieri. Io voglio sperare che ci siano tanti Fabio e tanti Carlo in futuro. Che ci siano tanti giovani che abbiano voglia di godersi una competizione e rimanere col fiato sospeso fino alla fine piuttosto che appiattirsi pensando che alla fine vinceranno comunque. Nessuno ha sottolineato “l’invito/minaccia” fatto dai “tifosi” juventini alla squadra dopo la sconfitta col Napoli, nessuno ha parlato dei cori contro i napoletani a Firenze, e meno male che Caressa, subito dopo Juve – Napoli, parlava già di squadra che si sarebbe scansata!

I giocatori che qualcuno dice di essere poco rispettati, hanno dei tifosi che hanno comprati in undicimila i biglietti per la prossima, forse inutile partita col Torino, per cui guardate i fatti e non le chiacchiere.

Cari giornalisti, fate un mestiere bellissimo, vivete storie in prima persona, siete privilegiati negli incontri, cosa volete di più? Perché non fate il vostro dovere? Perché fate finta di ricordare valori da mostrare e poi cambiate opinione quando si tratta di abbassare la testa di fronte al potere? Perché chi ha una voce che va controcorrente non viene ascoltato?

Sapete, mi viene in mente un’immagine: l’operaio e il ladro. L’operaio vive con poco, rinuncia a tante cose, ma quello che si permette è tutto frutto del suo lavoro. Il ladro ha sicuramente più soldi, vive con agi maggiori, spesso deride il sudore dell’operaio, ma quale soddisfazione potrà mai avere nel profondo della sua coscienza? Quale parola potrà mai rivolgere a qualcuno e aspettarsi rispetto e credibilità?

Pensateci. Ci lamentiamo tanto di un mondo che non va, in uno Stato che non sa trovare una guida politica, dove ogni cosa è vera e falsa allo stesso tempo. In una società civile, l’unica salvezza sono le regole, il rispetto e l’educazione.

Noi abbiamo trasformato gli stadi in zone franche; quello che dovrebbe essere luogo di svago, è diventato terreno fertile per scaricare odi, tensioni, violenze e non si trova il modo di fermare questa tendenza che ancora oggi ci fa parlare di morti e feriti.

Ognuno di noi, ogni persona che ama il calcio e lo sport in generale, dovrebbe lottare per difendere questi sani principi, ma non sembra che si sia trovata la strada giusta.

Non voglio salire sul pulpito, vi ho solo raccontato come da convivenze tra persone con idee diverse, che hanno alla base del loro ragionare rispetto e intelligenza, può solo nascere qualcosa di buono.

È un piccolo, piccolissimo esempio, ma può essere, si può fare. Smettetela di giustificare ciò che non ha giustificazioni e combattiamo tutti un mondo che desidera essere meraviglioso, ma che è troppo sporco per poter riflettere tutta la sua luce.

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