Una vita a foglietti

Un biglietto d’auguri

confetti battesimo

Dovevo scrivere un biglietto…

Un normale biglietto di auguri, quello che tutte le persone normali allegano ad un regalo. Ma non l’ho messo. E non l’avevo neanche scritto.

Perché ci si chiederà, e anche io me lo sono chiesta. Perché non scrivere due parole ad un bimbo nel giorno del suo battesimo?

Forse perché due non sarebbero bastate.

Cinque mesi quasi dalla tua nascita, meno di uno da quando ho saputo che sarei stata io a dover aver cura del tuo cammino di fede. E da allora pensieri ed emozioni che si sono ripetute, perché è un impegno che conosco anche se questa volta ci sono state iniziative diverse. Forse proprio quell’incontro di sabato, quel tuo presentarti in un ambiente nuovo ma che ti ha dato da subito pace e tranquillità, mi ha colpita in maniera così forte.

Per questo le parole sono sembrate poche per un biglietto. Avrei dovuto spiegare tutto il senso di responsabilità che mi sentivo addosso e allo stesso tempo la gioia di doverlo fare. Raccontare l’imbarazzo di dover essere in prima fila e non saperci stare. Confessare insomma tante delle contraddizioni che mi attraversano la mente.

Poi la domenica arriva troppo in fretta, ancora tante le cose da fare. Arrivare puntuali, guardarti mentre ti prepari tra abbracci, sorrisi e meraviglia nel vederti qui tra noi. Esserino nuovo, assolutamente nuovo di zecca dentro tante braccia che hanno già vissuto tante storie. Storie dentro le quali dovrai entrare e dove dovrai scrivere anche i tuoi pensieri.

Bellissima la cerimonia in chiesa, il saluto di don Antonio per questa famiglia “La Valle” che accoglie un nuovo membro, così come la comunità di San Vito. C’è stato in quel momento un pensiero, una luce che si è accesa dentro il pozzo. Qualcuno mancava a quest’accoglienza. Non chi poteva e come sempre non c’è più. No, mancava chi non ha avuto più non solo l’occasione, ma neanche il tempo per esserci. Mancava come presenza, come mi sono sentita assente io nei momenti in cui lui partiva e io non gli ho ricordato quale sarà il nostro percorso finale. Il ruolo di oggi sottolinea ancora di più quanto mi manchino quei momenti, quell’opportunità di accompagnare, di esserci.

Eccole le mie contraddizioni: essere estremamente felice e profondamente distrutta.

Non conosco la soluzione, cerco solo la convivenza con questi sentimenti così lontani ma che appartengono allo stesso cuore. Anche perché la vita scorre, i momenti si rincorrono ed è obbligatorio andare avanti.

L’impegno ufficiale davanti all’altare, gli auguri e il tuo pianto, forse già stanco per questa giornata particolare, che non è ancora finita.

Il tempo ci ha privati della possibilità di stare all’aperto, ma ci siamo organizzati lo stesso.

In pochi, ma chi c’era aveva piacere di esserci. E poi la piccola Greta. La conoscete un po’ anche voi. Lei è la bambina del sorriso. Un metro o poco più di una donnina che affronta il mondo a viso aperto. Tantissime le foto che la vedono protagonista e non poteva essere diversamente. Dopo il cuginetto la prima donna è lei. E in ogni scatto le si ruba un sorriso, un gesto, il vento nei capelli ma in tutti ha quella meravigliosa luce negli occhi che si chiama gioia. Il suo volto è un inno alla vita. È il racconto vivente di quella che dovrebbe essere l’infanzia per ogni bambino. Curiosità e gioia. Ottimismo e amore. Vedo questo in lei e spero, ma ne sono convinta, che saranno gli stessi sentimenti che lo stesso Claudio troverà per se.

Quando si parte dall’amore non si può arrivare in nessun posto diverso che non sia la felicità.

Eccolo il mio biglietto dunque. Come sempre esagerato, con l’ambizione di essere per forza “foglietto”, ma che sapeva di dover contenere non solo un augurio, ma piuttosto un ricordo. Un altro di quelli che saranno “per sempre”.

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