Una vita a foglietti

Un angelo caduto in volo

cieloQuesta è la versione completa di un articolo pubblicato su Cava notizie. Per questioni di spazio una parte era stata sacrificata, ma per affetto e per una promessa verso i miei pensieri, non li lascio scappare e li conservo qui, dove c’è il loro e il mio mondo.

Carissimi,

… inizia così la lettera di ringraziamento che Antonella Palumbo, mamma d Lilly Avagliano e presidentessa della F.I.SB., invia a tutti coloro che sono stati accanto a lei e alla famiglia nel momento del tragico dolore.

E’ una lettera carica di riconoscenza, di affetto per chi ha voluto testimoniare la sua presenza per colmare quel vuoto nato la sera del 6 marzo, quando Lilly decideva di lasciare tutti così, di stucco: un salto, un volo nel nulla e nulla più è stato uguale.

Una lettera che riflette tutto l’amore ricevuto ma proprio per questo, tra le righe nasconde un profondo dubbio: forse lo stesso che accompagna ogni persona che sia stata vicino alla giovane Lilly e che si chiede: perché non abbiamo capito?

Una persona cara che ci lascia in questo modo, apre profonde ferite. Un suicidio pone molte più domande di una morte naturale, perché fa maggiormente riflettere sulla vita: essa è un dono e un compito da realizzare o qualcosa da usare e gettare come e quando vogliamo? Siamo padroni o custodi di questo bene immenso che ci è stato donato?

L’uomo fa filosofia su questo tema da secoli, c’è chi esalta il ruolo di padrone dell’uomo sulla propria vita e chi ci ricorda che siamo semplici amministratori di un bene prezioso che ci è stato affidato. Ma è cosa ben diversa ragionare su  ciò che è giusto  o sbagliato, quando appunto sono solo parole, solo teorie che non toccano pezzi della tua vita, che non riguardano quella persona che tu hai visto nascere, che hai visto ridere e piangere, alla quale hai dato tutto quello che pensavi di avere. Quella persona che diventata donna, nel momento in cui la sua vita doveva definitivamente sbocciare, donare ancora amore, ha deciso di interrompere il viaggio. E’ scesa bruscamente, così, con la macchina in corsa, senza dare a nessuno il tempo di trattenerla.

Sembra proprio questo il dubbio: quello che non è stato colto, quell’attimo che precede la decisione estrema. Il chiedersi: dov’ero? Perché una mamma sempre, quando un figlio ha bisogno, vuole essere presente per sorreggerlo, per consolarlo. Non essere stata chiamata, non aver sentito forse la silenziosa richiesta d’aiuto, lascia qualcosa di sgradevole nelle pieghe dell’anima. Un discorso interrotto a metà, una bandiera rimasta impigliata tra i rami di un albero, qualcosa che doveva ancora essere ma che non sarà. Non è mai naturale accompagnare un figlio nel suo ultimo viaggio, ancor di più se il biglietto se l’è comprato in anticipo.

E allora cosa ci resta?

Il suo sorriso. In tanti siamo andati a riguardare le foto del suo profilo e rivelano una ragazza splendida, giovane sposa, amicizie che mostrano tanto affetto.

Tante parole: quelle scritte sulla sua pagina Facebook, in cui ognuno lascia un pensiero, un ricordo, un commento. E ce ne sono tanti, spiccioli o profondi, di tutti i tipi. Il riferimento alla sua bellezza è continuo, palese. Ma può l’aspetto esteriore dominare la nostra vita? E se fosse, sarebbe sempre solo in positivo?

Tante domande: tanti ricordi, tante immagini. Ma restano silenziose, anche se riecheggiano ancora in questa città che, mentre ricorda un’altra cara persona che ci ha lasciati quasi un anno fa (Raffaele), pronuncia ancora il suo nome, a testimonianza di un dolore giovane, ma che sarà di lunga vita.

Immagini: su un passato che forse, anche vissuto, nascondeva qualcosa di irrisolto. Non sta a noi dire cosa, non lo sappiamo. Quando si arriva ad un gesto così estremo, mai nessuno potrà raccontarci cosa passa nel cuore e nella mente di chi decide di compierlo. Come lui stesso non saprà mai cosa lascia nei cuori e nella mente di chi resta a guardare il vuoto della sua partenza, di un addio drastico ma lungo, perché in realtà non se lo sono detti mai.

Ma chi siamo noi per giudicare? Lasciamo che ognuno si interroghi sul proprio dolore, sul poco o tanto che è stato fatto per capire un cuore incompreso.

E tornano le parole di Antonella: Vorrei – anzi Voglio - che quanto accaduto a me, non si ripeta per altri; Vorrei – anzi Voglio - che chi ha contatto con i giovani, li ascolti, li guardi, li segua;  Vorrei – anzi Voglio - che aumentino e si rafforzino i meccanismi di ascolto.

E’ un desiderio forte, sentito, che speriamo non si esaurisca in fretta e vada ben oltre i confini di Cava. Auguriamoci che un gesto così doloroso, non chiuda i nostri cuori, anzi: che li apra. Per poter guardare non solo con la fretta di una foto un sorriso che svanisce in un attimo, ma con il desiderio di riaccendere occhi che forse si stanno spegnendo.

2 commenti su “Un angelo caduto in volo

  1. antonella palumbo

    buon giorno signora Paola,
    solo da qualche giorno ho scoperto, casualmente, questi suoi bellissimi articoli. non sono complimenti dovuti al fatto di aver citato e raccontato di mia figlia lilly, ma dovuti alla sensibilità ed alla profondità con cui lei ha trattato l’argomento, sembra quasi lei l’abbia conosciuta e scrutata più da vicino. è riuscita a “spiegare e raccontare” il suo gesto come io stessa non saprei fare.
    spero di avere l’onore di poterla conoscere, un abbraccio da parte di tutta la famiglia.
    antonella

    1. Paola La Valle Autore

      Grazie, anche se queste parole, avrei preferito non scriverle. Ma la vita, come vediamo tutti i giorni, riserva sorprese. Sempre. In ogni campo.
      Sarà un piacere per me, conoscervi tutti. A presto

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